vorrei più tempo. vorrei un tempo elastico da poter estendere o accorciare a piacimento. invece ci stanno certe giornate infeltrite che pure se riesco a starci dentro, non mi sento mai granchè comoda. tipo che, in queste giornate qui, ci infilo un pensiero e poi, non c'è verso di mandarlo via e pure se penso di non pensarlo quel pensiero lì, in realtà me lo porto appresso fino a sera. vorrei più tempo, vorrei meno tempo, vorrei un tempo elastico appunto. nel frattempo, m'è scaduta la carta d'identità e non trovo mai l'occasione giusta per andarla a rinnovare. o meglio, quando avrei tempo per farlo, mi pare di non averci la faccia e l'umore giusti da meritare di essere immortalati in una spietata sequenza di quattro fototessera a colori, una delle quali dovrebbe rappresentarmi e garantire la mia identità per un tot numero di anni a venire. intanto giro col passaporto e ogni volta che mi capita fra le mani mi viene voglia di andare lontano, a svernare da qualche parte per ritornare, forse, in primavera. quella di oggi poi, oltre che infeltrita, è pure una giornata controcorrente, anzi controcorente come er barcarolo che va pe' li fatti sua. per di più ho messo su questa gonna a fiori colorati che stona col tempo pungente di freddo umido che c'è fuori. stamattina camminando verso la fermata del bus le uniche cose colorate, in quello scenario bianco sporco, sembravano essere la mia gonna e le foglie rossicce dei platani che mi scrocchiavano sotto gli stivali.
per esempio io mi sono resa conto che devo molto alle persone sbagliate incontrate al momento giusto.
c'è odore di colla. di vernice. di solvente. non saprei. un odore forte, freddo e sintetico, che brucia un pò nel naso. stanno facendo dei lavori nel palazzo. durante il giorno gli operai si chiamano per nome, da un piano all'altro. silenzio durante l'ora di pranzo e poi tornano a farsi sentire. oltre ai loro nomi urlano parole che sono pezzi, misure, oggetti, azioni da compiere. manda giù, manda su dicono. si riduce in frazioni di tempo sempre più piccole il margine lungo il quale mi lascio scorrere più avanti dell'istante presente. questo non per mancanza di fantasia o mezzi. è che mi ritrovo a pensare a stretto giro di mezze giornate e per ora va bene così. le cose da fare sono tante e tutte qui, vicine, imminenti. pare non ci sia più lo spazio nè il tempo per rimandarle oltre e altrove.
To the men and women
who own men and women
those of us meant to be lovers
we will not pardon you
for wasting our bodies and time.
Leonard Cohen
But let me get to the point, let's roll another joint
And turn the radio loud, I'm too alone to be proud
You dont know how it feels
You dont know how it feels to be me
...
When you want more than you have, you think you need...
and when you think more then you want, your thoughts begin to bleed.
I think I need to find a bigger place...
cause when you have more than you think, you need more space.
...
Hey again
I thought that you were my friend
Take the dream glasses off
And see again
Like before
When i opened the door
Let the happiness in
And closed again
L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder
cadi dal tuo corpo nella tua ombra non là ma nei miei occhi
in un immobile scroscio di cascata terra e cielo si congiungono
cadi dalla tua ombra sul tuo nome intoccabile orizzonte
precipiti nei tuoi sembianti io sono la tua lontananza
cadi dal tuo nome sul tuo corpo aldilà dello sguardo
in un presente che non finisce polvere di sogni
cadi nelle tue origini disseminate favole nel vento
sparsa sul mio corpo sono la scia delle tue erosioni.
l'irrealtà di ciò che è vivo dona realtà allo sguardo.
Octavio Paz
torno ora da una riunione sindacale. mi ingollo un panino davanti al pc e contemporaneamente cerco di mandar giù anche il solito boccone amaro. questa riunione qua appena conclusa non è stata propriamente superflua, no. non quanto le altre almeno. è servita. è servita a farmi andare il sangue al cervello. alla fine ho avvicinato un sindacalista per fargli una proposta indecente: una riunione -ufficialmente- estesa al personale precario. gli ho detto io sto qua, fatemi fare, fatemi partecipare, fatemi parlare. quello mi ha risposto con un -sì- folgorato, come se gli avessi suggerito qualcosa di geniale. -sì- ha detto e poi ha cominciato a parlare di cose astratte. di ideali, di lotta, di lavoro, ma in senso metafisico. alla fine la mia proposta è stata sotterrata sotto strati e strati di parole. allora son tornata qui a mangiare il panino e dopo il panino anche un mandarino, ma solo perchè fa rima. forse farei meglio, che ne so, ad aprire un chiosco di granite a capo verde o a esportare la mozzarella di bufala a dubai. m'hanno pure regalato uno di quei portacellulare che si appendono al collo. sopra c'è uno slogan da brivido e il logo della cgil. il cellulare al collo non me l'appendo manco se m'ammazzano. il laccetto è troppo corto per potermici impiccare. quindi il portacellulare è inutile. la riunione, pure.
c'è che c'ho il lettore mp3 pieno di roba strana. c'è che ci ho messo su una vagonata di file che nel pc erano stipati in una cartella dal nome che più vago non si può : mp3. c'è che ci sarebbe da dire che passando in rassegna il contenuto della cartella suddetta non è che si riesca a capire quale possa essere il mio gusto in fatto di musica, ammesso che sia lecito attribuirmene uno, di gusto. c'è che c'avevo gli abba nelle orecchie stamattina mentre marciavo verso la fermata dell'autobus. c'è che c'avevo maria callas che gorgeggiava placidamente mentre sull'autobus semivuoto c'ero salita e, placidamente pure io, me ne stavo seduta a scaldarmi al sole che entrava attraverso il finestrino. c'è che c'era bob marley che cantava IfeelsohighIeventouchthesky quando sono scesa dall'autobus e ho aspettato il semaforo verde per attraversare la strada e in quel tempo lì, dal rosso al verde, mi chiedevo con 'sto sole qui ma come si fa come si fa dico io a pensare che sia normale entrare lì dentro, tra quei muri, tra quelle facce. c'è che ci stavano infatti i beastie boys che mi istigavano al sabotaggio proprio mentre timbravo il cartellino, attraversavo l'atrio e premevo il pulsante dell'ascensore per arrivare fin qui e scrivere che c'è che c'è beck a confessarmi che è stanco è stanco è stanco di combattere per una causa persa.
fumo l'ultima sigaretta e cicco nel pacchetto vuoto di camel. non è periodo adatto a rimanere senza sigarette questo. e io che mi aspettavo un venerdì di compromessi, un venerdì che facesse pace con questa settimana. invece piove. piove e io ho lasciato i panni stesi fuori dal balcone. c'è pure lo sciopero dei mezzi pubblici, non ho capito da che ora a che ora, ma temo che rimarrò bloccata nell'ora giusta dalla parte sbagliata di roma. le premesse non sembrano delle migliori. eppure ce la metto tutta a piegare le cose, a spiegarmele fino ad attribuirgli un senso, quel minimo di senso sufficiente a farmi ritenere cosa utile affontarle anzichè accettarle per come sono. ce la metto tutta, a cominciare dalle calze a righe che in virtù del loro comprovato potere propiziatorio, stamattina, ravanando nel cassetto delle calze, ho giudicato le più adatte ad essere indossate in questo venerdì qua.
postscritto: anfatti 'e carze funzioneno...è uscito er sole. i panni me s'asciugheno che è 'na meraviglia. e lo ssssiopero pare che è finito alle 13. alla faccia tua.
Ho mille posti dove andare
come i pesci qualunque
se passa un'ombra sul fondo del lago
posso nascondermi e aspettare che ritorni
tutto l'immenso stellato
dove a Dio piace improvvisarsi pescatore
di così poco si contenta la natura
dei pesci
e di chi vuole pigliare.
Ho avuto mille posti dove andare
nelle città dei bugiardi
dove si può giurare e negare fino all'alba
con certi giovani mercanti bastardi
che, non li conosco, signor giudice
io non so chi sono
io ho mille posti dove sono stato
ciao, ciao baci e saluti
baci e saluti, come sempre.
"Non aspettarti niente"
è quello che ho scritto alla ragazza
che mi era apparsa nel letto
bellissima, sfrontata, nuda e
bugiarda
ma di una bellezza senza sentimento
di una bellezza così rara.
Ti porterò un regalo al mio ritorno
un cucchiaio, un bottone, un vestito
forse niente
con quei fianchi perfetti
inganneresti
tutte le leggi di questo mondo
per questo avrai baci per regalo
ogni Natale
e vino allungato con l'acqua delle rose
ti daranno amore, amore, amore, amore
e non filo spinato.
Per questo avrai baci per regalo di Natale
e vino allungato con l'acqua delle rose
ti daranno amore, amore, amore, amore
mica filo spinato.
Le ho scritto: "credi a me
che ho mille posti dove sono stato"
ciao, ciao baci e saluti
alla ragazza
baci e saluti
ho mille posti ancora dove andare
come i pesci qualunque
se passa l'ombra dell'amore
posso nascondermi aspettando che ritorni
tutto quel vuoto stellato
dove a Dio piace improvvisarsi pescatore
di così poco si contenta la natura umana
e quella dei pesci sul fondo
che stanno a guardare
baci e saluti
baci e saluti alla ragazza
baci e saluti.
(baci e saluti - ivano fossati)
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stavo proprio lì lì per comprare una raccolta di lettere che majakovskij ha scritto a lili brik. lettere, ma anche brevissimi messaggi corredati da disegnini, telegrammi e cartoline. più sono brevi, quasi banali in quanto finalizzati principalmente a comunicare piccoli fatti, partenze o ritorni, più sembrano sintetizzare l'essenza del suo pensiero rivolto a lei. un pensiero che lo seguiva per ogni dove. ho letto un pò di quelle lettere, in piedi, nel reparto libri usati, davanti allo scaffale targato -epistolari- dove c'erano i libri di un sacco di altra gente che si spediva le lettere. mi chiedo sempre se questa gente qui sarebbe contenta di sapere che le proprie lettere hanno subito un destino del genere, se mentre scriveva pensava alla possibilità che quei fogli sarebbero stati fatti oggetto di studi, poi raccolti, pubblicati e addirittura venduti a metà prezzo. a me le lettere piacciono, ma cerco di leggerle con una sorta di "rispetto" e discrezione che non so spiegare. nonostante questo tentativo, ugualmente mi sento in colpa perchè mi pare di mettere il naso in affari e sentimenti che non sono i miei. penso alla famosa lettera che jung ha scritto a freud dicendogli qualcosa del tipo -ciao sigmund, è stato bello, ma io ora vado avanti per la mia strada firmato gustav-. penso al messaggio lasciato da cesare pavese prima di. alle melense lettere che pessoa scriveva alla fidanzata. da ultimo, tra i libri più belli che ho letto nel genere, la massiccia raccolta di lettere che john fante ha scritto ai genitori, alla moglie, ai figli e agli amici. chiunque ami quello scrittore non dovrebbe perdere l'occasione di leggerle. le lettere al padre e alla madre, soprattutto. comunque, alla fine, la raccolta di majakovskij l'ho rimessa al suo posto perchè leggendo le sue parole mi sono tornati in mente i tuoi sms. dico sarò cretina sì o no? sì, lo sono. però il fatto è che tu mi scrivevi solo -cielo azzurro- e io leggevo -cielo azzurro-, ma capivo tutto il resto che mi volevi dire con quelle due parole lì.
il film comincia alle 17.15. non vedo l'ora di sedermi lì dentro al buio e per circa due ore non pensare a niente se non a quello che vedo. dopo aver camminato, letto, mangiato, camminato ancora, ora faccio passare il tempo che manca in un internet point gestito da un messicano che è la simpatia fatta persona. un sorriso che ti rimette in pace con il mondo e con le sue miserie. in sottofondo, neanche a dirlo, musica messicana. io, tanto per rimanere in tema, cerco su google le poesie di octavio paz. in metropolitana leggevo il manifesto, una parola su tre era rumeno, sedute vicino a me c'erano due signore rumene che fissavano in silenzio i titoli degli articoli. tutte e tre credo, almeno questa è stata la mia sensazione, avevamo voglia di dirci qualcosa, ma nessuna di noi l'ha fatto. allora ho cambiato pagina e ho iniziato a consultare la pagina dei cinema. così eccomi qui ad aspettare che si avvicinino le 17.15. nella postazione accanto alla mia c'è una tipa, credo messicana pure lei, sembra parlare da sola e invece comunica attraverso la webcam con qualche parente lontano. ride. annuisce. parla di soldi. chiede -ma perchè ti vedo solo la testa?-. prima mi sono fatta una risata scorrendo le chiavi di ricerca che rimangono memorizzate su google. qua e là, distribuiti equamente per tutte le lettere dell'alfabeto ci sono nomi propri che ad occhio e croce, per via della loro colorita capacità evocativa, presumo appartengano a pornodive. alla lettera -c- oltre a -concesionari delle machine a roma- cercavano anche -cinema porno roma- o ancora più nel dettaglio -cinema hard core roma termini-. sorprendentemente digitando la lettera -i- appare la chiave di ricerca -il processo di norimberga-. alla -m- copio pedissequamente -machinari per concentratto di pomodoro-. e infine come non citare alla lettera -t- -tettone italiane-? ora vado sennò arrivo tardi e mi perdo l'inizio del film. intanto la tipa messicana rimprovera il suo interlocutore dall'altra parte della webcam perchè si è acceso l'ennesima sigaretta -ti fa male!- dice.
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