sull'autobus c'era una comitiva di gitanti devoti che litigavano per avere ragione sulla data di morte di padre pio. a un certo punto si è introdotta nel dibattito una signora, fanatica pure lei, che però non c'entrava niente con loro. questa qui ha tirato fuori una data del 2005 e quelli in un coro indignato l'hanno freddata dicendole che si sbagliava con l'anno in cui è morto il papa. allora la signora tutta mortificata ha detto è vero scusate e loro alla fine si sono messi d'accordo: padre pio è morto il 23 settembre del 1968, se interessa. (però non ho controllato su google che non c'ho voglia). l'autobus era pieno, io ingombravo il passaggio tanto ero carica di buste della spesa e borse. la gente chiedeva permesso permesso tutta inviperita e io non sapevo dove mettermi per non essere d'intralcio. alla fine ho trovato una posizione in cui, non senza sforzo, mi reggevo, reggevo le buste e le borse e non stavo troppo in mezzo alle balle. però poi è arrivato un sms e allora la cosa si è fatta più complicata perchè reggevo le buste e le borse, leggevo il messaggio e sorridevo col cuore che mi colava dentro, liquido, caldo. avrei voluto pure rispondere. subito. raccontare di padre pio che è morto il 23 settembre 1968. raccontare che oggi sono andata a sedermi al sole in quel posto che mi piace tanto, che mi ero portata libri da leggere e invece ho solo ascoltato musica, letto fumetti, guardato la gente che passava e ogni tanto chiuso gli occhi. avrei voluto raccontare pure che, avendo dimenticato la tessera elettorale a casa, ho dovuto percorrere roma in lungo e largo per recuperarla, andare a votare e tornare a casa un'altra volta. tutto ciò per quella bella faccia di rutelli. e infatti stavo quasi desistendo, ma poi mi sono detta solo una parola e questa parola era -alemanno-. così, ho fatto la spola da una parte all'altra di roma per andare a mettere la mia croce. nel messaggio volevo pure scrivere che i gelsomini stanno per fiorire, che l'aria profuma di buono e che roma non finirà mai di stupirmi, con le sue miserie e le sue meraviglie. che diventa sempre più difficile, ma l'insieme di queste due cose è il legame ruffiano che sentiamo con questa madre ingombrante di città. insomma, l'aria profuma per davvero e io non posso farci niente se è banale dirlo. però se ho i pensieri che si interrompono a metà e non arrivo a nessuna conclusione, cosa importa di tutte queste amenità da raccontare? cosa importa se tutto gira intorno a un sì o no o a poco altro? una metafora come si fa? mi viene una poesia o la verità, dice quella canzone un pò scema. però è proprio così e a me pare che quello che c'è da dire sia una cosa piccola, che più le cose si fanno complicate più diventa piccola. ostinata. diretta. a quel punto la gente chiedeva di nuovo permesso permesso e spingeva così non ho scritto nessun sms, però quando sono arrivata a casa, svuotando la busta della spesa sul tavolo della cucina, ho trovato l'insalata tutta acciaccata e le zucchine piene di lividi.

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