"...la musica c'è sempre."
che mi dispiace sempre quando scrivo cose amare. che me la canto e me la suono da me. che tanto lo so. che non ho voglia di pensarci. che non importa. che lo so io quello che importa veramente. che non è il lavoro. che non è la gente. che andassero a quel paese. che certe cose le polverizzi con un sorriso. che fuori c'è il sole. che è bello quando trovo le parole giuste. che quando sono giuste, sembrano non bastare mai. che certe volte è un problema questo cuore che mi si spalanca così, per niente, per una canzone, per qualsiasi cosa decide lui. che con un cuore così i rischi sono due. che non ho voglia di dire quali sono. che però preferisco il primo. che ho voglia di un pò di dolcezza. gratis. che per favore per favore per favore ho già pagato abbastanza.
Spoon in spoon
Stirring my coffee
I thought of you
And turned to the gate
And on my way came up with the answers
I scratched my head
And the answers were gone
From hand to hand,
Wrist to the elbow
Red blood sand
Could Dad be God?
Crosses cross hung out like a wet rag
Forgive you? Why?
You hung me out to dry
And maybe I'm crazy
But laughing out loud
Makes the pain pass by
And maybe you're a little crazy
But laughing out loud makes it all subside
Holding, I'm holding
I'm still falling,
I'm still falling
Spoon in spoon
Stirring my coffee
I thought of this
And turned to the gate
But on my way
Crack lightning and thunder
I hid my head
And the storm slipped away
Well, maybe I'm crazy
But laughing out loud
Makes it all pass by
And maybe you're a little crazy
And laughing out loud
Makes it all alright
Laughing out loud
From time to time,
Minutes and hours
Some move ahead while
Some lag behind
It's like the balloon that
Rise and then vanish
This drop of hope
That falls from his eyes
Spoon in spoon
Stirring my coffee
I think of this
And turn to go away
But as I walk
There're voices behind me saying:
"Sinners sin, come now and play."
Laughing out loud...
Come now and play...
Come in from the cold for a while,
Everything will be all right
Come in from the noise for a time,
Everything will be alright
Everything will be alright
For now, goodbye
Friend, goodbye
mi sono appena resa conto che le condizioni della stanza dove lavoro, ma soprattutto quelle del mio tavolo, riflettono perfettamente il mio stato mentale dopo questi ultimi giorni di delirio. libri, fogli volanti, post-it impazziti. carte su carte su carte. impilate malamente, in equilibrio instabile e senza alcun criterio di priorità. le cose più importanti infatti, non so perchè, finiscono sempre sotto. è una delle regole del disordine. e secondo questo criterio forse, sotto a tutti questi strati di carta c'è pure quella parte di tempo che ho regalato a questo circo. e, ancora più sotto, ci sono io che ogni tanto mi dimentico di essere un tantino più importante di tutto quello che c'è sopra. una mia amica ieri sera mi ha chiesto come stai? e io ho attaccato un pippone sul perchè e sul percome un posto del genere meriterebbe di essere raso al suolo o divorato dalle fiamme. certi giorni sono per le soluzioni drastiche in barba alla mia leggendaria (e fantomatica) bontà. poi per sdrammatizzare le ho detto come sistemerò le cose quando diventerò la regina dell'universo. però nel frattempo, ecco, questo è il mio tavolo, poco più in là potete vedere la scrivania della mia collega che (anche) oggi non c'è e che quando c'è sarebbe meglio se non ci fosse. è di un ordine asettico e finto. io ci credo ancora che le cose potrebbero andare meglio di così. avrei pure delle idee per migliorarle. idee che non hanno niente a che vedere con cariche esplosive o con un uso appropriato di benzina&fiammiferi. insomma, ci provo, continuo a provarci ogni giorno a fare la mia piccola parte, ma certe volte, tipo ora che guardo la differenza tra le due scrivanie, mi viene la tentazione di pensare che non serva a niente.
io ogni tanto mi chiedo perchè? perchè nella vita mi tocca sempre di lavorare con la gente che c'ha i problemi. ma i problemi grossi così. dice, è colpa tua, è che sei troppo bbbbbuona. e io rispondo vabbè io sarò pure bbbbuona, ma voi siete stronzi. insomma, prima stavo guardando l'homepage di repubblica.it e dopo aver letto la vera notizia del giorno, ho cambiato idea. nella prossima vita non voglio più rinascere van morrison, ma pescatore della Nuova Zelanda che un giorno pesca un calamaro da 450 kili e la sera invita tutti gli amici a casa sua a mangiare insalata di mare e calamaro alla griglia, a bere fiumi di vino bianco frizzantino, quello che va giù lisssio lissssio e però ti inciucca, ti fa venire voglia di ridere e di dimenticare i problemi. i tuoi, ma soprattutto quelli degli altri.
ma (quel gran pirlone) di calderoli, nell'intervista che ho ascoltato stamattina alla radio, parlava della partita a risiko che ha giocato con l'amici sua, mica di politica vero?
non mi va
certi giorni iniziano così_tempo lento e cielo basso_poi cambiano_infatti poco fa le rotaie si srotolavano rapide_tutta la città scorreva e scalpitava nella fisarmonica di Galliano_bianco e nero denso dal quale emergevano macchie vivide di palazzi e panni stesi_batti il piede_e il mondo sembra accettare il tuo invito a ballare_certi giorni trovi il ritmo_ti ci muovi dentro o di lato_fluido_senza domande al seguito_senza punti senza virgole_certi giorni non puoi dire di conoscerli già_almeno fino a quando non inciampi nei fili di una canzone_nell'aria tesa e misurata tra una nota e l'altra_certi giorni strani_più strani di noi_ci mettono tra i piedi quelle canzoni là_e io_sarà passato tutto il maledetto tempo che ti pare_su certe canzoni ci inciampo e cado come la prima volta_ecco insomma_ non so te_ma io_ancora non ho il cuore giusto_per camminarci sopra_come fosse niente.
sabato sera sono andata a vedere uno spettacolo al teatro cometa off. l'annaffiatore del cervello di passannante di e con ulderico pesce. qui maggiori informazioni (non rende molto l'idea, magari in rete trovate recensioni meno sintetiche). fino al 25 febbraio, ma credo che saranno programmate altre repliche oltre quelle stabilite. biglietto 12 euro. stasera ingresso gratuito fino ad esaurimento posti (il teatro è minuscolo). interverrà Haidi Giuliani, la mamma di Carlo. questo dettaglio dovrebbe rendere l'idea di quanto la storia di Passannante, tanto antica (e assurda) da sembrare irreale, sia invece ancora viva, vicina, capace di parlarci e farci riflettere. a narrarla è la voce di Mario, il carabiniere (per caso) al quale è stato affidato il compito di innaffiare con la formalina il cervello di Passannante che (davvero) è conservato ed esposto in una bacheca di vetro nel museo del crimine di Roma. questa voce narrante, buffa e semplice, diventa via via consapevole di quale sia la vera storia di Passannante e del perchè meriti di trovare pace. è una storia che non è ancora finita. e per certi versi è sempre la stessa storia. si parla dell'italia di una volta, che poi non è molto diversa da quella di oggi che ha accolto il ritorno dei savoia a squilli di tromba, come se si trattasse di gente della quale andare fieri. bah. comunque lo spettacolo vale veramente la pena andarlo a vedere. sabato sera ad intervenire a fine spettacolo è stato Andrea Satta dei Tête de bois che ha cantato una struggente versione acustica de "gli anarchici". vorrei scrivere altro, perchè molto molto altro ci sarebbe da dire, ma poi finisce che tiro fuori discorsi troppo complicati per questo buco di blog e per questa che voleva essere una semplice segnalazione.
Stringimi.
Cullami
e lasciami andare,
perchè sapere è difficile
ma è facile dimenticare.
Bianchi satelliti girano intorno
al tuo sguardo lunare.
Stringimi.
Cullami
e lasciami andare.
Quando guidavo
i bassi spingevano
in alto le voci,
erano le notti eterne di giorni
distratti e veloci.
E mentre il nuovo millennio
aspettava
ad appena due metri
i nostri dialoghi pieni di senso
appannavano i vetri.
E domani
saremo insieme
nel calore del giorno
saremo insieme
ed avremo
forse
qualcosa
da dire.
Dietro lo schermo
ti vedo sorridere
piano
e sparire.
Quello che il cielo ci ha dato
il cielo riprende.
La terra ha sempre più sete
e la pioggia non scende.
Dietro lo schermo
ti vedo.
E domani
saremo insieme
nel calore del giorno
saremo insieme
ed avremo
forse
qualcosa
da dire.
E domani
saremo insieme
nel calore del giorno
saremo insieme
ed avremo
forse
qualcosa
da dire.
Aliante - Elettrojoyce
M. e J. sono tornati pochi giorni fa dall'India.
di fronte a un piatto di minestra M. si dimostra riluttante.
mi siedo accanto a lei e inizio a farle un sacco di moine per convincerla a mangiare. niente da fare.
a un certo punto mi fa -lo sai che in India c'hanno una canzone che fa così : om-om-om-om-om-ooooom?"
-sì, lo so. anche io qui quando faccio yoga canto oooooommmmm- le rispondo abbinando all'om un'espressione buffa. Ride come una matta.
-come fai tu?- mi chiede, io replico la faccia buffa e l'om e lei ride più di prima.
-e tu lo sai - le dico -che esiste anche un'altra canzone che fa am-am-aaaam?-
lei capisce al volo che il mio è un chiaro riferimento alla sua minestra che intanto si raffredda nel piatto.
-sì- mi risponde seria
-dai su- le faccio afferrando il cucchiaio
così iniziamo a cantare am-am-aaaam e mentre lei ripete il mantra io le infilo grandi cucchiaiate di minestra nella bocca spalancata.


ho dovuto rileggere non so quante volte
le tue parole
per superare la mia incredulità ottusa.
è morto
mi hai scritto.
ieri
ero distrutta
tornavo dal funerale
la gente nel tram mi guardava
e io per un istante mi sono chiesta
dio mio chissà che faccia ho.
c'era il sole che entrava dal finestrino
gli occhi mi bruciavano tanto.
volevo tornare a piedi
ma avevo le gambe molli
così sono salita sul tram
e mi sembrava così strano che il mondo lì fuori
continuasse ad avere i soliti colori
e ad andare alla solita velocità.
gli alberi verdi
il traffico
i motorini
un autolavaggio
dei muratori seduti al sole a fumare
cappotti sciarpe borse
facce
chiacchiere
tutto continuava.
ho pensato che forse
vedere il mondo che ignora quello che è successo
ti aiuterà a non impazzire.
ho pensato
che è meglio smettere di cercare un senso
almeno per ora.
il senso
se c'è
non si vede ancora
ed è comunque presto
per inventarne uno.
poi
non lo so perchè
mi sono ricordata della storia di Pollock
e dei frattali
e mi sono fatta consolare dall'abbraccio
di questo pensiero strano
forse inopportuno
ripetendomi che prima o poi
impareremo a guardare.
oh da quando m'hanno detto che metto le virgole a casaccio mi prendono gli scompensi ogni volta che ne devo piazzare una. dice: ne metti o troppe o troppo poche. e c'ha ragione. o fai delle frasi lunghiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiissime che tolgono il fiato e azzerano la salivazione. oppure spezzi la frase con mille virgole che producono una lettura a singhiozzo, asmatica, ansiogena, claustrofobica. è vero pure questo. alla fine, sai che c'è, faccio un pò come casso mi pare pure colle virgole io. ma ci tengo ad imparare eh. ecco, per dire, questa virgola qua , che m'è avanzata 'ndonde me la metto? biiiiiiiiiiiiiiiiiiiiip
ho capito ho capito.
ho appena impataccato col succo di albicocca le scartoffie sulle quali attualmente poggio i gomiti ma che in realtà dovrei leggere invece di scrivere qui dentro che ho appena impataccato col succo di albicocca le scartoffie sulle quali attualmente poggio i gomiti ma che in realtà dovrei leggere invece di scrivere qui dentro. non se ne esce. e non ho fatto nemmeno copia&incolla. che genio. asciugo con la carta assorbente la patacca arancione sui fogli. briciole. c'ho su un paio di calze verde bottiglia tutte tempestate di brillantini, mi sembra opportuno dirlo.voglia di fumare. fuori piove. tra un attimo mi tocca andare per il mondo. non mi viene in mente un accompagnamento musicale degno per questa giornata un pò così. oggi, niente anni 80 per favore, niente roba sintetica. non lo so. potessi esprimere un desiderio piccolissimo adesso me ne starei dentro un bar, a guardare fuori attraverso le vetrine, a pensare che la pioggia è perfetta per una giornata così, a bere un caffè lungo lungo e già che ci sono a mangiare una fetta di crostata con marmellata alle visciole come quella che fanno in una pasticceria dalle parti di Testaccio che sotto ci mettono un generoso strato di marmellata e sopra ciliegie, ciliegie, ciliegie. tutte incastonate precise precise. quella volta lì ne ho mangiata troppa. mi ha un pò stomacato tanto che ho pensato che delle ciliegie non ne volevo sapere più niente per il resto della mia vita. invece no. e poi certe giornate sono buone solo se ci spalmi la marmellata sopra. vado.
non è che perchè c'ho le calze color ciclamino e la gonna a pieghe e la ssssiarpa a strissssie colorate non merito di essere presa sul serio. io. oh.
bastano poche parole
in colonna
a scandire
il ritmo del respiro
a ridare fiato
sciogliendo di nuovo il sangue
fermo
freddo
le scrivo
cercando quelle dalla forma liscia
morbida
a volte trovandone alcune
addirittura liquide
che si adattano alla mia forma
cedono all'idea
e scivolano facili
come i movimenti dell'amore
le parole superflue
che sono suono stonato
gesto spigoloso e maldestro
le peso nella gola
ne immagino il tocco addosso
e le cancello
a quelle che restano
libero la strada
e poi le guardo andare
piena di speranza
le rileggo dall'inizio
in discesa
le sento sciogliersi
le immagino colarti dentro
scaldarti
fino a farmi viva
di aria
e pelle
e vicina
come se potessi toccarmi
proprio
ora.
l'unico modo che mi viene in mente per boicottare certe cose, sì cose perchè non so come altro chiamarlo il pubblico scambio di missive tra veronica e silvio, l'unico modo dicevo, è non parlarne. anzi di più, non pensarci nemmeno. loro non esistono. è tutto finto. la repubblica è un quotidiano che per quanto mi riguarda ci siamo giocati già da tempo, quindi di che ci possiamo lamentare? non è successo niente. è tutto come prima. eppure, anche stavolta mi sale dentro questa rabbia, questo schifo, questa nausea che mi macina nello stomaco. questa voglia di boh, di fare qualcosa di più che dire le parolacce a Ferrara che straripa dallo schermo del mio televisore. mi vergogno un pò perchè a volte, dico a volte, non riesco nemmeno più a farmi una risata sopra a cose di questo tipo, a dargli un peso diverso dal macigno che mi sento sull'anima e perdere il senso dell'umorismo è una cosa che mi terrorizza visti i tempi. queste cose non puoi di certo prenderle sul serio, come non puoi prendere sul serio i dibattiti che ne conseguono, purtroppo però la mia voglia di scherzare è un pò logora. ho constatato che comincia a starmi sulle balle e che storco il naso pure davanti alla dandini e a tutti l'amici sua, la situazione è grave. è che non cambia mai niente, niente e che alla fine tutti reggono il gioco a questa stasi. pure i giullari. che palle. ecco qua, una prima pagina dedicata a una cosa del genere. cioè, vi prego fatemi ridere perchè non ci riesco. allora cambio canale, allora non leggo il giornale, allora non ne parlo in modo da evitare di dire, per esempio, che a casa mia la dignità è un'altra cosa. ma proprio un'altra eh.
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