meglio niente che meglio che niente

Roba di misia lunedì, 31 marzo 2008 ore 17:35 | link | commenti |

le conseguenze dell'ammmore

le conseguenze dell'ammmore sono per esempio che ogni volta che mi pettino io penso proprio all'ammmore perchè il parrucchiere mio che prima era single e un pò triste e adesso invece è innamorato e felice mentre mi tagliava i capelli circa due settimane fa mi raccontava proprio della storia d'ammmore sua con tanto di particolari erotici e intanto che parlava sforbiciava parlava e sforbiciava io l'ascoltavo gli facevo le domande e gli dicevo la mia e la conseguenza di tutto ciò è che adesso la gente mi dice che le volte precedenti me l'aveva tagliati decisamente meglio i capelli la gente mi chiede pure se per caso mi sono accorta che ho una ciocca di capelli più lunga sulla nuca insomma a me ogni volta che mi pettino mi viene su un pò di nervoso ma poi mi ricordo dell'ammmore e allora dico vabbè.

Roba di misia lunedì, 31 marzo 2008 ore 09:55 | link | commenti (6) |

ma non è che per caso ce l'avrebbero già fatto a peperini colla storia di nicolas sarkozzosechiama, quello col cognome buono per brevettare una nuova specie di virus, e carla soriso de plastica brugni? abbasta.

Roba di misia venerdì, 28 marzo 2008 ore 13:04 | link | commenti (1) |

passa il suono concentrico e decrescente di una sirena mentre il cielo lentamente si fonde col sole e stinge in un celeste tiepido_l'unica cosa che chiedi è un silenzio forte abbastanza da coprire le suonerie dei cellulari e le telefonate della gente intorno_oppure un vuoto leggero da scaldare e rendere familiare con la musica e con la mia voce che mormora ammissioni_in questo spazio mi muovo bene ed evito di toccarti e pensare quello che fingi di aver dimenticato_se ben ricordo non ho chiesto di essere l'incarnazione della tua coscienza_quello è un vestito che mi va stretto e corto_mi preferisco di gran lunga nuda_non per provocazione ma per onestà_nuda e senza punteggiatura a dare sfumature alle frasi_finchè riesco a farti sorridere in quel modo qualcosa è salvo_tu in cambio aprimi le spalle_liberami il fianco_piegami le labbra nell'angolo che sai_ potevi portarmi a letto prendendomi per mano_o rimboccarmi le coperte con rabbia come fossi un senso di colpa che non vuole addormentarsi quando glielo ordini_seppellisco l'alfabeto del sarcasmo nel fondo delle tazzine_oppure lo mastico lettera per lettera  assieme ai canditi_in tua assenza ho disegnato solo quello che vedevo restando seduta_la cucina a gas_una pentola col coperchio sbagliato_una bottiglia di vino a metà_il noce lì fuori incastrato in una finestra_gli sbuffi trasparenti di una tenda_un rubinetto sulla geometria ottica delle maioliche_tutto è in attesa delle tue mani_ma non c'è da distillare nostalgia in queste ore nuove che non si somigliano mai_in fondo l'unica cosa che rimane da aspettare è ciò che per sua natura non può essere aspettato_una sorpresa_che venga a smentire_a smontare le verità che distraggono dai desideri_avanti il prossimo

Roba di misia venerdì, 28 marzo 2008 ore 11:38 | link | commenti |

qui

Roba di misia giovedì, 27 marzo 2008 ore 16:35 | link | commenti |

right as rain

questo cielo mi sta addosso, il suo peso precisamente si concentra nella zona occipitale. questo cielo si è dimenticato l'azzurro e io pure non ricordo più cos'è che volevo dirti. tu mi informi che il mar nero non è mica nero veramente, io mi arrendo alle metafore e parlo del tempo come a raccontarti il mio umore o indagare sul tuo. ha addirittura nevicato rispondi. ho provato a sciogliere nel caffè i nodi dei muscoli e dei pensieri, ma oggi è un giorno di quelli da attraversare sperando di passare inosservata. e allora sarà stato per via di un latente masochismo che invece stamattina dall'armadio ho prelevato meccanicamente la maledetta gonna a fiori, ossia quanto di più lontano dai colori del tempo. questa ormai è ufficialmente nominata la gonna sbagliata visto che la metto sempre a sproposito, in contrasto col clima e/o l'umore. per giunta alla fermata dell'autobus, oltre a me così conciata, c'erano due vecchiette, una col cappotto rosso, ma rosso rosso e l'altra con una gonna a scacchi bianchi e neri e le scarpe dorate. così invece di mimetizzarci in questa scala di grigi tra cielo e asfalto, stavamo lì, come un pugno nell'occhio di questo giovedì. a volte vorrei sapermi arrendere all'evidenza.  

Roba di misia giovedì, 27 marzo 2008 ore 16:14 | link | commenti (2) |

if you were, if I was

Roba di misia giovedì, 27 marzo 2008 ore 10:26 | link | commenti |

Roba di misia mercoledì, 26 marzo 2008 ore 15:58 | link | commenti |

first take

tutto è cominciato parlando di politica. non di politici, partiti o elezioni imminenti, ma proprio di politica che è cosa assai diversa. poi abbiamo iniziato a divagare, facendo giri sempre più ampi, allontanandoci dalla realtà e dal presente, finchè lei a un certo punto ha detto: ecco, a me per esempio piacerebbe assistere al comizio tenuto da luciano lama davanti agli studenti che occupavano la sapienza. stare lì, guardare, ascoltare, respirare. fico, dico io. così, da lì in poi, ci siamo concesse il lusso di viaggiare nel tempo. con la fantasia e le parole abbiamo raggiunto anni e luoghi lontani, concerti storici, manifestazioni, sedute parlamentari, set cinematografici, strade, piazze eccetera eccetera. si potrebbe andare a sentire la callas oppure al concerto di bob marley allo stadio san siro e così via. poi abbiamo pensato che ogni volta sarebbe stato necessario adeguare gli abiti alla moda dei tempi. lei, prediligendo gli anni '70 come destinazione, ha suggerito, per passare inosservate, di indossare una tenuta standard e anonima composta da jeans e t-shirt. non passano mai di moda e così siamo sicure di non dare nell'occhio. io ho risposto ok. però, di nascosto, con l'immaginazione, ho messo su un vestito nero bello da paura, fatto così e così, in punta di piedi sono entrata nella sala in cui stavano registrando kind of blue e mi sono seduta lì, col fiato sospeso.

Roba di misia martedì, 25 marzo 2008 ore 23:41 | link | commenti (2) |

olio alle mandorle dolci, birra, sigaretta, ascolto questa signorina qui che non è proprio niente male. la cena è in forno, la lavatrice fa il suo dovere alternando quiete a improvvisi e frenetici sciacqui e risciacqui. intanto fuori ha smesso di piovere. a casa dopo tre giorni. tre giorni di legna nel camino. tre giorni a guardare attraverso i vetri della finestra la pioggia e il vento accanirsi contro gli alberi, spettinare l'erba e abbattere un totem di gelsomino rampicante che ancora mi piange il cuore a pensarci. tre giorni a mettere il naso fuori casa non appena smetteva di piovere e a pronunciare la parola primavera con scherno, come un rimprovero alla propria ingenuità superstite. mattine e pomeriggi da far passare, dimenticando alcune cose e ricordandone altre. complice la pioggia, la mia occupazione principale è stata leggere e mangiare. mi pare di aver fatto le due cose con la stessa vivace e sana voracità. così, tra l'altro, ho terminato la trilogia di new york di paul auster che inizialmente ritenevo una lettura poco adatta al periodo. invece da quelle pagine ne esco con uno stato d'animo a metà tra l'incuriosito e l'incantato. tre racconti fluidi e d'atmosfera, legati da un filo invisibile e ambiguo. una sottospecie di piacevole noia mi ha permesso anche di addormentarmi durante il pomeriggio senza sentirmi in colpa per le cose migliori con le quali avrei potuto impiegare il tempo. perfino nelle temporanee tregue concesse dal cielo sarebbe stato da pazzi uscire in bici con quelle nuvole apocalittiche sulla testa. così, cose migliori di mangiare, leggere e dormire non ne ho trovate da fare. comunque, tempo massimo di resistenza a quel luogo e ad una vita del genere: tre giorni. a restarci un minuto in più avrei dato di matto. beeeeeeeeeeeeep.

Roba di misia lunedì, 24 marzo 2008 ore 22:44 | link | commenti (2) |

guarda adesso io ti scrivo tutta una cosa tempestata di parole bellissime tipo isomorfismo, distopìa e tonnarelli cacio e pepe. il tutto innaffiato da una citazione di thoureau a caso e un ottimo vino rosso. per concludere torta pere e cioccolato, pranayama, caffè e ammazzacaffè l'iperuranio? in fondo a destra. e poi chiedi il conto sennò continuo ad oltranza.

Roba di misia venerdì, 21 marzo 2008 ore 16:42 | link | commenti (7) |

mentre un piccione passeggia sul cornicione

prima o poi devo provare a buttare giù una lettera a quello scrittore. poi, chissà, magari gliela spedisco pure. per ora l'ho costruita solo nella mia testa. vorrei raccontargli del giorno in cui ho comprato il suo libro: mi aspettava un viaggio in treno abbastanza lungo, nel portafogli avevo solo 5 euro e nella libreria della stazione termini la sua raccolta di racconti costava 4 euro e 95. giuro, è andata proprio così. avessi avuto 20 euro da spendere ora non sarei qui a pensare alla lettera, ai racconti che ho letto e a tutto quello che ne è derivato. quel libro lì, stando a quanto mi dice un amico, pare essere introvabile, anche provando a ordinarne l'acquisto via internet. questo impedimento potrebbe essere sufficiente a discolparmi agli occhi dello scrittore, dall'onta di aver fotocopiato e scannerizzato un racconto in particolare allo scopo di diffonderlo ad alcune persone che ho ritenuto potessero trovarci dentro qualcosa. è un racconto di un viaggio in treno, o meglio, dei pensieri che accompagnano un viaggio in treno. è una storia che non finisce: non c'è la stazione di arrivo, non ci sono passi lungo il binario, nessuno ad aspettare o quantomeno un indirizzo da raggiungere. non c'è l'epilogo della vicenda narrata o compimento dell'azione che ha spinto il protagonista a intraprendere il viaggio. ma poi, dico io, la mancanza di fine non è l'unica fine possibile di tutte le cose? dipende da quello che intendi con la parola fine, mi risponde il mio alterego cacacazzi. già. è vero pure che in ambito letterario o cinematografico, questi finali aperti (o appesi) possono risultare piuttosto irritanti o gratuiti. a volte però li trovo infinitamente più realistici di una conclusione, lieta o meno che sia, costruita a tavolino. che poi uno ci prova pure nella vita a costruirsi i finali a tavolino, questo però è un altro discorso e per ora lo lasciamo perdere visto che non ho ben capito dove vuole andare a parare. insomma a me leggere quel racconto lì in quel momento, m'ha fatto bene e allo scrittore vorrei riuscire a spiegare come e perchè. la seconda cosa che vorrei raccontare nella lettera è che dopo quei racconti, ho letto anche un altro libro dello scrittore, bello pure quello. questo secondo libro però non l'ho comprato, ma preso in prestito in biblioteca. dunque: io non sono una feticista del libro, o almeno non lo sono nel senso che bramo diventarne la legittima e unica proprietaria. riconosco nel libro come oggetto in sè qualcosa di grandemente libidinoso, ma a procurarmi emozione non è l'acquisto o il collezionismo di libri (tranne forse per quelli usati o legati a qualche ricordo particolare). naturalmente essere circondata da libri mi piace, mi dà un senso di sicurezza, ma fondamentalmente per me la lussuria del libro si concentra nel momento preciso in cui lo si tocca per aprirlo, leggerlo, voltarne le pagine. stop. mi piacciono i libri della biblioteca. l'idea che siano passati attraverso altre vite, per tante mani, case, borse. volumi di poesie che si aprono lì dove sono stati letti di più, sottolineature, piccoli appunti ecc. ecc. mi fa sentire in compagnia leggere pagine già vissute da qualcun altro prima di me e mi piace l'idea di quell'oggetto che materialmente è mio solo per un tempo determinato, ma che una volta letto sarà davvero mio, per sempre. insomma qualcun altro, proprio con il libro di quello scrittore, aveva fatto qualcosa di molto tenero secondo me. per un errore di stampa, credo, mancava la numerazione delle pagine dispari e quel qualcuno si è messo lì a scrivere i numeri a matita. 1 3 5 7 9 e così via, fino all'ultima pagina. a me questa è sembrata una cosa che a uno scrittore farebbe piacere sapere. ma sai che gliene importa a quello dice l'alterego cacacazzi.

Roba di misia venerdì, 21 marzo 2008 ore 11:45 | link | commenti (4) |

via rivoluzione d'ottobre

Roba di misia giovedì, 20 marzo 2008 ore 15:03 | link | commenti |

in city and in forest they smile like me and you

Roba di misia giovedì, 20 marzo 2008 ore 13:38 | link | commenti |

on a day which is every day

Roba di misia mercoledì, 19 marzo 2008 ore 09:40 | link | commenti |

per tornare a sè a volte si indossano gesti minimi, circoscritti. si ripassano a memoria quelli che ci accompagnano alla fine del giorno, o quelli che segnano e seguono il risveglio successivo. per chiamarsi a raccolta il pensiero diventa le mani, le cose e la combinazione tra loro. io sono la piccola azione che riempie d'acqua e caffè la macchinetta. sono lo zucchero e il tintinnio del cucchiaino che gira nella tazza. io sono le calze, le scarpe, il mascara. e devo cercarmi, come la parola della frase della riga della pagina del libro che tengo tra le mani. l'ultima di ieri, la prima di oggi. da ritrovare, solo per andare avanti abbandonandola lì dov'è. c'è un sottofondo di vita, costante e tenace, ma non riesco a distinguere l'eco di una direzione, a riprendere in mano il filo di un discorso di senso compiuto. 

Roba di misia martedì, 18 marzo 2008 ore 11:08 | link | commenti (1) |

se mi starnutisce un'altra volta addosso giuro che

Roba di misia lunedì, 17 marzo 2008 ore 16:03 | link | commenti (1) |

keep it simple

eccolo là. là fuori. il cielo di quel colore che non fa domande e per questo merita di essere preso per quello che è: un colore di sfondo e sottofondo al quale, se possibile, abbinare un umore consono. al banco salumeria del supermercato sotto casa c'è un commesso che credo nutra grande simpatia per me. ha un'espressione placida, una faccia buona, un pò antica. a me sembra uscito dalle pagine del libro cuore, forse anche per via delle guance rosse e quel berretto che porta in testa. invece io quando entro lì per fare la spesa ho i minuti contati e mi aggiro per i reparti come un'invasata. al suo cospetto, mi fermo per ordinare etti di affettato o quarti di formaggio, lui sorride in quel modo e io ricambio a modo mio, mentre penso quella cosa del libro cuore. così simpaticamente ci si sorride tra rotoli di coppa, scampoli di mortadella e prosciutti di montagna. la mia amica p. a milano ha un vero e proprio feeling con un salumiere. il nostro comune amico a., per canzonarci, ha mandato ad entrambe il link al quale poter vedere l'estratto di un film di fantozzi, quello in cui c'è la pina che ha preso una sbandata per abatantuono, alias cecco il panettiere. (so' tiappolico nell'amplesso eccetera eccetera). grasse risate. anche se io preferisco la scena successiva, quella in cui fantozzi, una volta scoperto tutto decide di affrontare cecco ("lei mi deve rendere conto". "dei conti se ne occupa mi' zio Antunello) . l'oroscopo di questa settimana mi consiglia di fare qualcosa che da qualche giorno io stessa mi consiglio di fare. e no che non credo agli oroscopi, tranne quando dicono quello che voglio sentirmi dire.

Roba di misia venerdì, 14 marzo 2008 ore 10:43 | link | commenti (1) |

ecco

Roba di misia giovedì, 13 marzo 2008 ore 09:57 | link | commenti |

traumi infantili (e due)

e insomma c'avrò avuto 7 o 8 anni quando mi' padre me comprò 'na palla gialla, ma mica un giallo qualunque, no. un giallo proprio troppo bello, fosforescente che solo a guardallo te veniva l'allegria e la voglia de gioca' proprio a palla. fatto sta che io ce stavo tarmente in fissa co' quella palla che quasi nun ce giocavo pe' nun sporcalla, me la portavo sempre dietro nun la lasciavo mai. mai, tranne quella volta che infatti la palla l'ha trovata mi' fratello che a quei tempi c'aveva 19 anni e come se non abbastasse era pure punk. mi' fratello, per carità, era tanto bravo e a me me voleva un bene dell'anima però siccome era punk voleva pure sfascia' tutto er mondo a comincia' dalle cose che c'avevamo noi dentro casa. infatti quanno che ha trovato la palla mia, ha preso er pennarello nero, quello colla punta grossa e c'ha scritto sopra tutte parole strane e c'ha disegnato pure 'na faccia, ma 'na faccia brutta, manco 'na faccia allegra che sorideva, no. poi succede che io torno e trovo la palla arovinata in siffatta maniera e comincio a piagne che mi' padre se mette paura. dice che è successo? e io strillo 'a palla 'a palla mia. allora pe' falla breve mi padre me fa nun te preoccupa' che aggiusto tutto io e prende l'alcol e er cotone e comincia a cerca' de cancella' er pennarello, ma gnente quello nun se n'annava mica. al che che attacco a piagne più de prima. mi padre me fa' sta bona mo' provamo coll'acetone vedrai che va via. e provamo coll'acetone. e provamo colla triellina e provamo co' quello che te pare ma gnente, er pennarello nun se cancellava. in compenso però la palla s'era ammosciata tutta, s'era tipo squagliata. allora io comincio a piagne e a strilla' mo' oltre che zozza pure moscia la palla mia? e mi' padre me dice tranquilla, mo' annamo da giulio e ce pensa lui. giulio era er benzinaro che stava davanti a casa nostra. giulio era un sacco vecchio, però c'aveva la tuta tutta attillata da meccanico e er ciuffo alla elvis e allora io pensavo che lui era fonzie da vecchio. e mo' te pare che fonzie nun riesce a aggiustà 'na palla? allora mi' padre glie dice a giulio senti m'pò nun è che poi da' na gonfiatina a sta palla che s'è un pò ammosciata? e giulio capisce 'a situazione e dice nun te preoccupà che ce penso io e infatti piglia quel coso che serve pe' mette l'aria nelle rote delle machine e ce lo infila nell'ombellicolo della palla mia. la palla se gonfiava se gonfiava e io ricominciavo a ride e mi' padre fa vabbè adesso abbasta e giulio invece dice no no n'antro po' d'aria nun glie fa male. insomma alla fine bum la palla è schioppata e io ho ricominciato a piagne manco m'avessero ammazzato er cane. più che altro nun sapevo se pigliammela co' mi' fratello, co' mi padre o co' fonzie de noantri.

Roba di misia mercoledì, 12 marzo 2008 ore 13:17 | link | commenti (2) |


vengo anch'io

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