questo
è uno di quei giorni
proprio uno di quei giorni un pò così
in cui ci stanno bene
quelle canzoni lì
che fanno
la la la
alla radio trasmettono i roxy music, ma questa non è serata da party in piscina con abito bianco di lino e garofano all'occhiello, quindi caro brian scusa tanto, ma io cambierei stazione. un mercoledì di nuvole innocue, ma insidiose, statiche. i temporali quando sono promesse non mantenute caricano inutilmente di tensione l'aria. i pensieri instupiditi da un lavoro tutto fatto di numeri. un lavoro che dopo aver toccato innumerevoli scrivanie, di mano in mano, ha terminato il suo viaggio sulla mia. la testa vuota pensa per parole scollegate e verbi all'infinito. arrivare. scale. doccia calda. mangiare. bere. film. dormire. sul tavolo della cucina c'è un messaggio nel quale, in una calligrafia che trasmette fretta e nervosismo, mi si informa che è stato necessario chiudere l'acqua perchè il rubinetto della cucina -s'è rotto e scorre-. il messaggio si chiude così -lo sai aggiustare?-. io me lo chiedo a mia volta -lo sai aggiustare?- e mi rispondo -no-.
suonano alla porta, apro, c'è brian ferry nel suo completo inamidato di un bianco abbacinante, in una mano una misteriosa valigia nera. non dice niente, percorre il corridoio, entra in cucina, posa la valigia sul tavolo, si sfila la giacca, la sistema sulla spalliera di una sedia, arrotola le maniche della camicia, apre la valigia, ne estrae un pappagallo e, dopo avermi lanciato un ultimo eloquente sguardo da triglia, ci da giù col rubinetto.

però so' sctanca
When your mind is a mess so is mine I can't sleep
cause it hurts when I think my thoughts aren't at peace
With the plans that we make the chances we take
They're not yours they're not mine
There's waves that can break
All the words that we said and the words that we mean
words can fall short, can't see the unseen
cause the world is awake for somebody's sake
Now please close your eyes
Woman, please get some sleep
and know that if I knew all of the answers
I would not hold them from you
Know all of the things that I know
we told each other there is no other way
Too much silence can be misleading
You're drifting I can hear it in the way that you're breathing
We don't really need to find reason
cause out the same door that it came well it's leaving
It's leaving
Leaving like a day that's done and part of a season
Resolve is just a concept that's as dead as the leaves
But at least we could sleep, it's all that we need
When we wake we would find, our minds would be free
To go to sleep
and know that if I knew all of the answers
I would not hold them from you
Know all of things that I know
cause we told each other there is no other way
c'è che mi sento particolarmente inconcludente. pericolosamente inconcludente. c'è che poi non lo so se è una sensazione la mia oppure lo sono davvero, particolarmente pericolosamente (cazzu cazzu iu iu) inconcludente. il fatto di non riuscire a giungere a nessuna conclusione sulla mia inconcludenza in effetti dovrebbe offrirmi qualche spunto di riflessione. sento che presto dovrò riparare in qualche modo, non credo di essere fatta per vivere così. c'è una parte di me, un super ego da chirichetta del piffero, che regge bene sesso droga & rocche 'n roll, per cui non c'è verso di confonderla o tentarla. va avanti a equazioni, un'algebra di sensi di colpa e botte di sacrosanto egoismo, metafore, ossimori, antonimi, bastoni e carote e mi ripete pentiti figliuola pentiti. week end in quel di milano a trovare la contessa de' frescobaldi recentemente trasferita al nord, nonchè caduta in miseria. c'erano pure il gran ciambellano di corte e l'ambasciatore. sul treno di andata ho viaggiato sola, con gli auricolari calcati nei timpani per evitare l'ascolto delle chiacchiere altrui. lo sguardo fisso fuori dal finestrino a vedere i colori sbiadire, fatta salva la dolcissima parentesi toscana di verde e ocra. quando il paesaggio si faceva troppo piatto anche per la mia fantasia, leggevo. sempre in tema di nobiltà decaduta leggevo la storia dell'omonima marchesa de fonseca pimentel appena evasa dal carcere e alle prese con i moti rivoluzionari partenopei. meu deus. mon dieu. maronna mia. un libro che parla portoghese, francese e napoletano. bellissimo. leggevo pure internazionale. l'ho letteralmente divorata, data la lunga e colpevole astinenza dalle cose del mondo. c'era l'articolo di una giornalista straniera che si domandava ma come mai le donne italiane non reagiscono, non (si) impongono, non (si) difendono? eh come mai? comunque, a proposito di donne la contessa sta bene, si lamenta, vorrebbe tornare a roma, ripete sempre roma roma roma, ma sta bene. ha preso in affitto un appartamentino anni '40 nel quale mi sono sentita subito a mio agio. soffitti alti, porte a vetri, pavimenti in marmo e quel certo non so che. a seconda di dove posi lo sguardo, in casa o nel quartiere, ti accorgi di questa patina un pò retrò che è rimasta sulle cose, nell'aria. attraverso la parete della camera da letto si sentono chiari e forti i discorsi della vicina che parla al telefono con la madre urlando in un modo impressionante. la madre deve essere sorda oppure la vicina è pazza, o entrambe le cose insieme. insomma, un pò tutto ricordava la milano che mi piace riuscire a immaginare, a rievocare, incollando pezzi di libri, canzoni, film e notizie che conosco a riguardo. una milano che credo non esista più, se la saranno bevuta pure quella. a proposito di bere: il caffè a casa della contessa fa veramente cagare. la caffettiera che ha trovato in casa vendica gli anni di abbandono e scarsa considerazione producendo un beverone rancoroso, ferroso e amaro, nonostante lo zucchero. un vago retrogusto di calcare. roba da colica renale a palla, ho detto al ciambellano che, impassibile, ci pucciava dentro le fette biscottate. sabato sera abbiamo cenato in un ristorante brasiliano pacchianissimo, ma troppo divertente. picanha e caipirinha. gna gna gna. i negozi sì, li ho visti, ma niente sioppin'. le commesse mi salutavano premurose e un pò viscide, per i primi due minuti mi stavano alle calcagna come avvoltoi, poi quando annusavano la mia ferma intenzione di non comprare nulla, mi abbandonavano abbastanza schifate. davanti agli specchi, mi sono accostata addosso un paio di capi bellissimissimi, ma dai negozi sono uscita orgogliosamente a mani vuote. l'unico acquisto veramente intelligente che abbiamo fatto è stato uno stock di panzerotti da luini, che io, l'ambasciatore, il ciambellano e la contessa abbiamo mangiato seduti su una panchina, circondati dai piccioni. l'eurostar del ritorno è arrivato a roma termini con 7 minuti di anticipo, ha detto la voce del capotreno. è scattato l'applauso. poi non so perchè, ma stavolta tornare a roma m'ha fatto uno strano effetto.
di sigarette fumate solo a metà. di parole appese. di pioggia indecisa. delle mani nervose. di sintonie stonate. del come si dice.
a fra'
ma lo sai
che ho raccontato
a mi' madre
'a storia der bambino interiore
ho detto
ma'
tutti quanti
omini e donne
dentro l'anima
c'avemo 'na specie de bambino
che sta lì
ogni tanto fa i capricci
e rompe un pò li cojoni
ma alla fine
quello che vole
è solo un pò de' cura
ascolto
e considerazione
hai capito ma'?
e lei m'ha risposto
io ho capito
ho capito sì
ma te
però
quanne' che lo fai
pe' davero
un fijo?
affinità e divergenze fra il ficus benjamini e me
considerato che siamo ancora al 19 febbraio e considerata la mia attuale situazione finanziaria non proprio felice, ho buttato giù mentalmente un elenco di priorità consumistiche che intendo rispettare pedissequamente al fine di affrontare con serenità e consapevolezza eventuali prossime ristrettezze. in vetta al mio elenco c'è l'imprescindibile acquisto di generi di prima necessità. quelli li ho tenuti fuori dalla contrattazione con me stessa perchè, insomma, va bene uno stile di vita morigerato, ma non aspiro all'ascetismo. quindi toglietemi tutto, ma non la mia razione settimanale di emmenthal, che poi sarebbe la mia fissa alimentare del momento. detto questo, allontanandosi dai primi posti della hit parade le voci dei beni e servizi che ho inserito, da bisogni primari, secondari e così via si trasformano in bisogni indotti, poi sempre meno bisogni e sempre più indotti, fino a rivelare la loro dissennata natura di futili frivolezze da bandire o procrastinare a tempi migliori. ho un amico preziosissimo che quando gli racconto queste mie cose, invece di replicare come farebbe "un bracciante lucano, un pastore abruzzese o una casalinga di Treviso", mi dà dei signori consigli applicando alla vita di tutti i giorni e alle mie misere finanze, le più alte leggi dell'economia politica e del management aziendale. la qual cosa forse non mi tornerà utile in termini pratici, ma di certo mi fa sentire come se fossi parte di un qualcosa di più grande di me, tanto grande da farmi quasi dimenticare che il vero problema non è l'asimmetria informativa o il mercato con la emme maiuscola, no. il problema è arrivare alla fine del mese, ma ancora di più evitare di andare a infoltire l'esercito di quelli che dissertano sul prezzo delle zucchine alla fermata dell'autobus o in fila all'ufficio postale. detto questo, è superfluo sottolineare che nella mia classifica, l'acquisto della libreria di cui avrei avuto bisogno (notare l'uso del condizionale passato) è slittato agli ultimi posti. stessa sorte per il lettore mp3 nuovo, sebbene quello vecchio ormai mandi avanti i brani di sua sponte e mi punisca con simpatiche schicchere elettriche nei timpani, il che, non per fare la difficile, ma non è propriamente il massimo per un lettore mp3. insomma, ho come la sensazione che per un pò di tempo ancora continuerò ad essere circondata da libri impilati in colonne vacillanti. ma poi, alla fin fine, di che mi preoccupo? la vita è bella e io magari fra un pò non potrò permettermi neanche i libri. quindi che me ne farei di una libreria nuova? soprattutto se sarò passata a miglior vita folgorata dal lettore mp3. bzzzzz bzzz bzz
Lay your head where my heart used to be Hold the earth above me Lay down in the green grass Remember when you loved me Come closer don't be shy Stand beneath a rainy sky The moon is over the rise Think of me as a train goes by Clear the thistles and brambles Whistle 'Didn't He Ramble' Now there's a bubble of me And it's floating in thee Stand in the shade of me Things are now made of me The weather vane will say... It smells like rain today God took the stars and he tossed 'em Can't tell the birds from the blossoms You'll never be free of me He'll make a tree from me Don't say good bye to me Describe the sky to me And if the sky falls, mark my words We'll catch mocking birds Lay your head where my heart used to be Hold the earth above me Lay down in the green grass Remember when you loved me
tom waits - green grass
.e_occhi blu_cesare pavese._un cuore.com/watch?v=PY4wIfPwHkA._quindi.you found me)._.wilco._fatti_e chiedimi_hai un sangue_.nuda._ http:// youtube._e vieni qui_.il primo amore._ di far l'amore.marguerite duras._abbiamo è.please be patient with me._.tutto quel che_capelli neri._.tiziano scarpa._.leave me_forza_(like_ ,un respiro._
dice
che nun ce sta 'a mucca pazza
ce sta er cartello.
vatte a fida'
so' boni tutti
a mettece 'na scritta
sur cartello.
just direct your feet to the sunny side of the street
nel sogno di stanotte
c'ero solo io
entravo nella scuola media
dove c'è il seggio elettorale
nel quale vado a votare
percorrevo il corridoio
raggiungevo l'aula dritto in fondo
entravo nella cabina
e mi addormentavo
la testa poggiata sul ripiano
sopra la scheda elettorale aperta
mi svegliavo dopo un tempo indefinito
uscivo dalla cabina
con la matita in mano
e invece dell'aula
del corridoio
della scuola
c'era una spiaggia
io ero vestita come prima
ma già scalza
la sabbia fine
morbida
tiepida
sole
silenzio
solo il vento
solo le onde
i riflessi sull'acqua
un pomeriggio di inizio giugno
per intenderci
e io
non pensavo più all'italia
agli italiani
alla destra alla sinistra
e non pensandoci
non sentivo più
quel misto di
schifo noia rabbia paura
e un pò
di speranza
camminavo piano
avvicinandomi alla riva
pensando invece
una sola cosa
ecco
sto per fare
il primo bagno della stagione
voi
avete presente il primo bagno della stagione?
è bello da paura
perfino più dell'ultimo
quello di fine settembre
inizio ottobre se va bene
ecco
la sensazione che si prova
durante il primo bagno della stagione
a questo pensavo
nel sogno
con la matita sempre in mano
ed ero felice
di quella felicità
pura
ridicola
tutta mia
come se avessi rubato
qualcosa
che mi spettava
ma senza fare del male
né togliere niente
a nessuno.
_lungo la strada ho seminato pensieri e frasi a metà che potrei tornare a raccogliere ma per seguirti ho sperperato la scorta di passi indietro che portavo in tasca_ora appare in tutta la sua ingenuità il tentativo di dividere a metà uno stato d'animo_come se ci fossero sempre due parti da scegliere e una di queste fosse per certo e per intero quella sbagliata_come ciechi_in una notte d'estate satura di profumi distinguiamo a fatica le reciproche coordinate volatili per avvicinarci o lasciarci scomparire_ma per un istante ho la sensazione di aver dimenticato il codice_la sequenza univoca che conserva il senso e il valore attribuito ad alcune cose del mondo_cose come i sabati sera_le domeniche pomeriggio_e i lunedì mattina_a volte seguo il sentiero del non detto abbandonando quello segnato dalle parole_ma oggi se dalla mia avessi anche solo il ricordo di un posto dove poter tornare ammetterei di essermi persa e di non ricordare niente di quello che volevo_ammetterei perfino che_malgrado tutto_conservo gelosamente il dubbio che tu sia l'unico_l'unico al mondo a ricordare il mio nome e a poter garantire per me_
a 74 anni suonati, quando il prete viene per la benedizione delle case gli fa fare il giro completo e innaffiare ogni stanza con l'acqua santa però, compra pure lotta comunista perchè le fanno tenerezza i ragazzi che suonano il campanello per venderlo porta a porta. tre fogli di giornale che pare stampato col ciclostile e assomiglia tanto, per grafica e contenuti, a un bollettino clandestino destinato a qualche romanticone con nostalgie bolsceviche. i cinesi che abitano al terzo piano, non aprono neppure la porta. qualche altro inquilino invece apre, ma poi li invita ad andare a lavorare oppure li manda a cagare in blocco, a loro di lotta comunista, a tutti i proletari uniti del mondo e già che ci si trovano, pure ai testimoni di geova. lei invece ci chiacchiera un pò, quanti anni hai, che fai, ma tu guarda hai l'età di mia figlia e bla bla bla. a volte muove perfino qualche timida osservazione all'operato del nostro bertinotti, come se loro, in quanto comunisti, c'entrassero qualcosa con bertinotti, o meglio, come se bertinotti fosse comunista. se hanno sete li fa entrare a bere un bicchiere d'acqua. poi però lotta comunista mica lo legge, lo lascia sul tavolo della cucina e quando vado a trovarla, tra una cosa e l'altra, con finta indifferenza mi fa ah t'ho comprato il giornale, come se glielo avessi chiesto io. con tutta la buona volontà del caso, non sono riuscita ad andare oltre le prime 10 righe. troppo troppo vetero.
beato chi ce crede.
senti questa. mettiamo su un'agenzia di compravendita sonno. un tanto all'ora. i pisolini pomeridiani e le penniche sul divano davanti alla tv a metà prezzo. happy hour per i riposini post-prandiali. sconti comitiva. creiamo un punto d'incontro tra domanda e offerta, tra chi dorme troppo e chi invece troppo poco. quelli che riescono ad addormentarsi placidamente ovunque e in ogni momento, barattano le proprie eccedenze di sonno e i benefici di una coscienza temporaneamente obnubilata e sciolta nell'inconscio dei sogni, contro lucide ore di veglia cedute da un insonne. ho dormito male. e poco. ora col sonno che ho e che non avevo stanotte non so che farci.
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