bear that in mind

Roba di misia sabato, 30 settembre 2006 ore 19:19 | link | commenti (3) |

tempo perso

ore 11.30 a.m. : mi collego al sito del ministero X e da lì mi avventuro, piena di buona volontà e ottimismo nel suo labirintico organigramma per cercare di capire, interpretando le verbose mansioni attribuite ai singoli uffici, quale tra tutti potesse essere quello più idoneo a fornirmi l'informazione della quale necessito per portare a termine un casso di lavoro che mi hanno appioppato. l'organigramma del ministero X fa paura. tutti gli uffici hanno nomi talmente lunghi che vengono abbreviati creando delle sigle impronunciabili. scelgo l'ufficio che mi ispira di più, tra i quindici disponibili, trascurando per ora l'esistenza degli ulteriori quindici sotto-uffici di ogni ufficio. ecco, in pratica, se avessi chiamato un numero qualunque tra tutti quelli disponibili, ma che dico, se avessi chiamato un qualsiasi numero estratto a caso dall'elenco telefonico di qualsivoglia città, credo che, avrei impiegato meno tempo per arrivare alla medesima conclusione. ovvero non aver concluso una bella cippa. il primo numero telefonico col quale ho tentato la sorte corrispondeva all'interno di un tizio che di fronte alla mia domanda mi ha risposto quasi con orrore che il suo ufficio non si occupa "di queste cose"  ma che -forse può darsi anche se potrei sbagliarmi- poteva essere quell'altro ufficio a esserne stato incaricato. detto questo, mi fornisce un altro numero da chiamare che io prontamente appunto fiduciosa. da questo secondo numero viene generato, grazie ai suggerimenti della signora che mi risponde, un ulteriore altro numero e così via. di ufficio in ufficio, di collega in collega. ogni volta dico buongiorno, chi sono, da dove chiamo, per chi lavoro. e poi solo alla fine qual è il problema all'origine della mia chiamata. a volte, dall'altra parte della cornetta, pretendono dettagli più precisi e approfonditi su ognuna di queste informazioni che fornisco, ma il mio problema non se lo caca nessuno. l'ultima persona che ho sentito mi ha detto spazientita:

 -ma perchè chiama noi, noi siamo lo cncp, lei deve chiamare l'igics!-

 io -l'ig che?-

 lei -ics, l'igics-

io -aaaah ics ho capito!-

lei -igi-

io -igi?-

lei -ics!-

io -sì ics ics ho capito eh!-

lei -NO! NO! IGI! ICS!-

alienante. sembravamo lillo e greg nella scenetta di james bond.

ore 15.30 p.m. guardo il foglio che ho davanti, conto 20 numeri di telefono e capisco. capisco che l'ipotetica persona alla quale pensavo di esporre il mio quesito, e dalla quale pensavo di ottenere una risposta chiarificatrice, ecco, questa persona non esiste. non esiste sulla faccia della terra, non solo tra il personale in servizio nel ministero X. ne sono certa. come sono certa che tutti quelli coi quali ho parlato e che mi hanno suggerito altri numeri da chiamare, in particolar modo la signora del cncp che voleva che chiamassi l'igics e quella dello sdag che mi consigliava di telefonare al'igpb, in realtà volevano solo scaricarsi la coscienza o prendermi per il culo. il risultato è stato lo stesso.  

Roba di misia giovedì, 28 settembre 2006 ore 16:41 | link | commenti |

"la parola più bella è no"

and you're working your way,

from the ground on down,

on down.

your way,

from the ground on down,

on down.

Roba di misia giovedì, 28 settembre 2006 ore 09:47 | link | commenti (1) |

gotta go

stanotte ho sognato che, non si sa come nè perchè, tutti avevano le chiavi di casa mia, di conseguenza a intervalli regolari dei perfetti sconosciuti, donne e uomini, aprivano la mia porta  e dopo essersela chiusa alle spalle, vedendomi apparire nel corridoio dell'ingresso, mi esprimevano, in modi vari e opposti, il loro stupore per avermi trovato lì, come se l'intrusa fossi io, come se fosse assurdo che abitassi ancora lì, qualcuno di loro andava via deluso, senza dire niente, un altro si scusava dicendo di essere entrato solo perchè pensava che io non fossi in casa, altri ancora, non volevano andarsene, volevano restare con me, ma io li mandavo via, tutti, a volte in silenzio, semplicemente accompagnandoli verso la porta, tenendoli con dolcezza per un braccio, ad altri dovevo urlare vai via via via, piena di terrore per la loro insistenza, per l'assurdità della situazione e per il fatto che la voce non mi permetteva, come spesso accade nei sogni, di urlare quanto avrei voluto, poi, chiusa di nuovo la porta, tornavo in cucina, e in cucina mi aspettava un uomo con il quale, ogni volta ricominciavo a parlare da dove eravamo stati interrotti, ma ancora qualche nuovo sconosciuto usando le sue chiavi entrava in casa, e così tutto ricominciava, fino a quando la sveglia ha suonato e a cominciare è stata questa giornata qua. la casa sono io. la cucina è il mio cuore. come faccio a traslocare? 

Roba di misia mercoledì, 27 settembre 2006 ore 11:09 | link | commenti (4) |

na scarpa sì na scarpa no

Roba di misia lunedì, 25 settembre 2006 ore 09:43 | link | commenti |

chips chips dadidudidu cibum cibum bum

quella frase sul bagno caldo e l'accappatoio azzurro chiedo venia per l'ingenuità ma ogni volta che l'ascolto penso che per una donna sia una proposta meravigliosa da sentirsi rivolgere. via via.

Roba di misia domenica, 24 settembre 2006 ore 12:33 | link | commenti |

vuoto a rendere

ascolto frasi di vetro fragili e trasparenti tanto che ci guardo attraverso e ti vedo eccoti là frasi che si rompono se le scaglio contro un muro mentre penso ma che parliamo a fare poi provo a raccoglierne i pezzi e una ad una tutte le parole scomposte fanno il loro dovere tagliano le dita dimostrando quello che volevano dire che alla fine ora come ora pare che di questo abbiamo bisogno io te e perfino l’aria intorno satura di non so che eppure affamata di rumore di cocci infranti sempre metaforicamente sia chiaro di fracassarci in testa un bel vaffanculo di cuore dio che musica che liberazione ma ogni tanto mi dico va bene adesso basta che ci sarà pure un qualche pezzo da lasciare integro o pretendiamo proprio il vuoto siderale e per favore non facciamo confusione questa è la mia vita e quella lì la tua basta basta me ne vado ma chissà perchè poi non vado davvero da qualche parte come minimo a letto per provare a dormire per capire se davvero sono stanca come dico di essere o se solo vorrei smettere di pensare e aspettare un sogno che non sia solo il promemoria per non dire la vendetta subdola delle cose che farei meglio a fare ecco magari tra un po’ arriva maria e pensa a tutto lei e poi sai che c’è mi piacerebbe tornare a scrivere sulla carta che qui è troppo facile cancellare talmente facile che mi dimentico sempre di farlo almeno la carta è qualcosa che si fa toccare e sentire vicina altro che l’eco di questi segni che se mi ci metto a pensare al sistema binario mi prende proprio male eppure che meraviglia questo grandioso niente di zero e uno pare tutto così lontano anche se è qui pare tutto in movimento e io mi sento ferma abbastanza da riprendere fiato solo sopra un treno in corsa forse ecco l’ultima cosa che vorrei dire è che c’è una canzone nel cd di marianne faithfull che mi ha fatto tanto bene ascoltare perché mi è sembrato che venisse da lontano eppure è vicinissima anzi è qui dentro come scritta su un pezzo di carta rimediata come quando ti dettano un indirizzo per telefono e lei con quella voce speciale di chi ci è già passato detta le sue parole e se mai non avessi fatto in tempo a trovare una penna che scrive te le ripete per quattro volte per essere sicura di lasciarti un recapito non si sa mai i casi della vita when you remember who I am just call when you remember who I am just call when you remember who I am just call when you remember who I am just call ma che te lo dico a fare tanto lo so che capisci fischi per fiaschi e così torniamo al vetro e il cerchio si chiude poi domani se mi gira cancello tutto sto delirio che pare scritto in apnea ma ho sempre la sensazione di avere qualche altra cosa da dire mentre qualche altra porcapupazza me la potevo davvero risparmiare

Roba di misia mercoledì, 20 settembre 2006 ore 23:57 | link | commenti |

pepperepè

Patti Smith ha un sito (!) e un blog (!!!) e una mailing list (!!!!)

Roba di misia mercoledì, 20 settembre 2006 ore 17:27 | link | commenti |

settembre

Partendosi di là e andando tre giornate verso levante, l'uomo si trova a Diomira, città con sessanta cupole d'argento, statue in bronzo di tutti gli dei, vie lastricate in stagno, un teatro di cristallo, un gallo d'oro che canta ogni mattina su una torre. Tutte queste bellezze il viaggiatore già conosce per averle viste anche in altre città. Ma la proprietà di questa è che chi vi arriva una sera di settembre, quando le giornate s'accorciano e le lampade multicolori s'accendono tutte insieme sulle porte delle friggitorie, e da una terrazza una voce di donna grida: uh!, gli viene da invidiare quelli che ora pensano d'aver già vissuto una sera uguale a questa e d'esser stati quella volta felici.
(Italo Calvino - Le città invisibili)

Roba di misia martedì, 19 settembre 2006 ore 23:18 | link | commenti (1) |

vialontano

Il pomeriggio di sabato l'ho trascorso con J. e M. Quattro anni e mezzo a testa. Dopo mangiato, giusto per digerire, si è ballato un pò di samba sulle note del solito vecchio cd di musica brasiliana. M. girava in tondo sculettando, agitando le braccia e evitando miracolosamente gli spigoli dei mobili alla portata della sua testa.  J.  invece saltava sul materasso col rischio di prendere a capocciate la mensola sopra il letto. Poi, con mio grande sollievo, M. ha urlato facciamo il trenino e io, piegata sulle gambe, per poco non ci rimettevo una rotula nelle turbinose giravolte di mas que nada. Ooooh ari ari oh. Poi J. ha urlato cantiamo. E sia, cantiamo. Prima la canzone degli elefanti che dondolano sul filo della ragnatela. Incredibile, ho pensato, ancora campa la canzone degli elefanti. Abbiamo resistito fino al quinto elefante. Che detto tra noi, a me, fin dall'asilo, quella canzone mi faceva venire un'ansia, ma un ansia. Con quel tono lagnoso e tutti quei caspita di elefanti che ancora adesso all'età di trent’anni mi chiedo che  fine abbiano fatto e se ci sia un limite alla portata massima del filo della ragnatela. Fortunatamente M. si è ricordata di avere altre canzoni nel repertorio, compresa l'ultima hit di gianna nannini. Per almeno dieci volte, abbiamo cantato il ritornello di quella canzone che fa l'amore è bello solo se lo fai con me e allora che ti meravigli come l’estate piena di luce tornerà la nostra storia e na na naaa perché da lì in poi le parole non c'era verso di ricordarci quali fossero. Dopo di che, siccome non gliela facevo più, ho tirato fuori pennarelli e fogli di carta e gli ho chiesto che mi facessero un disegno. un disegno bellissimo ho precisato abbondando con le s di bellisssssssimo in modo da rendere chiaro il concetto e tenerli impegnati per un pò di tempo. M. ha disegnato tre grossi cuori viola al centro del foglio. I cuori, galleggiano lì, sul foglio bianco, sospesi, attaccati e indispensabili l’uno all’altro, come se si tenessero su a vicenda. Al che J., col foglio ancora bianco davanti, guardando ammirato il disegno della sorella, mi confessa che lui i cuori non li sa disegnare. Il sole sì, gli alberi, le case e i bambini con tutti gli arti, gli occhi, il naso e la bocca al posto giusto. Quelli li disegna, ma i cuori no. Ti insegno io gli ho detto. E’ facile, guarda. Ho preso un pennarello e ne ho dato uno anche a lui. Fai come me. Lui, aggrottando le sopracciglia e a una distanza di pochi centimetri dalla mia mano ne ha seguito il movimento e il segno che ne derivava.  Sul foglio compare la prima metà del cuore. J. impugnando meglio il pennarello e trattenendo il fiato, con le labbra strette, disegna anche lui la sua sbilenca prima metà di cuore. Aspetto che sollevi il pennarello dal foglio, e poi partendo dal centro del mio cuore, ripeto il gesto per l’altra metà. E così fa lui. Eccooooo esclamo io hai visto? hai disegnato un cuore. Mica era difficile no? Per la gioia e la meraviglia ride come un matto e sventola il pennarello pronto a ricominciare. Poi, guarda il foglio, ci pensa un attimo e aggiunge due cosi strani ai lati di ciascuno dei cuori. E cosa sono quei cosi lì? gli domando. Le ali mi risponde lui, col tono da sapientone. Ah, certo le ali dico io come se fosse la cosa più ovvia del mondo che ogni cuore che si rispetti abbia due ali in dotazione. Da lì in poi J. ha iniziato a disegnare cuori a raffica. Di tutti i colori. Grandi piccoli. Ma tutti con le ali. Quando il foglio era saturo ne prendeva un altro pulito e ricominciava. Io non resistendo alla curiosità gli ho domandato con finta indifferenza ma senti un po’… ma perché i cuori hanno le ali? Per volare via mi ha risposto lui. Sì, ma via dove? ho insistito io. Lui tirando un sospirone e facendo appello a tutta la sua pazienza mi ha risposto vialontano. dove gli pare, no?  

Roba di misia domenica, 17 settembre 2006 ore 22:51 | link | commenti (2) |

colpita e affondata

Roba di misia venerdì, 15 settembre 2006 ore 21:17 | link | commenti |

aieie brazov

al mio amico che si chiama romano glielo devo assolutamente far notare che suona proprio male quando negli sms si congeda scrivendo "un saluto romano". ecchecchezzo.

Roba di misia giovedì, 14 settembre 2006 ore 11:47 | link | commenti |

cioè hai presente quando ti senti un pò come se insomma proprio come se e invece no ecco proprio così

Roba di misia mercoledì, 13 settembre 2006 ore 23:23 | link | commenti |

mumble mumble

fatta eccezione per qualche sgarro surreale, quasi farsesco, è un bel film davvero. non sto dicendo che la storia dovesse essere più realistica, no. forse dipende dal modo di recitare dei coreani che a momenti mi ricordavano i battibecchi di paquito e ciquito. boh. però, per capirci, c'è quel tantino in più che a momenti fa venire la tentazione di ridere mentre i personaggi sullo schermo invece litigano, piangono, o fanno gesti disperati. questo intendo. non so perchè ma mi ha ricordato parecchio le dinamiche di se mi lasci ti cancello. anzi, il perchè lo so, ma non mi va di scriverlo perchè ho sonno e perchè è una storia lunga. in ogni caso, le ultime inquadrature, per quanto anonime, danno la chiave per avvicinarsi e trovare una logica, per non dire una morale, all'idea di tutto il film. tanto che sono rimasta inchiodata alla poltrona con lo sguardo fisso di chi ha capito mentre sullo schermo scorrevano i titoli di coda scritti in coreano che non mi hanno permesso di togliermi una futile curiosità, ma le attrici erano 2 o una sola?

Roba di misia lunedì, 11 settembre 2006 ore 23:51 | link | commenti |

mao

ho letto i messaggi stesa sul letto. poi ho spento il cellulare inventando una scusa plausibile per spiegare -perchè- a tutti quelli che me l'avessero chiesto dopo aver provato a telefonarmi senza successo. ho preparato un caffè troppo forte. nero nero. per sbaglio ci ho messo due volte lo zucchero. poi guardando nella tazzina, con in bocca quel sapore troppo dolce, ho pensato ai messaggi e mi sono detta non ce la posso fare. o meglio, per oggi, non ce la voglio fare. mi sto disabituando alla diplomazia. ai convenevoli. alle finte pacificazioni. non lo so se è un problema. con certe persone, in certe situazioni lo è. forse mi passa. forse ho tirato troppo la corda. o forse era ora. contemporaneamente, con chi lo merita, con chi non vale la pena, imparo a mentire e mica è tanto difficile come credevo. poi mi sono detta -dai- e ho preparato lo zaino per andare al mare. al mare c'era l'acqua pulita e la gente sulla riva diceva guarda quant'è pulita oggi l'acqua. io ho deciso un pò presuntuosamente che quell'acqua era un regalo per me. sul fondo ho visto pure un granchio e i pesciolini dorati quelli piccolissimi che vanno in giro in gruppo e li vedi solo mentre scappano via. ho fatto un bagno lunghissimo. ho nuotato un pò. lento. e poi veloce. ho fatto la morta a galla con le braccia a croce. poco lontano da me c'erano dei ragazzi che giocavano ad affogarsi ma mentre ero lì, con l'acqua nelle orecchie e il respiro che mi rimbombava in testa, non li sentivo più e non pensavo a niente. se il cuore fosse un motore il mio mi sa che c'ha qualche pezzo da cambiare. e allora, scusate, vorrei che a metterci le mani fosse un meccanico di quelli seri, che non vogliono gente intorno a dirgli che forse è questo o quel pezzo a non andare. un meccanico onesto e di poche parole ma che con le macchine, quale ne sia il modello, ci sappia fare. un mese fa ti ho sognato. eravamo in un'aula scolastica. tu occupavi il banco davanti al mio. alla nostra sinistra dei grandi finestroni dai quali si vedeva il cielo. la cattedra era ancora vuota. tu ti giravi verso di me e mi parlavi. dicevi cose buffe perchè volevi farmi ridere. ma io non ridevo. ero arrabbiata con te e volevo che te ne rendessi conto così facevo finta di non ascoltarti. insistevi un pò ma poi per la delusione ti si spegneva il sorriso sul volto. allora ho avuto paura. non so di cosa. che fosse troppo tardi. che fosse l'ultima volta. e prima che tu mi voltassi del tutto le spalle ti ho fatto un sorriso grandissimo. e ti ho preso la mano. il sogno finiva così che io e te stavamo seduti ognuno nel proprio banco, ma un pò storti per continuare a guardarci, a ridere come cretini e a tenerci per mano.  forse aspettando che arrivasse qualcuno a chiederci di sederci composti, lasciarci le mani, per poi iniziare a insegnarci qualcosa di nuovo e importante. io lo so che non è indispensabile dirtelo. che tanto, ormai, chissenefrega. ma se mai mi pensi, non voglio che mi pensi triste. ho un sacco di casini. ma tanto lo sai che coi casini ci so fare io. e un pò sì, sono arrabbiata con te. ma mica te lo dico per farti arrabbiare. mi pare di ripetere cose già dette, dio santo, che frana che sono. ma in fondo, pure se mi dico che ormai ho smesso di semplificare sempre la vita agli altri complicando la mia, stai certo che prima che ti giri di spalle, ti prendo la mano e ti sorrido.

p.s. il regalo più bello, a parte l'acqua pulita, me l'ha fatto il mio amico O. che mi ha regalato il gatto comunista che vedete nella foto qui sotto. made in china doc. che all'esquilino, se permettete, di queste cose ce ne intendiamo. il gatto comunista alza la zampa sinistra in saluto dei compagni e porta pure fortuna (c'è scritto sulla scatola). il mio amico O. per fare scena ci ha strusciato sopra i bigliettini delle sue giocate al lotto. il mio gatto però, rispetto a quello della foto è più bello. è più ciccione, tutto dorato, tempestato di brillantini. troppo fico ho urlato io e come se non bastasse O. ha preso il gatto ci ha messo una pila sotto il sedere e quello ha cominciato a muovere la zampa su e giù. evviva.

 

Roba di misia lunedì, 11 settembre 2006 ore 00:55 | link | commenti (2) |

non sms ma opere di bene

"Daremo aria a queste stanze
molto prima che sia Natale
prima che quest'ossido di carbonio
cominci a farci male.

Staremo accanto alla finestra
dritti nell'aria della sera
ritorneremo a respirare
ritroveremo la maniera"

Roba di misia domenica, 10 settembre 2006 ore 02:44 | link | commenti |

lo so lo so non lo sapessi ma lo so

qua sto.

il problema è

che non mi ricordo più

se ho scelto l'uovo

o la gallina.

ammazza che palle.

Roba di misia venerdì, 08 settembre 2006 ore 16:54 | link | commenti |

l'altro piede

in un giardino pubblico in zona monti tiburtini ci sono i bambini che giocano le rispettive mamme stanno sedute sulle panchine a chiacchierare con altre mamme una coppia di adolescenti pomicia alla grande un tipo legge un libro seduto sulla panchina in fondo in fondo che poi sarebbe pure la mia panchina preferita più che altro perchè la trovo sempre libera poi ci sono quelli che fanno jogging correndo sulla stradina di sassi che disegna il perimetro del giardino in questione c'è l'odore di pizza appena sfornata e di carne alla brace che proviene dal ristorante lì accanto che pur essendo un profumo invitante non si capisce perchè in quel ristorante la pizza faccia tanto schifo e le tagliatelle ai funghi porcini per dire sembrano proprio quelle dei 4 salti in padella insomma datemi retta lasciate perdere quel ristorante tirate dritto e non fatevi ingannare dall'odore poi ci sono cani al guinzaglio e non e tutto il resto di umanità che in un pomeriggio di inizio settembre con il sole basso e leggero e sotto un enorme cielo di un azzurro spettacolare si riunisce in un piccolo giardino in zona monti tiburtini ci sono pure io che invece di camminare lungo il marciapiede che circonda il giardino preferisco passarci in mezzo pure se allungo c'è pure un vecchio vestito di tutto punto con un completo grigio chiaro una camicia bianca candida e un cappello borsalino che passeggia un pò curvo e col passo malfermo a sorreggerlo da un lato un bastone e dall'altro il braccio di una donna dall'aria pratica e allegra lei è massiccia con le braccia tornite probabilmente polacca o russa con la faccia pienotta e le guance rosse il ritratto della salute insomma che si abbina in un modo strano ma bello alla lentezza e all'aspetto scolorito del vecchio li noto perchè ci incrociamo e facciamo passo io o passi tu nell'attraversare il cancello di ingresso al giardino io entro e loro vanno via camminando lentamente lei sorride e non ha quell'aria impaziente o affranta che hanno a volte le donne che fanno il suo stesso mestiere è più alta di lui e per questo se ne sta con la testa leggermente piegata verso il viso del vecchio come in ascolto quando gli passo accanto sento il vecchio dire con una voce bassa e un pò roca -mi fa male un piede- e lo dice tanto per dire con un tono quasi distratto e un pò lagnoso lei sorride e gli risponde -eh signor mario non ci pensate. pensate all'altro- e lui -eh?- e lei a voce più alta -pensate all'altro piede, quello che non vi fa male-.

Roba di misia martedì, 05 settembre 2006 ore 23:26 | link | commenti (1) |

dentro alla tasca di un qualunque mattino

Stamattina me ne stavo infognata in un angolo dei pochi metri quadri di un ascensore sul quale erano ordinatamente stipate, escludendo me, otto persone, delle quali almeno la metà, prima di uscire di casa ci aveva dato giù pesante col profumo. Le singole fragranze, nello spazio angusto dell’ascensore, avevano creato un mix olfattivo micidiale tanto che ho cercato di trattenere il respiro fino a che le porte non si sono aperte al mio piano. Mentre ero lì in apnea, pensavo a quella canzone di Battiato che fa "…e avete voglia di mettervi profumi e deodoranti siete come sabbie mobili tirate giù uh uh uh" e poi, a quel libro di Suskind "il profumo" e alle vicissitudini del suo assurdo protagonista che per il fatto di essere nato senza un proprio odore è ignorato dal mondo come fosse invisibile. Da qui tutta la sua storia di umiliazioni, poi di riscatto e infine di vendetta compiuta grazie ai profumi che lui stesso aveva imparato a creare. Un libro per i feticisti degli odori. A me personalmente torna in mente ogni volta che qualcuno per strada mi urta e se ne va senza chiedermi scusa proprio come se fossi invisibile.

Sento che scrivendo quello che vorrei scrivere divagherò molto, come sto già facendo. Dicevo, i profumi mi piacciono e molto. Quello che non mi piace è l’arroganza nel loro uso. Così come chi parla a voce troppo alta, si fa fatica a sopportare anche chi vuole imporre il proprio odore, buono o cattivo che sia, con tale e tanta prepotenza. Stamattina, in ascensore, ripassando in testa le parole di Battiato pensavo che forse l’abuso di profumo, risponde a una specie di istinto animale che spinge a voler ribadire la propria presenza, a segnare il territorio lasciando dietro di sé una scia odorosa che, benchè sintetica, sottolinei il nostro passaggio e ricordi agli altri che ci siamo. E forse, come a volte se non si urla non si viene ascoltati, così se non ci si profuma tanto da far svenire perfino le zanzare tigri più feroci, non si esiste.

Non so perché, ma mi viene sempre un po’ di malinconia quando si fa un uso spropositato di qualcosa di “bello”, stravolgendo ed esasperando nell’eccessiva quantità le sue caratteristiche, perdendone così il valore e sprecandone le potenzialità.

La bellezza, perché di bellezza si può parlare secondo me, è un equilibrio fragilissimo fatto di misure imprevedibili e mutevoli che non si sa dove si reggano nè cosa le stabilisca e le regoli. L'amore forse. 

(Chissà perché mi prende sempre male quando uso la parola amore. Ma proprio male male. Quasi mi imbarazza averla scritta, per di più per parlare intorno a qualcosa di frivolo come gli usi e abusi del profumo. Provo a dirmi chissenefrega, ma sono poche le volte in cui la parola in questione sopravvive alla mia censura. Stavolta non la sostituisco e non la cancello. Amore, embè. Gne gne gne. Eppure, lo confesso, chiederei scusa, a chi non so, per non essere stata in grado di trovare un sinonimo più modesto e meno logoro, ma altrettanto efficace a rendere l’idea di qualcosa di enorme e prodigioso, eppure di tanto piccolo da entrare perfino nelle cose meno importanti della vita. )

Molti ricordi, si sa, vanno a legarsi indissolubilmente a dei profumi e non c’è niente come un odore per riportare indietro di anni, di kilometri, che si desideri o meno intraprendere certi viaggi a ritroso.

Secoli fa c’era pure una pubblicità di un dopobarba mi pare, con la tizia che recuperava un maglione di lana da un cassetto, lo annusava e  cadeva in preda agli struggimenti della nostalgia.

Ecco, a proposito della capacità dei profumi di evocare persone e fatti della propria vita...

 

Il profumo di mughetto, che mi pare di avercelo ora sotto il naso tanto me lo ricordo bene, mi racconta di quella piccola pensione a Formia dove mia sorella mi portava a trascorrere qualche giorno di vacanza in estate. Quel profumo lo ritrovavo ogni anno sugli asciugamani e le lenzuola. Io sono nata che mia sorella aveva quindici anni. E quando partivamo per Formia, lei di anni ne aveva venti e io cinque. Si partiva col treno, senza grandi preparativi, lei non si prendeva la briga di portarmi neanche il secchiello e la paletta per giocare sulla spiaggia e a parte qualche monotona raccomandazione di mia madre, andavamo leggere e con pochi vestiti nella borsa. Sulla spiaggia, lei prendeva il sole e io giocavo a fare le formine di sabbia coi bicchieri di plastica o a trasportare l’acqua da un punto all’altro usando delle bottiglie vuote. Però ti divertivi tanto, si difende oggi, quando per sfotterla le ricordo che il secchiello e la paletta che aveva voluto lasciassi a Roma avrebbero reso i miei giochi sulla spiaggia meno sfigati. Malgrado la vicinanza a Roma, quando prendevo quel treno mi sembrava di andare lontano lontano da casa, dai miei genitori, in un posto dove il mare era così vicino che di notte lo sentivo respirare fuori dalle finestre, dove al ristorante, mica come a casa, ti portano proprio quello che ti va di mangiare, compresa la pizza o il gelato, e dove le cose, a cominciare dagli asciugamani bianchi e morbidi che trovavo piegati in bagno, avevano quell'odore buonissimo che mi faceva battere forte il cuore da quanto ero felice di stare lì.

 

I primi due anni delle superiori ho avuto come compagno di banco un ragazzo che si chiamava Marco. Marco era un teppistello di periferia che non studiava e la cui unica preoccupazione sembravano essere le sorti della Roma nel campionato di calcio. Si faceva le canne quando io sapevo a malapena cosa fossero, mi scriveva “forza magica Roma” sui quaderni e con l’uniposca nero “lazio merda” sul mio lato del banco. Io non mi arrabbiavo e lui che era brusco e duro con tutti, a me dimostrava sempre qualche riguardo. Non parlavamo granchè, ma io credo che avessimo imparato a volerci bene in un modo speciale e silenzioso, io gli bisbigliavo suggerimenti durante le interrogazioni o i compiti in classe e mi beavo della sua vicinanza che aveva un non so che di familiare e protettivo. Non sapevo niente di come vivesse Marco al di fuori di quelle 5 ore passate insieme a scuola, ma avevo capito che le nostre vite, per quanto apparentemente diverse avevano qualcosa in comune. Marco piaceva alla più bella della classe che si chiamava Veronica, ma a lei la trattava male. Marco indossava maglioni sformati e jeans scoloriti avuti in eredità dai fratelli maggiori. Marco, soprattutto, profumava di coccolino ammorbidiente. Ogni giorno, veniva a scuola e per quanto rozzo fosse o volesse sembrare, indossava sempre vestiti freschi di bucato che odoravano di buono. Io, seduta accanto a lui, annusando l’aria provavo a immaginare la vita di Marco, la sua casa, la sua stanza e infine la mamma, che nella mia testa doveva assomigliare a una sorta di Anna Magnani strillona e indaffarata nelle sue faccende che malgrado tutto, ci teneva a mandare in giro puliti e profumati quei mezzi delinquenti dei figli, come se questa piccola accortezza potesse ricordare ai figli stessi e al mondo intero che, qualunque cosa facessero, a casa avevano qualcuno che li aspettava e si occupava di loro. Quel profumo di buono me lo ricordo ancora, ho sempre pensato che avesse qualcosa a che vedere con l’amore. L'amore sì, che a volte sa farsi tanto piccolo da andare a finire anche nelle cose meno importanti, solo per ricordarci che, malgrado tutto, da qualche parte e sempre esiste.

Roba di misia venerdì, 01 settembre 2006 ore 15:37 | link | commenti (2) |


vengo anch'io

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