vorrei più tempo. vorrei un tempo elastico da poter estendere o accorciare a piacimento. invece ci stanno certe giornate infeltrite che pure se riesco a starci dentro, non mi sento mai granchè comoda. tipo che, in queste giornate qui, ci infilo un pensiero e poi, non c'è verso di mandarlo via e pure se penso di non pensarlo quel pensiero lì, in realtà me lo porto appresso fino a sera. vorrei più tempo, vorrei meno tempo, vorrei un tempo elastico appunto. nel frattempo, m'è scaduta la carta d'identità e non trovo mai l'occasione giusta per andarla a rinnovare. o meglio, quando avrei tempo per farlo, mi pare di non averci la faccia e l'umore giusti da meritare di essere immortalati in una spietata sequenza di quattro fototessera a colori, una delle quali dovrebbe rappresentarmi e garantire la mia identità per un tot numero di anni a venire. intanto giro col passaporto e ogni volta che mi capita fra le mani mi viene voglia di andare lontano, a svernare da qualche parte per ritornare, forse, in primavera. quella di oggi poi, oltre che infeltrita, è pure una giornata controcorrente, anzi controcorente come er barcarolo che va pe' li fatti sua. per di più ho messo su questa gonna a fiori colorati che stona col tempo pungente di freddo umido che c'è fuori. stamattina camminando verso la fermata del bus le uniche cose colorate, in quello scenario bianco sporco, sembravano essere la mia gonna e le foglie rossicce dei platani che mi scrocchiavano sotto gli stivali.

Roba di misia giovedì, 29 novembre 2007 ore 12:31 | link | commenti (5) |

per esempio io mi sono resa conto che devo molto alle persone sbagliate incontrate al momento giusto.

Roba di misia martedì, 27 novembre 2007 ore 17:21 | link | commenti |

c'è odore di colla. di vernice. di solvente. non saprei. un odore forte, freddo e sintetico, che brucia un pò nel naso. stanno facendo dei lavori nel palazzo. durante il giorno gli operai si chiamano per nome, da un piano all'altro. silenzio durante l'ora di pranzo e poi tornano a farsi sentire. oltre ai loro nomi urlano parole che sono pezzi, misure, oggetti, azioni da compiere. manda giù, manda su dicono. si riduce in frazioni di tempo sempre più piccole il margine lungo il quale mi lascio scorrere più avanti dell'istante presente. questo non per mancanza di fantasia o mezzi. è che mi ritrovo a pensare a stretto giro di mezze giornate e per ora va bene così. le cose da fare sono tante e tutte qui, vicine, imminenti. pare non ci sia più lo spazio nè il tempo per rimandarle oltre e altrove. 

Roba di misia lunedì, 26 novembre 2007 ore 18:21 | link | commenti |

To the men and women

who own men and women

those of us meant to be lovers

we will not pardon you

for wasting our bodies and time.


Leonard Cohen

Roba di misia lunedì, 26 novembre 2007 ore 14:47 | link | commenti |

collage

But let me get to the point, let's roll another joint

And turn the radio loud, I'm too alone to be proud

You dont know how it feels

You dont know how it feels to be me


...


When you want more than you have, you think you need...

and when you think more then you want, your thoughts begin to bleed.

I think I need to find a bigger place...

cause when you have more than you think, you need more space.


...


Hey again

I thought that you were my friend

Take the dream glasses off

And see again



Like before

When i opened the door

Let the happiness in

And closed again











Roba di misia venerdì, 23 novembre 2007 ore 16:24 | link | commenti |

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Roba di misia mercoledì, 21 novembre 2007 ore 09:19 | link | commenti (1) |

cadi dal tuo corpo nella tua ombra non là ma nei miei occhi


in un immobile scroscio di cascata terra e cielo si congiungono


cadi dalla tua ombra sul tuo nome intoccabile orizzonte


precipiti nei tuoi sembianti io sono la tua lontananza


cadi dal tuo nome sul tuo corpo aldilà dello sguardo


in un presente che non finisce polvere di sogni


cadi nelle tue origini disseminate favole nel vento


sparsa sul mio corpo sono la scia delle tue erosioni.


l'irrealtà di ciò che è vivo dona realtà allo sguardo.


Octavio Paz

Roba di misia martedì, 20 novembre 2007 ore 16:09 | link | commenti (2) |

non saprei come dirtelo senza dirtelo che ho perso di vista quel punto che tenevo fermo per avvicinarmi. non mi oriento più in questo spazio nel quale incontro solo me stessa. è banale l’assenza che si allunga da una stagione all’altra, eppure mi manchi sempre come l’estate perenne che ci portiamo dentro. mi manchi con una fitta gelida di due secondi netti tra il cuore e la pancia. mi manchi e ritaglio a memoria forme per il tuo non essere mio tanto che ora sei quello che non sei nei posti in cui non ti trovi a fare le cose che non fai. non saprei come dirtelo senza dirtelo che ho già dato prova di me in questo esercizio di agilità e raziocizio che allena corpo e anima a giocare entro i limiti tacitamente pattuiti. ho già sostenuto l’esame di invisibilità. già appurato che so farmi senza peso da sostenere o forma da considerare. senza labbra da baciare mani da stringere gambe capelli schiena e tutto il repertorio tridimensionale da accarezzare. già sperimentate con disastroso successo tutte le possibili combinazioni di questo aiutarti a credere che no non sei stronzo no non fa male e no non c’era altro da fare o da dire. ti ho dato una versione di me che mi annoia a morte. ha un prezzo troppo alto la sincerità che non mi vuoi comprare? non saprei come dirtelo senza dirtelo quanto banali siano i miei stessi giri di parole e quanta dignità si concentri invece nella semplice domanda che ti vorrei fare.

Roba di misia martedì, 20 novembre 2007 ore 15:55 | link | commenti (2) |

Jai guru deva om

a volte capitano quelle cose a metà tra il tragico e il ridicolo che fanno sì che nei minuti immediatamente successivi al loro verificarsi si debba fare pari o dispari per decidere se sia il caso di incazzarsi oppure riderci su. ieri notte, alle 23.00 circa, ero a caracalla. dice: e che ci facevi di domenica notte a caracalla? nulla di tutto ciò che verrebbe facile pensare. stavo lì, ferma in mezzo al nulla, al freddo e aspettavo. ad onor di cronaca devo pure aggiungere che mi scappava una pipì micidiale (forse perché avevo bevuto tre tè, litri di minerale frizzante nel pomeriggio e, a ruota, una birra media la sera?). intanto che aspettavo, più che altro per distrarmi dalla pipì, cercavo di capire se fosse il caso di incazzarsi almeno un po’ con la sorte beffarda che costruisce sketch umoristici sulla nostra vita. l’alternativa, in quel momento, era quella di tirare fuori dalla borsa il lettore mp3 e prenderla con filosofia. così ho fatto. in ogni caso non ero mica sola, a darmi conforto, dividendo con me le insidie dell’attesa, c’erano come minimo una ventina di persone. praticamente è successo questo: due secondi prima ero comodamente seduta su un autobus, diretta verso casa, due secondi dopo, l’autobus inchioda in mezzo alla strada, il motore si spegne-si riaccende-si spegne-si riaccende, poi silenzio, l’autista si alza, si gira verso noi passeggeri e fa -aho', me dispiace. nun è che non funziona l'autobus, è che è proprio finito er gasolio-. al che c'è stato un brusio di pesante disapprovazione, dal quale sono emersi un paio di chiari e rotondi –ma vaffanculo- e un più articolato -ma nun te ne potevi accorge prima de parti' che nun c'avevi er gasolio?-. l'autista ha alzato le mani e ha ripetuto -me dispiace. dovete scenne e anna' alla fermata quella dopo-. la fermata quella dopo, per fortuna, era poco distante da lì e così in un gregge male assortito (c'era di tutto: dalla suora al tossico). studiandoci un pò, ma ostentando un'indifferenza di facciata ci siamo incamminati in quella forzata promiscuità notturna nella quale la presenza dell’altro è qualcosa a metà tra un sollievo e un "rischio". c'era chi fumava, chi parlava al cellulare, chi faceva su e giù, chi stava zitto e fermo. a me mi veniva un pò da ridere. poi mi sono detta ma che c'avrai mai da ridere? c’hai i problemi, è notte, fa freddo, stai in mezzo alla strada insieme ad altri venti disperati, te scappa pure la pipì e ridi? embè rido sì. che a me, questa cosa che a un autobus gli finisce il carburante per strada non m'era davvero mai capitata. saranno disavventure simili quelle alle quali dobbiamo prepararci qualora il pianeta non si converta alle energie alternative? boh. ho fatto scorrere i brani del lettore finchè non è arrivata la voce di fiona apple che canta a modo suo la canzone giusta per quel momento assurdo. l’autobus successivo invece è arrivato dopo un tempo indeterminato e infinito. può essere stata un’ora, così come quindici minuti. stavo lì, ma mi immaginavo in pigiama, nel momento preciso in cui mi sarei infilata nel bozzolo del piumone. invece giunta a casa, la prima cosa che ho fatto, cioè la prima dopo aver fatto pipì, è stata quella di appendere al muro il poster di john coltrane che avevo comprato nel pomeriggio. blue trane: e c'è lui con gli occhi bassi che si tiene addosso il sassofono e chissà a cosa pensa. una volta sotto al piumone, ho aspettato che il freddo andasse via dalle ossa, dalla pelle e che al suo posto entrasse in circolo un sonno tiepido e arreso. intanto guardavo il poster e pensavo un po’ a john coltrane e un po’ alle cose mie. mi sono addormentata esprimendo desideri, pensando a quello che devo fare e a quello che non devo fare, a f. che mi dice -accanna- e che però mi dice pure, accompagnando le parole con un bel gesto della mano, che i problemi se li giri dall'altro lato diventano opportunità.

Roba di misia lunedì, 19 novembre 2007 ore 15:40 | link | commenti (1) |

torno ora da una riunione sindacale. mi ingollo un panino davanti al pc e contemporaneamente cerco di mandar giù anche il solito boccone amaro. questa riunione qua appena conclusa non è stata propriamente superflua, no. non quanto le altre almeno. è servita. è servita a farmi andare il sangue al cervello. alla fine ho avvicinato un sindacalista per fargli una proposta indecente: una riunione -ufficialmente- estesa al personale precario. gli ho detto io sto qua, fatemi fare, fatemi partecipare, fatemi parlare. quello mi ha risposto con un -sì- folgorato, come se gli avessi suggerito qualcosa di geniale. -sì- ha detto e poi ha cominciato a parlare di cose astratte. di ideali, di lotta, di lavoro, ma in senso metafisico. alla fine la mia proposta è stata sotterrata sotto strati e strati di parole. allora son tornata qui a mangiare il panino e dopo il panino anche un mandarino, ma solo perchè fa rima. forse farei meglio, che ne so, ad aprire un chiosco di granite a capo verde o a esportare la mozzarella di bufala a dubai. m'hanno pure regalato uno di quei portacellulare che si appendono al collo. sopra c'è uno slogan da brivido e il logo della cgil. il cellulare al collo non me l'appendo manco se m'ammazzano. il laccetto è troppo corto per potermici impiccare. quindi il portacellulare è inutile. la riunione, pure.     

Roba di misia venerdì, 16 novembre 2007 ore 14:17 | link | commenti (2) |

mp3

c'è che c'ho il lettore mp3 pieno di roba strana. c'è che ci ho messo su una vagonata di file che nel pc erano stipati in una cartella dal nome che più vago non si può : mp3. c'è che ci sarebbe da dire che passando in rassegna il contenuto della cartella suddetta non è che si riesca a capire quale possa essere il mio gusto in fatto di musica, ammesso che sia lecito attribuirmene uno, di gusto. c'è che c'avevo gli abba nelle orecchie stamattina mentre marciavo verso la fermata dell'autobus. c'è che c'avevo maria callas che gorgeggiava placidamente mentre sull'autobus semivuoto c'ero salita e, placidamente pure io, me ne stavo seduta a scaldarmi al sole che entrava attraverso il finestrino. c'è che c'era bob marley che cantava  IfeelsohighIeventouchthesky quando sono scesa dall'autobus e ho aspettato il semaforo verde per attraversare la strada e in quel tempo lì, dal rosso al verde, mi chiedevo con 'sto sole qui ma come si fa come si fa dico io a pensare che sia normale entrare lì dentro, tra quei muri, tra quelle facce. c'è che ci stavano infatti i beastie boys che mi istigavano al sabotaggio proprio mentre timbravo il cartellino, attraversavo l'atrio e premevo il pulsante dell'ascensore per arrivare fin qui e scrivere che c'è che c'è beck a confessarmi che è stanco è stanco è stanco di combattere per una causa persa.

Roba di misia martedì, 13 novembre 2007 ore 10:38 | link | commenti (4) |




Do you remember how you walked with me

down the street into the square?

How the women selling rosemary

pressed the branches to your chest,

promised luck and all the rest,

and put their fingers in your hair?



I had met you just the day before,

like an accident of fate,

in the window there behind your door.

How I wanted to break in

to that room beneath your skin,

but all that would have to wait.



In the Carmen of the Martyrs,

with the statues in the courtyard

whose heads and hands were taken,

in the burden of the sun;

I had come to meet you

with a question in my footsteps.

I was going up the hillside

and the journey just begun.



My sister says she never dreams at night

there are days when I know why;

those possibilities within her sight,

with no way of coming true.

Some things just don't get through

into this world , although they try.



In the Carmen of the Martyrs

with the statues in the courtyard

whose heads and hands were taken,

in the burden of the sun;

I had come to meet you

with a question in my footsteps.

I was going up the hillside

and the journey just begun.



All I know of you

is in my memory

All I ask is you

Remember me.


Roba di misia lunedì, 12 novembre 2007 ore 15:19 | link | commenti |

Roba di misia lunedì, 12 novembre 2007 ore 13:03 | link | commenti |

Roba di misia venerdì, 09 novembre 2007 ore 16:14 | link | commenti (1) |

t'haid'adattà

fumo l'ultima sigaretta e cicco nel pacchetto vuoto di camel. non è periodo adatto a rimanere senza sigarette questo. e io che mi aspettavo un venerdì di compromessi, un venerdì che facesse pace con questa settimana. invece piove. piove e io ho lasciato i panni stesi fuori dal balcone. c'è pure lo sciopero dei mezzi pubblici, non ho capito da che ora a che ora, ma temo che rimarrò bloccata nell'ora giusta dalla parte sbagliata di roma. le premesse non sembrano delle migliori. eppure ce la metto tutta a piegare le cose, a spiegarmele fino ad attribuirgli un senso, quel minimo di senso sufficiente a farmi ritenere cosa utile affontarle anzichè accettarle per come sono. ce la metto tutta, a cominciare dalle calze a righe che in virtù del loro comprovato potere propiziatorio, stamattina, ravanando nel cassetto delle calze, ho giudicato le più adatte ad essere indossate in questo venerdì qua. 


postscritto: anfatti 'e carze funzioneno...è uscito er sole. i panni me s'asciugheno che è 'na meraviglia. e lo ssssiopero pare che è finito alle 13. alla faccia tua.

Roba di misia venerdì, 09 novembre 2007 ore 11:57 | link | commenti (1) |

filo spinato

Ho mille posti dove andare

come i pesci qualunque

se passa un'ombra sul fondo del lago

posso nascondermi e aspettare che ritorni

tutto l'immenso stellato

dove a Dio piace improvvisarsi pescatore

di così poco si contenta la natura

dei pesci

e di chi vuole pigliare.


Ho avuto mille posti dove andare

nelle città dei bugiardi

dove si può giurare e negare fino all'alba

con certi giovani mercanti bastardi

che, non li conosco, signor giudice

io non so chi sono

io ho mille posti dove sono stato

ciao, ciao baci e saluti

baci e saluti, come sempre.


"Non aspettarti niente"

è quello che ho scritto alla ragazza

che mi era apparsa nel letto

bellissima, sfrontata, nuda e

bugiarda

ma di una bellezza senza sentimento

di una bellezza così rara.


Ti porterò un regalo al mio ritorno

un cucchiaio, un bottone, un vestito

forse niente

con quei fianchi perfetti

inganneresti

tutte le leggi di questo mondo

per questo avrai baci per regalo

ogni Natale

e vino allungato con l'acqua delle rose

ti daranno amore, amore, amore, amore

e non filo spinato.


Per questo avrai baci per regalo di Natale

e vino allungato con l'acqua delle rose

ti daranno amore, amore, amore, amore

mica filo spinato.


Le ho scritto: "credi a me

che ho mille posti dove sono stato"

ciao, ciao baci e saluti

alla ragazza

baci e saluti

ho mille posti ancora dove andare

come i pesci qualunque

se passa l'ombra dell'amore

posso nascondermi aspettando che ritorni

tutto quel vuoto stellato

dove a Dio piace improvvisarsi pescatore

di così poco si contenta la natura umana

e quella dei pesci sul fondo

che stanno a guardare

baci e saluti

baci e saluti alla ragazza

baci e saluti.


(baci e saluti - ivano fossati)

Roba di misia giovedì, 08 novembre 2007 ore 15:44 | link | commenti (2) |

Yeah, wouldn't that be nice?

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder

Roba di misia martedì, 06 novembre 2007 ore 17:02 | link | commenti |

il cuore di tutte le cose




stavo proprio lì lì per comprare una raccolta di lettere che majakovskij ha scritto a lili brik. lettere, ma anche brevissimi messaggi corredati da disegnini, telegrammi e cartoline. più sono brevi, quasi banali in quanto finalizzati principalmente a comunicare piccoli fatti, partenze o ritorni, più sembrano sintetizzare l'essenza del suo pensiero rivolto a lei. un pensiero che lo seguiva per ogni dove. ho letto un pò di quelle lettere, in piedi, nel reparto libri usati, davanti allo scaffale targato -epistolari- dove c'erano i libri di un sacco di altra gente che si spediva le lettere. mi chiedo sempre se questa gente qui sarebbe contenta di sapere che le proprie lettere hanno subito un destino del genere, se mentre scriveva pensava alla possibilità che quei fogli sarebbero stati fatti oggetto di studi, poi raccolti, pubblicati e addirittura venduti a metà prezzo. a me le lettere piacciono, ma cerco di leggerle con una sorta di "rispetto" e discrezione che non so spiegare. nonostante questo tentativo, ugualmente mi sento in colpa perchè mi pare di mettere il naso in affari e sentimenti che non sono i miei. penso alla famosa lettera che jung ha scritto a freud dicendogli qualcosa del tipo -ciao sigmund, è stato bello, ma io ora vado avanti per la mia strada firmato gustav-. penso al messaggio lasciato da cesare pavese prima di. alle melense lettere che pessoa scriveva alla fidanzata. da ultimo, tra i libri più belli che ho letto nel genere, la massiccia raccolta di lettere che john fante ha scritto ai genitori, alla moglie, ai figli e agli amici. chiunque ami quello scrittore non dovrebbe perdere l'occasione di leggerle. le lettere al padre e alla madre, soprattutto. comunque, alla fine, la raccolta di majakovskij l'ho rimessa al suo posto perchè leggendo le sue parole mi sono tornati in mente i tuoi sms. dico sarò cretina sì o no? sì, lo sono. però il fatto è che tu mi scrivevi solo -cielo azzurro- e io leggevo -cielo azzurro-, ma capivo tutto il resto che mi volevi dire con quelle due parole lì.

Roba di misia lunedì, 05 novembre 2007 ore 11:44 | link | commenti (6) |

le pietre sono più pietre che mai

il film comincia alle 17.15. non vedo l'ora di sedermi lì dentro al buio e per circa due ore non pensare a niente se non a quello che vedo. dopo aver camminato, letto, mangiato, camminato ancora, ora faccio passare il tempo che manca in un internet point gestito da un messicano che è la simpatia fatta persona. un sorriso che ti rimette in pace con il mondo e con le sue miserie. in sottofondo, neanche a dirlo, musica messicana. io, tanto per rimanere in tema, cerco su google le poesie di octavio paz. in metropolitana leggevo il manifesto, una parola su tre era rumeno, sedute vicino a me c'erano due signore rumene che fissavano in silenzio i titoli degli articoli. tutte e tre credo, almeno questa è stata la mia sensazione, avevamo voglia di dirci qualcosa, ma nessuna di noi l'ha fatto. allora ho cambiato pagina e ho iniziato a consultare la pagina dei cinema. così eccomi qui ad aspettare che si avvicinino le 17.15. nella postazione accanto alla mia c'è una tipa, credo messicana pure lei, sembra parlare da sola e invece comunica attraverso la webcam con qualche parente lontano. ride. annuisce. parla di soldi. chiede -ma perchè ti vedo solo la testa?-. prima mi sono fatta una risata scorrendo le chiavi di ricerca che rimangono memorizzate su google. qua e là, distribuiti equamente per tutte le lettere dell'alfabeto ci sono nomi propri che ad occhio e croce, per via della loro colorita capacità evocativa, presumo appartengano a pornodive. alla lettera -c- oltre a -concesionari delle machine a roma- cercavano anche -cinema porno roma- o ancora più nel dettaglio -cinema hard core roma termini-. sorprendentemente digitando la lettera -i- appare la chiave di ricerca -il processo di norimberga-. alla -m- copio pedissequamente -machinari per concentratto di pomodoro-. e infine come non citare alla lettera -t- -tettone italiane-? ora vado sennò arrivo tardi e mi perdo l'inizio del film. intanto la tipa messicana rimprovera il suo interlocutore dall'altra parte della webcam perchè si è acceso l'ennesima sigaretta -ti fa male!- dice.

Roba di misia domenica, 04 novembre 2007 ore 16:29 | link | commenti (1) |


vengo anch'io

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