quasi

se ne fossi capace vorrei dirlo con due parole. porpora e ambra. solo a pensarle sembra sciogliersi la fredda ostinazione con la quale affronto questo tempo. solo a farle di nuovo mie scrivendole sento cedere qualcosa dentro. come ieri che davanti allo specchio e più tardi di notte su un autobus mezzo vuoto che andava lento malgrado la strada fosse libera queste due parole mi hanno ricordato che non mi ricordo più niente. tanto ho fatto tanto ho voluto dimenticare che non lo so dove sono andate a finire la porpora l'ambra il calore e il colore che mi portavo dentro e addosso. forse è arrivato il momento di passare alla fase successiva. è quasi tutto qui. dentro di me.   

...all that we can't say
is all we need to hear
when you close your eyes
does the world disappear?

there's something in everyone
only they know
it moves in the hidden ways
of joy and sorrow

never leave lonely alone

Roba di misia martedì, 31 ottobre 2006 ore 11:03 | link | commenti (2) |

Para todo mal, mescal, para todo bien, también

vabbè che è lunedì e che la vita è un casino, però andiamoci piano. poi, visto che un vaccino contro la ggggente non l'hanno ancora inventato, ognuno si arrangi come meglio può. per dire, c'è questa tipa messicana che canta e che si chiama Lila Downs anche se per il modo di vestire e acconciarsi pare proprio Frida Kahlo. ecco qui il link al suo sito, dove, fin dall'homepage, è possibile ascoltare alcuni brani tratti dal suo ultimo album la cantina. la mia canzone preferita è la numero 3, agua de rosas. però pure le altre eh. chi, per tenere il ritmo, non batte almeno il piede per terra vince il primo premio della categoria culi di piombo. ecco, poi per carità, non raccontiamoci balle, sempre lunedì è, e i casini quelli sono, ma la ggggente, no? cioè dico la ggggente, magari, gentilmente, non è che se ne andrebbe un pò affa

Roba di misia lunedì, 30 ottobre 2006 ore 16:04 | link | commenti |

,invece,

e insomma questa giornata doveva andare in un modo un pò diverso. solo un pò. per capirci, ora che sono le 22.05, sempre che l'orologio del mio pc non vada avanti o indietro, io invece che stare qui a controllare l'orologio del pc, avrei dovuto starmene a mollo nelle terme di non so dove a bearmi della goduriosa temperatura dell'acqua e forse un pò meno dei suoi sulfurei effluvi. e invece. invece è una parola che va molto di moda nella mia vita ultimamente. invece siccome alla mia nuova amica A., dopo un lauto pranzo in quel di Sutri, veniva da vomitare, anzi no ci aveva un attacco di dissenteria, anzi no, mi sa che era in preda ad una reazione allergica ai funghi perchè le prudevano le orecchie e il palmo delle mani, macchè ora che ci pensava bene non è che le uova con cui avevano preparato il tiramisù che si era spazzolata per dessert erano marce e allora lei si era presa quella cosa lì, come si chiama? mi ha chiesto come si chiama quella malattia lì delle uova? e io mmmm oddio non lo so le ho risposto però siccome la cosa fondamentale per A., più che come si sentiva era diventata ricordarsi il nome di quella malattia, per farla contenta ho buttato là un pò di nomi a cazzo. la prima malattia che mi è venuta in mente, trattandosi di uova, è stata l'aviaria, che te lo dico a fare. l'aviaria! ho esclamato con un tono trionfante manco stessi rispondendo a un quiz televisivo. lei mi ha guardato un pò male chissà perchè. allora, sperando di essere più originale, ho detto botulismo. o botulino. non mi ricordo più. e ho pensato mo' s'incazza perchè che c'entra il botu-coso con le uova? e invece, mica s'è incazzata, anzi, questa malattia le è piaciuta proprio perchè per un pò abbiamo dovuto tranquillizzarla che no, non era botulino o botulismo fai un pò te. fatto sta che a forza di tenere sotto osservazione A. per essere certa che non peggiorasse, visto che non proferiva più parola mi sono concentrata sull'espressione del suo viso  e siccome ci aveva l'espressione tipica di chi sta per avere un conato o per alzarsi di scatto e correre verso il bagno, m'è venuta una leggera nausea pure a me. però ho evitato di dirlo che sennò A. cominciava a pensare che il suo era un virus infettivo. alla fine per farla breve, come dicono tutti quelli che non sono stati capaci di essere brevi, le pozze siamo andate solo a vederle prima di risalire in macchina e tornare a Roma. così giusto per capire cosa ci eravamo perse e rosicare. dalle vasche si levava un vapore che chiamarlo invitante è dire poco. la gente stava lì immersa nell'acqua e in quella luce rosa del tramonto. c'era un silenzio d'incanto interrotto solo dallo sciabordio di quelli che si immergevano o uscivano dall'acqua e recuperavano l'accappatoio appaggiato sull'erba per infilarselo di corsa. noi, invece, stavamo fuori vestite, con A. che sì forse si sentiva un pò meglio tanto che io e G. col pensiero ci eravamo già spogliate e infilate il costume, anzi avevamo già i piedi dentro l'acqua tiepida e pronunciavamo un aaaaahhhh libidinoso. se non che improvvisamente A. si è sentita peggio. forse l'umidità, forse i funghi o le uova, forse un'altra scarica di diarrea imminente o forse le mestruazioni, ah sì, perchè A., mi ero dimenticata di scriverlo, ci aveva pure le cose sue a corredare il quadro clinico. ecco. nelle vasche ci abbiamo infilato solo una mano, per testare quanto fosse calda l'acqua e poi siamo salite sulla panda color guacamole di G. promettendo solennemente, soprattutto A. che si sentiva in colpa e diceva che sfiga ma guarda te che sfiga che c'ho, di tornare presto. durante il viaggio abbiamo ascoltato un sacco di cd. G. è appassionata di musica messicana e portoghese e ascolta principalmente cantanti che con una voce meravigliosa fanno vibrare parole di fuoco su un sottofondo di note che ti fanno venire voglia di agitare le natiche o ballare un lento strascicato e languido col primo che capita. Io fischiettavo, guardavo fuori dal finestrino e ogni tanto annusando la puzza di uovo marcio che mi era rimasta attaccata alla mano, ripensavo a quell'acqua e mi vedevo spaparanzata nella pozza col sorriso a 50 denti. G., mentre guidava, dondolava la testa a ritmo, invece, A. appena partite, ha tirato indietro il sedile e s'è addormentata come un ciocco. che la malattia che ci aveva, oltre ai pruriti, agli attacchi di squaccuaraccuaus e alla nausea fa venire un sonno, ma un sonno. 

Roba di misia sabato, 28 ottobre 2006 ore 22:53 | link | commenti |

ma che ne sai

stamattina metà della strada dalla metro all'ufficio l'ho fatta sotto braccio a nick cave che come ho sempre saputo è un grande gentiluomo mi chiamava ragazza e mi diceva guarda qui e guarda lì non vedi le nuvole il sole il vento e un sacco di altre cose che io a starlo a sentire mi sentivo leggera e luminosa ma anche un pò stupida in quel modo che poi è un bellissimo modo di sentirsi stupidi a un certo punto siccome aveva un appuntamento mi ha salutato con un mezzo inchino e un baciamano e ad accompagnarmi lungo l'ultimo tratto di strada che poi sarebbe quel pezzo in salita è arrivato un tipo un pò rozzo e con la voce di carta vetrata che mi dava spintoni e pacche sul culo se mi distraevo dalle sue parole come quando per guardare due cornacchie rincorrersi sul tetto basso della caserma ho rallentato il passo perchè non riuscivo a capire se litigavano o se facevano all'ammmore come dicono nei paesi insomma fatto sta che davanti all'ufficio ci sono arrivata prima che il tizio in questione avesse  terminato di sbraitarmi nelle orecchie la sua predica e io ho pensato mica posso interromperlo e allora mi sono fermata poco più in là della porta d'entrata con le braccia lungo i fianchi sotto il sole leggero e dorato ecco insomma stavo lì con la sensazione che la musica e quelle parole urlassero tutto intorno mica solo nelle mie orecchie tanto che magari le sentissero pure tutti quelli là che come api operose sciamavano verso l'ingresso tenendosi aperta la porta l'un l'altro per sentirsi buoni e civili a guardarmi doveva proprio sembrare che stessi aspettando qualcuno o qualcosa perchè in lontananza vedo arrivare una collega  io le sorrido e le faccio un cenno di saluto con la mano e lei invece quando è abbastanza vicina invece di dirmi ciao mi chiede -ma che stai a fa'?- io non sento il ma che stai a fa'? vedo solo le labbra che lo pronunciano prima di risponderle aspetto che lei mi raggiunga e in perfetto sincronismo arrivi pure quel magnifico yeeeeaaaaah finale a battezzarmi la giornata e a farmi tirare un gran respiro come ogni volta che ascolto questo pezzo -aspettavo che finisse una canzone- le dico togliendomi le cuffiette -ma pensa te credevo che ti fosse successo qualcosa annamo a lavorà va- dice lei.

Roba di misia venerdì, 27 ottobre 2006 ore 11:52 | link | commenti (3) |

topo gigio's day

ecco io mi domando cosa mai ci si possa aspettare da una giornata che è cominciata con una canzone dello zecchino d'oro che mi girava in testa in un loop petulante. come minimo stasera ci scappa una birretta col mago zurlì.

Roba di misia giovedì, 26 ottobre 2006 ore 10:52 | link | commenti |

kilometri e kilometri

il vagone della metro è pieno all'inverosimile. il tragitto oggi sembra più lungo del solito. in sottofondo il tunz-tunz-tunz proveniente dalle cuffiette del ragazzo che ho accanto e il chiacchiericcio svogliato e indistinto dei viaggiatori dal quale colgo qualche parola qua e là, senza la curiosità di seguirne nessuna. non leggo, non ascolto musica, c'è troppa gente oggi in metro e ho solo voglia di arrivare il prima possibile a destinazione. così guardo le gallerie scorrere fuori dal finestrino, contando le stazioni che mancano, la testa appoggiata sul braccio che tengo appeso all'apposito sostegno. finalmente il treno si ferma alla stazione, le porte si aprono lasciando fluire un magma di gente che con una lentezza snervante raggiunge le scale mobili, o si dirige a destra, verso la linea a. gesti d'impazienza, sbuffi. l'indecisione dei turisti che si fermano in mezzo al bivio col naso per aria per studiare le indicazioni. risate. saluti, io vado di qua a domani, a domani. buona serata, anche a te.  i trolley dei pendolari che scureggiano sul linoleum. io, per una volta non ho fretta, mi adeguo alla lentezza accodandomi alla fila diretta verso l'uscita. dietro di me una voce femminile -tiè, guarda qua. nun gliela faremo mai. il treno ormai l'abbiamo perso. lo vedi perchè vorrei anna' a vive in australia? almeno là, per kilometri e kilometri nun c'è nessuno che te rompe li cojoni- 

Roba di misia mercoledì, 25 ottobre 2006 ore 16:52 | link | commenti (3) |

centrifuga e risciacquo

smettere. ricominciare. appartenere. perdere e ritrovare. provare e riprovare. ma oltre a tutto questo e a molto altro ancora, ricordati pure di vuotare le tasche dei jeans prima di affidarli alla lavatrice. un kleenex dimenticato è la fine. esplode in una miriade di coriandoli e di pelucchi bianchi che infestano il bucato. e, per la cronaca, un accendino dopo che lo hai prelavato, lavato e centrifugato a 60 gradi, se provi a usarlo emette un tristissimo sibilo asmatico che fa hhhfffssss. praticamente un invito un pò subdolo a smettere di fumare.

Roba di misia martedì, 24 ottobre 2006 ore 17:28 | link | commenti (1) |

tranquilla

l'unica cosa certa

qui dentro

è che la bevanda al gusto di tè al limone

del distributore automatico

sa di detersivo per piatti.

Roba di misia lunedì, 23 ottobre 2006 ore 17:36 | link | commenti |

Henri Cartier-Bresson - Roma, 1959

Roba di misia domenica, 22 ottobre 2006 ore 20:28 | link | commenti (1) |

to be continued

"I go through all this
before you wake up
so I can feel happier
to be safe up here with you"

giulietta masina - gelsomina anthony quinn - zampanò La strada Federico Fellini

patti smith

billie holiday

anna magnani balla con pierpaolo pasolini

frida kahlo dipinge "le due frida"

 

Marguerite Yourcenar

Simone de Beauvoir

maria callas

 marguerite duras e jeanne moreau

sylvia plath

 

Pina Bausch

janet frame

 

 

dal film Ninotchka. I giornali titolarono "greta garbo smiles!!!"

anna magnani e tina apicella - "bellissima" luchino visconti

 

"il difficile non è raggiungere qualcosa, ma liberarsi dalla condizione in cui si è."

 

Roba di misia venerdì, 20 ottobre 2006 ore 12:46 | link | commenti (2) |

just like

Now that you have given me the perfect gift
You have given me the gift

For we have fallen from our shelves
To face the truth about ourselves
And we have tumbled from our trees
Tumbled from our trees

And I can almost...
I can almost feel the rain falling
Don't you know it feels so good
So let's go out into the rain again
Just like we said we always would

Roba di misia giovedì, 19 ottobre 2006 ore 23:19 | link | commenti |

gira se la voi girà canta se la voi cantà

mentre mi torturo coi vado o non vado?

provo a immaginarmi uscire di nuovo

camminare

prendere la metro

camminare ancora

scambiare un numero indefinito di ciao come stai?

di battute e sorrisi

aprire l'armadietto

spogliarmi

infilarmi il costume

poi sotto la doccia troppo calda

e dopo l'accappatoio

la cuffia le ciabatte

e gli occhialetti

ricordarmi di sputacchiarci un pò dentro

sennò si appannano

e alla fine giù

nell'acqua fredda

che mi azzera i pensieri e la stanchezza

le prime bracciate lisce come l'olio

e le ultime che pesano come il piombo

o viceversa

dipende dai giorni

mentre immagino con mirabile realismo

questa sequenza di azioni

mi addormento a pancia in sotto

le braccia sopra la testa

e il viso adagiato

mica sul cuscino no

sulla pagina della cultura del manifesto.

mi sveglia la solita fisarmonica

puntuale

che ci potrei regolare gli orologi di casa

quanto sei bella Roma

quanto sei bella Roma a prima sera

menomale penso

mentre cambio posizione

producendo un rumore di carta accartocciata

e immagino di portare stampato in faccia

l'articolo che avevo appena finito di leggere prima di addormentarmi

menomale

il tipo che suona la fisarmonica

ha aggiunto una nuova hit al repertorio

un pò banale

ma decisamente più appropriata di torna a surriento

che con tutto il rispetto

ce l'ha fatto talmente a peperini

lui e surriento

che alla fine ho inventato una versione trash del pezzo

e gliela canto sopra per non impazzire

sento la pioggia

ticchettare con grazia

sul metallo delle impalcature montate fuori dalla finestra

giro appena la testa

e gli occhi si posano sul libro che dovrei iniziare a studiare

sospiro

controllo l'ora

e mi accorgo che ormai è tardi per nuotare

prendo il telefono

e chiamo la mia amica A.

per sapere se le è passata la febbre

come va la sua tesi

raccontarle un paio di novità

ma principalmente la chiamo

perchè ho bisogno

di sentirmi dire

quello che la mia amica A.

che mi conosce

so che mi dirà

e cioè che ho fatto proprio bene

a galleggiare su un materasso

anzichè in piscina

che l'acqua

tanto

rimane lì

non scappa mica.

Roba di misia giovedì, 19 ottobre 2006 ore 23:17 | link | commenti |

l'appuntamento

eppure a volte sembra così vicino qualcosa che deve arrivare raggiungerci finalmente -qualcosa di bello- lo chiamo senza troppa fantasia solo per non usare la parola felicità che fa un pò impressione e non vuol dire niente ma c'è sempre chi capisce cosa intendo dire che è come raggiungere il luogo di un appuntamento trovare la strada per arrivarci solo dopo essersi persi per vicoli stretti di luci pigre dove si cammina strizzando gli occhi o spalancandoli per vedere meglio ma non sono gli occhi il problema dopo aver perso tempo in qualche strada senza uscita che con ostinazione percorriamo fino ad arrivare a due millimetri da quel muro che ne segna la prevedibile fine solo per farci guarire dalla cura che consiste nel girargli le spalle e tornare indietro o meglio andare avanti assolti e liberati dalla certezza che davvero un'uscita non c'era e dopo tutto tutto quello che a fatica si fa ricordare e il resto che riesci a dimenticare arrivi e ti metti lì nel vestito migliore che ti hanno cucito addosso gli anni le persone i libri la musica gli errori le parole le prime e le ultime e l'amore l'amore quello perso per strada e quello che invece se ci pensi ora ti sembra di aver rubato tanto ne avevi fame e tanto poco te ne volevano dare mettersi proprio lì nel punto esatto in cui malgrado la confusione che gira in tondo si è certi chissà perchè di non poter passare inosservati e pur non essendoci un tempo stabilito avere il dubbio di essere arrivati in ritardo o come al solito in anticipo e di dover aspettare ancora e invece proprio grazie a quelle disastrose ma perfette coincidenze essere miracolosamente in perfetto orario per meritare quello che arriverà.  a volte ecco mi sembra nonostante tutto di vivere l'eccitazione di un appuntamento. mi sembra che quel qualcosa sia così vicino. tanto vicino che forse è già qui ma non lo riconosco. sarà solo un'idea un libro da ricominciare a scrivere una stanza da cercare  nella propria testa più che negli avvisi di affittasi. sarà tutto ciò di cui ci vogliamo saziare. qualsiasi cosa sia è arrivata. arriverà. e ci sembrerà di accorgerci che quello che credevamo ci fosse stato donato e poi portato via in realtà non ci ha mai abbandonato. un tesoro. torna del tutto nostro solo quando ce ne liberiamo. restituendolo. a qualcun altro.

   “da inseguire sempre
    da inseguire ancora
    fino ai laghi bianchi del silenzio
    fin che Athaualpa
    o qualche altro Dio non ti dica
    descansate niño che continuo io
    ah
    io sono qui
    sono venuto a suonare
    sono venuto a danzare
    e di nascosto ad amare”

Roba di misia mercoledì, 18 ottobre 2006 ore 23:26 | link | commenti (1) |

bla bla bla

parto da una frase che mi gira in testa e poi srotolo via via le parole senza sapere fino a dove arriveranno. ecco. a volte le scrivo. a volte le dico. non va sempre così, chiaro. a volte si parla per parlare. è un'arte che non tollera spazi bianchi. chiacchiericcio spinto, lo chiama A.  sto imparando eh. attacco bottone che è una meraviglia. con tutti, donne e uomini, vecchi, bambini. a volte noti la diffidenza nello sguardo che poi però, tempo due secondi netti, il più delle volte si scioglie in un sorriso e nel sollievo di riuscire a comunicare. però certe volte, mentre giro per roma mi viene da pensare che a parlare, ove non espressamente autorizzati da legami più o  meno forti di conoscenza, o dalla coincidenza di capitare nello stesso locale nel medesimo istante, ci sono rimasti solo i matti, quelli che se niente niente li incroci con lo sguardo ti prendono di mira e non ti mollano più. lo sguardo è un'esca meravigliosa e terribile.  -buonasera- dico agli autisti degli autobus semi vuoti sui quali salgo di notte al ritorno dalla piscina.   -buonasera- mi rispondono, accennando quasi sempre un mezzo punto interrogativo di incredulità. voglio vivere questo marasma di città come fosse un paese, embè? sarò matta pure io. sticassi. se mi gira gli autisti li saluto come se salissi sulle circolari blu quelle che fanno il giro dei paesi e suonano il clacson quando incrociano le persone che conoscono. però, principalmente ho iniziato a scrivere questa ennesima menata pensando che con alcune persone non c'è scampo. le parole che vengono fuori sono le più sincere. assolute, disordinate, disorientate. ma sono quello che sono. quello che sei. quand'è così, fin dalle prime che pronuncio ho la sensazione di affacciarmi da un'altezza inverosimile e, poco prima di buttarmi, di guardare giù per capire dov'è la fine. dov'è che mi fermerò e smetterò di raccontarmi, di ammettere, di precipitare. non sarà troppo alto? e lì sotto che c'è? non si vede niente. bisogna fidarsi. altrimenti ci si fa male. le parole sono la chiave con la quale pensavo di aprire un sacco di porte. la stessa chiave che in altre occasioni ho dimenticato di avere in tasca. le parole a volte, lo ammetto, mi rompono proprio le balle. e ho voglia di stare zitta, ma è così poca la gente con cui si riesce a tacere senza sentirsi rimbombare dentro il silenzio e il panico di doverlo riempire con la prima cosa che viene in mente. e poi capita a tutti di notare certe coppie al ristorante. zitti entrambi. lui mangia. lei mangia e si guarda intorno. e mentre mangiano e bevono tu li guardi e ti sembra siano imprigionati in due bolle invisibili. e pensi, no. ecco, a me non mi scandalizzano le coppie così. capita. meglio non farlo capitare di ridursi così, però capita. ma io, per quanto mi riguarda, vorrei che esistesse sempre dentro di me, quel baratro e quel coraggio di lanciarsi nel vuoto e dire. dire. che ne so "caro, per dessert prenderei una panna cotta al caramello anche se ho paura che non mi ami più".

"Well they say you can't shut up a god damn fool
Ain't no exception to the rule
It's bla, bla, bla, bla
Just like a nursery rhyme
Talk is cheap almost all the time"

Roba di misia domenica, 15 ottobre 2006 ore 23:06 | link | commenti (2) |

stir it up

da grande io volevo fare la corista di bob marley. vestita proprio così, col turbante in testa, a ballare balli simmetrici, sincronizzata con le altre accanto a me, magari schioccando le dita facendo -uh- al momento giusto. prendi appunti: una versione reggae di the wall. incredibile ma vero. come contorno un matematico un pò cazzone che non si capisce cosa faccia nella vita. più che altro vegeta nell'auletta autogestita di ingegneria, pensa te. un filosofo in erba che mentre fumiamo una sigaretta non so come arriviamo a parlare di psicologia. lui ripete che la psicologia, a differenza della psichiatria, non ha più ragione di esistere. io faccio fatica a capirlo perchè ho come la sensazione che mi stia scaricando addosso quintali di libri di testo e anche perchè si mangia i paroloni che usa per spiegarmi non ho capito cosa ma fondamentalmente per polverizzare le mie obiezioni. perchè la fisica e mdkdlnekl e la metafisica, perchè spesso dkdjkdld e poi non è possibile distinguere la ricerca dal ricercatore e kdkdjlk dhdklld la linguistica no? e newton dove lo metti? e dio, dio che non sai mai dove metterlo. e dkdjnlkd djdkdl freud. io trattengo a fatica il filo del discorso e gli dico che forse siamo abituati a dare per scontate certe conquiste di qualsiasi scienza si tratti, tanto scontate da considerarle decadute, mentre forse potremmo semplicemente considerarle punto di partenza per quello che c'è ora e che ancora verrà dopo. e lui mi dice -ho capito cosa intendi però kjdbndld e dkjdldld- poi continua citando marx. cazzo c'hai 23 anni, abbi pietà. e le domande di trivial pursuit -qual è la parola ripetuta più volte nella bibbia?-  -e-  ma e non è una parola. zitta e tira i dadi. chi ha scritto cosa. quando è successo questo e quello. e quanti voti contrari ricevette natta? manco uno. che culo. prendi una laurea in geografia grazie al monte rosa. un frate missionario che mi stringe la mano e non la molla più, e mi dice -sei invitata in perù- fa pure rima ma non è colpa mia. il mio bidello dell'asilo che si ricorda ancora il mio nome e che ogni volta che l'incontro lo saluto -ciao antonino- così si chiama e penso sia un bel nome per un bidello dell'asilo dico -ciao antonino- e faccio proprio ciao con la mano aperta manco avessi ancora tre anni ma è più forte di me, il bidello antonino si saluta così. il calzolaio che oggi sembrava arrabbiato mentre martellava chiodi sui tacchi degli stivali e io gli ho chiesto -è arrabbiato?- e lui mi ha risposto -no, è il mio lavoro-. i vecchi seduti al sole sulle panchine di piazza vittorio che guardano quelli che poco più in là fanno tai chi. due ragazze che si guardano allo specchio e parlano nel bagno della pizzeria e una dice -fregatene- e l'altra replica -ma non hai visto quant'è stronzo? non mi ha neanche salutato- ben harper. dio, ben harper. e il bassista di ben harper che il mio amico ha definito il fodero di popa chubby. e il percussionista di ben harper. e l'odore di marijuana. e ben harper che canta senza microfono. la voce che si diffonde nel silenzio pieno di sshhhh e fischi di approvazione e applausi stroncati sul nascere dagli shhh. e a me mi veniva quasi da piangere per l'emozione. e lui che urlava parole bellissime di luce e angeli e braccia aperte che mi scendevano sul cuore come a disarmarlo a renderlo più forte e coraggioso ma più fragile allo stesso tempo. è così. così dev'essere. tutte e due lo cose insieme. se no non vale. e con tre euro ho comprato un poster troppo bello. però ora è tardi miss rhum&cioccolato. prima l'acqua poi il rum poi il cioccolato poi il rum di nuovo. questa è la sequenza. ci vuole tempo. per imparare. uh.

"They say freedom is just a place to hide
Now I'm coming to you with my arms open wide"

Roba di misia domenica, 15 ottobre 2006 ore 04:20 | link | commenti (2) |

così

E' tutto così semplice,

sì, era così semplice,

è tale l'evidenza

che quasi non ci credo.

A questo serve il corpo:

mi tocchi o non mi tocchi,

mi abbracci o mi allontani.

Il resto è per i pazzi.

(Patrizia Cavalli - Pigre divinità e pigra sorte)

Roba di misia lunedì, 09 ottobre 2006 ore 17:21 | link | commenti (4) |

andrew warhola

p.s. che tipo di tipo

Roba di misia domenica, 08 ottobre 2006 ore 20:09 | link | commenti |

buonanotte

buonanotte sì, da un altro pianeta. sulla carta è solo pochi millimetri più in là di qualunque altro pianeta eppure quei pochi millimetri, moltiplicati in anni luce, rapportati in scala, sono sufficienti, ad essere fuori da ogni mappa astrale. sconosciuto e invisibile, malgrado la notte di luna piena, anche ai telescopi più curiosi. agli astronomi e perchè no agli astrologi più zelanti. eppure buonanotte. con sufficiente alcool in corpo da non ricordarmi, pochi secondi fa in ascensore, a che piano abito. altro che pianeta. terzo piano. ancora per poco, spero. eppure a casa ci arrivo sulle mie gambe. o meglio  su un autobus affollato. imbottigliato nel traffico che sembrano le 5 del pomeriggio e invece sono le due di notte. la vita è strana. e questa notte, incredibile ma vero, lo è ancora di più. tutte le parole che ho raccolto il giro in questi giorni vorrei metterle in fila, tesserle insieme e farle diventare qualcosa. una storia di cerchi che si chiudono, di ruote che girano, di strade che ci appaiono davanti solo grazie al nulla che gli abbiamo creato intorno. vorrei essere capace di metterle insieme queste parole, di dargli quel senso che, muto, è già dentro di me. stanotte sono stata ad un concerto in quel posto che avevano chiuso e ora hanno riaperto. in testa ho ancora la voce della cantante che rimbomba e graffia. una che urla così bene me la porto sul mio pianeta ho pensato mentre cantava wild horses. ho tentato di spiegare a F. la storia delle nebulose e delle supernova. mica facile. è la storia di come finiscono le stelle. e sembra una faccenda triste, ma non lo è. le stelle piccole terminano la loro esistenza negli arcobaleni di una nebulosa. le stelle grandi esplodono in una supernova. questa storia me l'ha raccontata, con una voce di miele, un tipo che lavora al planetario. al planetario ho visto pure com'è fatta l'altra faccia della luna. ma questa sarebbe un'altra storia da raccontare. il tipo con la voce di miele, dicevo, parlava e proiettava diapositive e milioni di puntini di luce su una cupola di nero pece. un cielo così a Roma non lo vedrete mai, diceva lui tutto mortificato. colpa dell'inquinamento, delle luci artificiali. colpa del fatto che non alziamo lo sguardo dall'asfalto che abbiamo paura di pestare le merde per strada che sennò, almeno quelle tre stelle lì, quelle tre in fila, a quanto pare sarebbe concesso vederle pure a noi romani. l'ultima supernova di cui si ha notizia sembra risalga al 1600, o giù di lì. forse, ha detto sempre il tipo, tra cento anni potremo vederne un'altra. parlava di milioni di anni come fosse niente. come dicesse sai che c'è fra mezz'ora, quando finisco qua, c'ho appuntamento dal dentista, spero di non trovare traffico sulla colombo per arrivare in tempo. insomma, potentissimi telescopi hanno puntanto non so quale stella e ci hanno scommesso sopra perchè in ragione di cazzutissimi calcoli astronomici entro un secolo dovrebbe esplodere in una palla di luce talmente meravigliosa da fare concorrenza al sole. e allora, che sarà mai un secolo, aspettiamo. intanto a me, per capire 'sta storia dell'altro pianeta mi ci è voluta la benedizione delle parole di A. che, con gli occhi pieni di lacrime e di tenerezza, mi ha raccontato di quando eravamo piccole e litigavamo e poi facevamo pace. e fare pace, mi ha fatto capire A. era come permetterle di tornare a trovarmi ogni tanto sul pianeta mio che a quanto pare, secondo lei, ci si sta proprio bene. io le ho detto porca miseria A. non farmi piangere che mi cola tutto il rimmel. e allora abbiamo iniziato a ridere in mezzo al via vai brulicante della stazione termini. io non lo so.magari, 'sto pianeta è un pò una sola, un pò come Venezia, tutti a dire quant'è bella quant'è bella eppure non ci vivrei mai. però, stasera sto in vena. prima che trasloco, venite tutti c'è tanto spazio. e musica. e vino buono. si vedono le stelle. e c'è tutto quello che questa testa e questo cuore hanno la forza e la fantasia di portarci sopra.  

Did she wake you up to tell you that
It was only a change of plan?
Dream up, dream up, let me fill your cup
With the promise of a man.

Roba di misia domenica, 08 ottobre 2006 ore 03:32 | link | commenti |

one less blues

"Needing need, not what you need, you can't unlearn. Just try to unlearn"

e buonanotte al secchio.

Roba di misia giovedì, 05 ottobre 2006 ore 22:48 | link | commenti |

So happy to show us

I ate the lotus

So haven't you noticed?

I ate the lotus

I ate the lotus

I ate the lotus

Roba di misia mercoledì, 04 ottobre 2006 ore 10:16 | link | commenti (1) |


vengo anch'io

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