ripensamenti

satellaits gon ap to de scaiiiis ting laic dat draiv mi aut ov mai maiiiind ai uaccid for a litol uail ai laic tu uocc tings on tivi-iii uh uh uuuuh satellait ov lov uuuuh satellait ov lov e se non s'è capito faccio un pò come mi pare. comunque dont uorri, teic it isi, niente panico, ho un discreto senso del ritmo, so fare sagge distinzioni, mi piace chiamare le cose col nome che hanno o che meritano e mica sempre è lo stesso nome, scaccio malanni e malinconie altrui, alle mie ci penso dopo, arroto coltelli, forbici, forbicine, forbici da seta, riparo cucine a gas, se la vostra cucina fa fumo io tolgo il fumo dalla vostra cucina, ma fondamentalmente ho un ego alquanto moderato e sono biodegradabile. uuuuh satellait ov looooov


Roba di misia giovedì, 26 aprile 2007 ore 11:51 | link | commenti (5) |

che sia di ognuno, e sarà maggiore nel mondo

tratto da Uomini e no di Elio Vittorini
 
I morti al largo Augusto non erano cinque soltanto; altri ve n’erano sul marciapiede dirimpetto; e quattro erano sul corso di Porta Vittoria; sette erano nella piazza delle Cinque Giornate, ai piedi del monumento.
Cartelli dicevano dietro ogni fila di morti : Passati per le armi. Non dicevano altro, anche i giornali non dicevano altro, e tra i morti c'erano due ragazzi di quindici anni.
C’erano anche una bambina, c’erano due donne e un vecchio dalla barba bianca. La gente andava per il largo Augusto e il corso di Porta Vittoria fino a piazza delle Cinque Giornate, vedeva i morti al sole su un marciapiede, poi i morti sul corso, i morti sotto il monumento, e non aveva bisogno di saper altro. Guardava le facce morte, i piedi ignudi, i piedi nelle scarpe, guardava le parole dei cartelli, guardava i teschi con le tibie incrociate sui berretti degli uomini di guardia, e sembrava che comprendesse ogni cosa.
Come? Anche quei due ragazzi di quindici anni? Anche la bambina? Ogni cosa? Per questo, appunto, sembrava anzi che comprendesse ogni cosa. Nessuno si stupiva di niente. Nessuno domandava spiegazioni. E nessuno si sbagliava. […]
 
Berta non trovò Selva in casa.
Bussò, non ebbe risposta, e non ebbe più scopo di essere venuta. Pure era venuta piena di fretta. Aveva qualcosa di molto importante da fare o da dire. Che cosa?
Andò, dalla strada di Selva, verso il Parco.
Non vi era gente, vi era soltanto il sole, terreno bianco e sole, alberi ignudi e sole, e andò, in quella solitudine, fino a una panchina. Sedette, e si mise a piangere. Era questo che aveva da dire o fare?
Piangeva, e tutto il Parco era intorno a lei, una arena solitaria, col cerchio del tram che suonava molto lontano, all’orizzonte.
Ma sentì qualcuno che le parlava.
“Che c’è figliola?”
Sollevò il capo.
“Piangi?” disse l’uomo.
Era un vecchio, Berta lo vide vecchio o povero, lacero nei panni, le scarpe rotte, e continuò in pace a piangere.
“Posso domandarti,” le disse il vecchio, “perché piangi?”
“Non so,” Berta rispose.
“Non sai perché piangi?”
“Vorrei saperlo, e non lo so.”
“Non ti è accaduto nulla?”
“Nulla.”
“Nemmeno ieri? Nemmeno ieri l’altro?”
“Nemmeno ieri l’altro.”
Il vecchio sedette vicino a Berta. “Tu devi aver visto qualcosa.”
“Questo sì.”
“Quei morti?”
“Quei morti.”
“E piangi” disse il vecchio, “per loro?”
Berta sollevò di nuovo il capo.
Guardò il vecchio e vide che i suoi occhi erano azzurri, glieli vide sereni nella vecchia faccia. Aveva un significato che i suoi occhi fossero azzurri? Era come se avesse un significato.
“Non so,” rispose.
Ma dovette piegarsi una volta di più dentro le sue lacrime.
 
“Non bisogna,” il vecchio disse, “piangere per loro.”
“No?” disse Berta.
“Non bisogna piangere per nessuna delle cose che oggi accadono.”
“Non bisogna piangere?”
“Se piangiamo accettiamo. Non bisogna accettare.”
“Gli uomini sono uccisi, e non bisogna piangere?”
“Se li piangiamo li perdiamo. Non bisogna perderli.”
“E non bisogna piangere?”
“Certo che no! Che facciamo se piangiamo? Rendiamo inutile ogni cosa.”
Era questo piangere?
Rendere inutile ogni cosa che era stata?
Il vecchio lo diceva, e Berta poteva anche crederlo. Forse era questo. Ma non poteva non piangere, e stava pure sempre col capo chino, si bagnava di lacrime il grembo.
“Non bisogna,” disse il vecchio. “Non bisogna.”
“Sì” disse Berta. “Non bisogna”
“Vedi che non bisogna? Smetti.”
“Ma io non piango per loro.”
“Non piangi per loro?”
“Non su di loro.”
“No?” disse il vecchio.
Berta non piangeva sopra i morti, per il sangue loro. Ora lo sapeva. Le veniva da loro, ma non era pietà per loro.
Era pietà, o forse disperazione, su se stessa; ma dinanzi a loro era un’altra cosa. Che cosa?
Disse al vecchio “No. Non piango su di loro”.
Aveva rialzato il capo, il pianto si asciugava sulla sua faccia, e rivide nel vecchio gli occhi azzurri.
Glieli guardò. “Ma che dobbiamo fare?” gli chiese.
“Oh!” il vecchio rispose. “Dobbiamo imparare.”
“Imparare che cosa?” disse Berta. “Cos’è che insegnano?”
“Quello per cui,” il vecchio disse, “sono morti.”
 
Berta chiese al vecchio che cosa intendesse dire, e il vecchio disse che intendeva dire quello per cui accadeva ogni cosa, e per cui si moriva, disse, anche se non si combatteva.
“La liberazione?” disse Berta.
Il vecchio sembrava cercasse la risposta migliore, guardava davanti a sé con occhi lieti. “Di ognuno di noi,” rispose.
“Come di ognuno?”
“Di ognuno, nella sua vita.”
“E il nostro paese? E il mondo?”
“Si capisce,” il vecchio rispose. “Che sia di ognuno, e sarà maggiore nel mondo.”
Indicò la città verso dov’erano, sui marciapiedi, le facce loro; e Berta potè pensarli non di sopra alle case e agli uomini, ma tra le case, tra gli uomini, parlando dentro ad ognuno, non di sopra.
Un nuovo trasporto la trascinò; e ancora fu in lacrime.
Non avrebbe dovuto lasciarsi trascinare? Non doveva piangere? Pure era per questo che piangeva, non per altro, per questo e non altro aveva pianto finora, per questo che ora sapeva di pensare, questo che di loro pensava, e non cercò di frenarsi, pianse in pace.
Piangendo, si chiedeva:
E lo dicono anche in me? Anche per me sono morti?
 
p.s uomini e no è un libro bellissimo. un libro sulla, per la, nella, resistenza. scritto in una forma stranamente "moderna" (stranamente per me che non me l'aspettavo), dialoghi serrati, visioni.  pieno di storie. le storie di tutti, quelle che (forse) non cambiano mai, ma che (forse) proprio per questo sono le prime ad essere dimenticate. pieno di dubbi e di onestà. visionario e realista. Vittorini si prende la libertà di far parlare i morti e di fargli dire quasi con leggerezza: sì, di che ti meravigli? sono morto anche per te. gli uomini, le donne, per sopravvivere ritornano bambini, nei sogni, nel cuore. il rischio, per gli adulti, è dimenticare com'è fatta la felicità per la quale stanno lottando. e dimenticare la felicità, dimenticare di sognarla, di dargli una forma, di disegnare una strada per raggiungerla è la vera morte. senza polemiche, senza retorica, ognuno per quello che sente: buona liberazione a tutti.non finisce mai.

Roba di misia martedì, 24 aprile 2007 ore 14:51 | link | commenti (1) |

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder

tanta voglia di scrivere. poco tempo. testa vuota. testa piena. sole. sole. sole. certe giornate di primavera avrebbero bisogno di testimoni.

Roba di misia lunedì, 23 aprile 2007 ore 12:56 | link | commenti (1) |

c'è un tipo le cui poche parole stanno scivolando pigre e sensuali fuori dalle casse del pc davanti al quale lavoro. -you know I know- canta lui al che io replico -se lo dici te-, poi -i'm in the moooooooood baby i'm in the mood for love- canta lui -beato te- gli rispondo io e un collega  passando di qua mi fa -parli con me?-

Roba di misia giovedì, 19 aprile 2007 ore 14:55 | link | commenti (2) |

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder

Roba di misia giovedì, 19 aprile 2007 ore 10:03 | link | commenti |

le fragole sono sempre pronte in frigo. già lavate. alla veneranda età di 30 anni posso finalmente dire di saper pulire un ananas con nonchalance. la preparazione di un ananas l'ho sempre ritenuta un operazione infame, che svolgevo esclusivamente in virtù della passione che ho per quel frutto. avevo un mio metodo, ma solo adesso capisco quanto fosse da coglioni il metodo mio e quanto sia semplice in realtà pulire un benedetto ananasso. probabilmente al mondo esistono parecchie cose più semplici di come me le immagino visto che io, se mi gira, sono una che le cose se le sa complicare per benino. ananas a parte, mi addormento leggendo bellissimi libri e dormo notti lunghe e molto spesso dense di sogni stupidi, o per meglio dire stupidamente verosimili. nella realtà, sabato scorso ho perso un ombrello. ero in una sperduta stazione di un paese sperduto, mi sono seduta su un muretto a fumare una sigaretta e a pensare ai casi miei, poi è arrivato il treno e io ci sono salita sopra. ovviamente l'ombrello è rimasto lì, sul muretto. nel sogno di stanotte, l'ombrello perso mi veniva restituito da uno sconosciuto che mi faceva un sacco di moine e non la finiva più di chiacchierare. nel corso della notte devo aver avuto dei micro risvegli nei quali, in uno stato di semi coscienza, mi domandavo se l'ombrello l'avessi perso per davvero o per finta e se mi fosse poi stato restituito per davvero o per finta. insomma una gran fatica cercare di fare le distinzioni tra realtà e sogno mentre metà del tuo cervello dorme e l'altra metà è sveglia, ma ti manda affanculo perchè vorrebbe dormire invece che pensare agli ombrelli. dice, ma non c'hai proprio niente di meglio da pensare che pensi all'ombrello tuo pure di notte? c'e l'ho eccome, ma i sogni vanno un pò dove pare a loro, per questo c'è chi ci scrive i libri sopra, chi li racconta allo strizzacervelli o chi, molto più intelligentemente, se li gioca al lotto.
dunque, secondo la smorfia nappuletana : l'ombrello chiuso è il 26, l'atto del perdere è il 6, quello del ritrovare il 15, lo sconosciuto è il 17 e chiacchierare fa 25. che dire? buon pro vi faccia.

Roba di misia mercoledì, 18 aprile 2007 ore 10:38 | link | commenti (1) |

il tizio che viene a rifornire di merendine il distributore automatico non so come si chiama di nome, però magari la prossima volta glielo chiedo. il tizio che viene a rifornire di merendine il distributore automatico come caratteristica principale ci ha questa cosa qua: come suoneria del cellulare ha una registrazione dei cori della curva sud dello stadio olimpico. per capirci: un sacco di gente che urla uno slogan indecifrabile (fatta esclusione, che te lo dico a fare, per la parola roma). il tizio che viene a rifornire di merendine il distributore automatico riceve molte, ma che dico molte, moltissime telefonate. il tizio eccetera eccetera è qui da più di mezz'ora che riceve telefonate a raffica e che, tra una chiamata e l'altra, traffica col distributore e colle merendine delli meglio mortangolieri sua. ogni volta che "squilla" il telefono, parte il coro degli ultras e a me mi viene una cosa che assomiglia a una specie di infarto perchè, cioè, non lo so descrivere che cosa può essere questa suoneria qua. una cosa un tantino brutale, a un volume stra-to-sfe-ri-co. come se improvvisamente, dalla silenziosa stanza in cui lavoro, venissi proiettata in un posto moooolto affollato e rumoroso, come potrebbe essere, tanto per fare un esempio a caso, il centro della curva sud durante un derby. proprio così. alle suddette telefonate il tizio risponde con un -oh- e la conversazione che ne consegue (almeno da parte del qui presente tizio) consiste in sparuti monosillabi e termina con un laconico -vabbè sciao-. al tizio che viene a rifornire di merendine il distributore automatico però in un certo senso io mi ci sono affezionata e pure lui secondo me m'ha preso in simpatia. ogni volta che viene si diverte a farmi i quiz. i quiz consistono in questo : io gli passo davanti lo saluto -ciao- lui, che ha uno scatolone pieno di merendine e frizzi e lazzi da posizionare negli appositi spazi del distributore, invece di rispondere al mio saluto mi chiede -senti 'n pò...che c'era ar numero 16?- io mi fermo, guardo attraverso il vetro, studio la disposizione delle cose, cerco di ricordare e poi rispondo -mmm...c'erano le cipster!". lui mi fa "no, le cipster stavano ar 21"..."allora c'erano le patatine crick&crock" e lui replica "ma noooo, l'ultima volta le cricche e crocche nun ve l'ho mica messe". con la coda fra le gambe io me ne torno nella mia stanza e mi rimetto al lavoro. dopo un pò sento la sua voce che mi fa "oh, al 10? che ce stava?" e io rispondo "i ringo. al 10 c'erano i ringo" e lui ridendo come un matto mi fa "ma quali ringo. c'erano i tarallucci". ogni tanto però ci becco. la mia media sta migliorando. insomma, che si sappia, io qui ho trovato un secondo lavoro che consiste nel fare quella che suggerisce al tizio che viene a rifornire di merendine il distributore automatico, il quale secondo lavoro mi da di molte soddisfazioni, mica come il primo.

Roba di misia lunedì, 16 aprile 2007 ore 15:52 | link | commenti (9) |

I sailed a wild, wild sea
climbed up a tall, tall mountain
I met a old, old man
beneath a weeping willow tree
He said now if you got some questions
go and lay them at my feet
but my time here is brief
so you'll have to pick just three

And I said
What do you do with the pieces of a broken heart
and how can a man like me remain in the light
and if life is really as short as they say
then why is the night so long
and then the sun went down
and he sang for me this song

See I once was a young fool like you
afraid to do the things
that I knew I had to do
So I played an escapade just like you
I played an escapade just like you
I sailed a wild, wild sea
climbed up a tall, tall mountain
I met an old, old man
he sat beneath a sapling tree
He said now if you got some questions
go and lay them at my feet
but my time here is brief
so you'll have to pick just three

And I said
What do you do with the pieces of a broken heart
and how can a man like me remain in the light
and if life is really as short as they say
then why is the night so long
and then the sun went down
and he played for me this song
(m.ward - chinese translation)
qui il video

Roba di misia giovedì, 12 aprile 2007 ore 18:14 | link | commenti (1) |

shift freccia su canc

Roba di misia mercoledì, 11 aprile 2007 ore 17:23 | link | commenti (1) |

così

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder

I wish I knew how
It would feel to be free
I wish I could break
All the chains holding me
I wish I could say
All the things that I should say
Say 'em loud say '
em clear
For
the whole round world to hear
I wish I could share
All the love that's in my heart
Remove all the bars
That keep us apart
I wish you could know
What it means to be me
Then you'd see and agree
That every man should be free

I wish I could give
All I'm longin' to give
I wish I could live
Like I'm longin' to live
I wish I could do
All the things that I can do
And though I'm way over due
I'd be starting a new

Well I wish I could be
Like a bird in the sky
How sweet it would be
If I found I could fly
Oh I'd soar to the sun
And look down at the sea
Than I'd sing cos I know - yea
Then I'd sing cos I know - yea
Then I'd sing cos I know
I'd know how it feels
Oh I know how it feels to be free
Yea Yea! Oh, I know how it feels
Yes I know
Oh, I know
How it feels
How it feels
To be free

Roba di misia martedì, 10 aprile 2007 ore 14:51 | link | commenti (4) |

Bessie was more than just a friend of mine
We shared the good times with the bad
Now many a year has passed me by
I still recall the best thing I ever had

I’m just goin’ down the road t’ see bessie
Oh, see her soon
Goin’ down the road t’ see bessie smith
When I get there I wonder what she’ll do

Now all the crazy things I had to try
Well I tried them all and then some
But if you’re lucky one day you find out
Where it is you’re really comin’ from

I’m just goin’ down the road t’ see bessie
Oh, see her soon
Goin’ down the road t’ see bessie smith
When I get there I wonder what she’ll do

Now in my day I’ve made some foolish moves
But back then, I didn’t worry ’bout a thing
And now again I still wonder to myself
Was it her sweet love or the way that she could sing

I’m just goin’ down the road t’ see bessie
Oh, see her soon
Goin’ down the road t’ see bessie smith
When I get there I wonder what she’ll do

There’s so much time has gone right on by
I didn’t think one could be so wrong
And then one night I was drinkin’ and a-thinkin’
In the bottom of the glass I could see bessie’s face so strong

I’m just goin’ down the road t’ see bessie
Oh, see her soon
Goin’ down the road t’ see bessie smith
When I get there I wonder what she’ll do

When she sees me will she know what I’ve been through?
Will old times start to feelin’ like new?
When I get there will our love still feel so true?
Yet all I have, I’ll be a-bringin’ it to you
Oh bessie, sing them old-time blues

(bob dylan - bessie smith)

Roba di misia giovedì, 05 aprile 2007 ore 12:13 | link | commenti (3) |

in estrema sintesi oggi non so proprio dove andare per evitare di incontrarmi.

Roba di misia mercoledì, 04 aprile 2007 ore 17:55 | link | commenti (3) |

stamattina seduta in metropolitana stavo leggendo se una notte d'inverno un viaggiatore, anzi era se una notte d'inverno un viaggiatore che leggeva me, anzi ero io che leggevo me stessa che leggeva se una notte d'inverno un viaggiatore, anzi era un lettore che leggeva di me che leggevo se una notte d'inverno un viaggiatore anzi...

calvino l'ho scoperto tardi. ora recupero il tempo perso. in sintesi calvino per me è uno di quegli scrittori che mentre li leggo penso: io a questo qui, per aver scritto questa cosa, per aver descritto quest'altra, ci voglio proprio bene.

e (qui lo dico e qui lo nego) in quel momento, col libro in mano e lo stupore nel cuore, a volte penso addirittura che quegli scrittori lì, in un certo senso, vogliano bene a me.

Roba di misia martedì, 03 aprile 2007 ore 11:51 | link | commenti (1) |

oggi mi sento così inconcluden

Roba di misia lunedì, 02 aprile 2007 ore 17:43 | link | commenti (1) |

lunedì

Roba di misia lunedì, 02 aprile 2007 ore 09:29 | link | commenti (3) |


vengo anch'io

*loading*