cosa mi viene in mente di mettermi a raccontare le mie turbe intestinali ad un blog, non lo so. è il caldo. il caldo dà alla testa, si sa. mi consolo di fronte al fatto che perfino a una signora testa come quella di Bartezzaghi, le temperature infernali di questo luglio non sembrano fare tutto questo gran bene:
25 orizzontale quella del muro non è una maledizione : crepa
18 orizzontale in polvere non disseta : coca
così, per dire.
perchè un mondo che il latte
il latte dico
lo mette pure nel gelato al limone
è proprio un mondo di merda.
e la parola merda
non la uso a caso.
(anonima)
per dire, io ordino un tristo sorbetto al limone e la mia amica un trionfo, si chiama proprio così, trionfo di crema chantilly con quintali di panna e una mega cialda e pioggia di mandorle carammellate e sensuale colata di caramello. arriva il suo trionfo, che già che c'erano potevano abbinarci pure gli squilli di tromba e il rullo di tamburi, e poco dopo arriva pure il mio fallimentare sorbetto. messi uno accanto all'altro sul tavolo fanno ridere, il divario calorico ed estetico tra l'uno e l'altro (il mio sorbetto è guarnito solo con una fetta di limone appesa al bicchiere) mi danno la misura di quanto infame sia la mia condizione di intollerante al lattosio. che di notte, giuro, sogno di mangiare tocchi così di mozzarella, di bere litri di latte intero, attaccata direttamente al cartone in tetrapak celeste della Centrale di Roma, e mangiare il gelato, gusti? nocciola, pistacchio e gianduia, panna? sì, grazie. In ogni caso, pur essendo determinata ad accontentarmi del mio sorbetto, non faccio in tempo a prendere il cucchiaio in mano che la mia amica, con la bocca già piena di crema chantilly, mi fa -sei sicura che non ci sia il latte? Lo vedo così cremoso... - e io dico -ma no, ma ti pare il sorbetto al limone col latte, roba che ti viene l'acetone come ai pupi- e a questa frase ci abbino una faccia schifata per sottolineare quanto sia impossibile un'ipotesi del genere. lei insiste -guarda, dammi retta, chiedi se c'è il latte che è meglio lo vedo troppo...troppo...troppo cremoso ecco- e io penso ecchedduepalle, perchè mi rode proprio tanto fare la parte della cacacassi al ristorante. però mi rassegno, alzo la mano, la sventolo e richiamo l'attenzione della cameriera che è una ragazza polacca dall'aria un pò smarrita, la quale inizialmente non capisce cosa le sto domandando e mi guarda con gli occhi sbarrati. io insisto e alla fine capisco che mi ha capito perchè si illumina, va sparata verso la cucina a girare la mia domanda a qualcun altro e poi ritorna scuotendo la testa con convinzione e dicendomi che -no latte non c'è - evvai penso io -latte no, solo gelato- aggiunge lei. -grazie, grazie- gongolo io tutta contenta e col cucchiaio in mano. al che la mia amica con un tono sospettoso che pare l'ispettore Derrick mi fa -aspetta. scusa eh, ma nel gelato c'è il latte-. -si vabbè, nel gelato al limone no però- taglio corto io acida. e lei -guarda che secondo me il latte c'è- e io in tono didattico -ma noooo nel gelato al limone ci mettono l'acqua, il limone e lo zucchero- -e sì, è arrivata- dice lei -e come fanno a farlo diventare gelato senza metterci il latte scusa eh? me lo dici come fanno?- e io che comincio a crollare replico -beh, lo mettono nel congelatore- -sì, brava- obietta lei -così fanno una bella grattachecca-. dopo un ampio dibattito, col sorbetto già mezzo squagliato nel bicchiere, ho sventolato la mano anche a quel cameriere coi capelli impomatati che lì dentro mi sembrava che se la comandasse parecchio. il cameriere in questione arriva, la mia amica ed io lo guardiamo dritto negli occhi con due facce serie che il poverino m'è sembrato quasi spaventato.la mia amica con un cenno della testa mi fa cenno di parlare e io -scusi sa, ma nel gelato al limone del sorbetto al limone c'è il latte?- scandendo in maniera significativa le parole limone e latte. lui alzando le spalle -essì, eccerto, ner gelato c'è il latte- ma la cosa peggiore era il sorriso soddisfatto che aveva stampato in faccia mentre mi rispondeva. poi, ne ho capito il motivo. credeva di trovarsi di fronte a una scommessa tra me e la mia amica e che io, tra le due, fossi quella che aveva scommesso che il latte c'era.
c'è una canzone per tutto
e per tutti
mi consolavo così stamattina
mentre
con gli occhi pesanti
ripensavo alla mia notte insonne
durante la quale
precisamente alle 3
inebetita dal caldo e da un sonno traditore
che non mi era sufficiente a dormire
scalza
e con le mutande a fiorellini
mangiavo una fetta di cocomero
nella semioscurità della cucina.
insomma
mi è venuta in mente una canzone
che non è che parli precisamente di una
che mangia il cocomero alle 3 di notte
però
per altri motivi
ci sta bene lo stesso.
certi momenti
sembrano recuperare
il beneficio di un certo romanticismo
se si riesce ad associargli
anche solo nella propria testa
un degno accompagnamento musicale.
certo
mi rendo conto
che per l’onta delle mutande a fiorellini
non c’è colonna sonora che tenga.
ora sto qui
a pensare che fa caldo
e a concedermi di scrivere
vista l’ora
che quella appena trascorsa
è stata una discreta giornata di merda
nella quale
complice il sonno
sono riuscita a farci entrare
solo il lavoro
e una puntata al supermercato
per acquistare generi di prima necessità.
una volta arrivata a casa
mi sono detta
ora mi metto sul letto e leggo
e una volta sdraiata
ho pensato
ah che bello stare sul letto a leggere
e poi non lo so che è successo
ma mi sono svegliata
che fuori era già buio.
del resto
non è mica colpa mia
almeno credo
se lavoro dove lavoro.
dovrei cominciare
a pensarla come quel mio amico
che di fronte a giornate così insidiose
si consola pensando di accumulare
punti karma
sufficienti a garantirgli
al termine della raccolta
un congruo risarcimento
nella prossima vita che gli toccherà in sorte.
io nella prossima vita
se mi gira di non rinascere donna
vorrei essere Van Morrison.
ai tuoni
che poco fa
promettevano un temporale eccellente
avevo affidato la speranza
di un diversivo metereologico
che portasse benefici al clima
e all’umore
ma sono venute giù
poche gocce
e le strade sono già asciutte.
la mia amica di Torino
mi ha telefonato poco fa
solo per dirmi che lì
c’è un’invasione di cavallette.
che schifo
ha detto
sono dappertutto pure sul balcone
allora io
ho avvicinato la bocca alla cornetta
ho fatto la voce grossa
e le ho urlato
peccatori pentitevi.
bello bellissimo, ma rimango dell'opinione che faceva più figo se a popa chubby l'avessero calato da un elicottero direttamente sul palco, magari mentre era lassù appeso già che c'era poteva suonarmi heart attack and wine così mi faceva contenta, oppure sai cosa? potevano farlo scivolare lungo un cavo d'acciaio la cui estremità opposta era fissata alla spada dell'angelo, oppure vuoi mettere che figata a vederlo emergere direttamente dalle acque del fiume già con la chitarra indosso? che secondo me uno così meritava un ingresso un pò più spettacolare e invece dal mio posto lo vedevo che se ne stava lì seduto a firmare autografi e a parlare coi fan, poi a un certo punto s'è alzato e noi tutti a dire "oh s'è alzato - s'è alzato" come se, vista la stazza, tirandosi su dalla sedia avesse appena fatto qualcosa di ancor più miracoloso di un assolo, poi piano piano ha raggiunto il palco e ha iniziato a suonare senza tanti complimenti. bello bellissimo gliel'ho pure urlato -quanto sei bello- però i riflettori dietro le spalle, brutte carogne, potevate pure spegnerli che c'avete fatto patire un caldo che levati, anche se ogni tanto si alzava un pò di vento e noi tutti -aaaah che bello un pò d'aria- peccato che insieme all'aria arrivava pure un afrore di sorcio di tevere, di alghe della marana putrefatte e il mio amico si batteva i pugni sul torace e diceva -respirate respirate e tutta salute-, in ogni caso si sappia che la gara sui giochi di parole e sui doppi sensi inventati col nome "popa" è stata dura ma l'ho vinta io, m'è venuta fuori una battuta di gran classe considerando anche la location vaticana, insomma c'era un mio amico che diceva -ma quant'è grosso- e -guarda che panza- e -secondo me mangia tutti i giorni da mc donald's quello là- e cose di questo genere, un altro amico tutto mortificato ribatteva -ma poverino, guarda che son problemi- e un altro amico ancora aggiungeva cupo -secondo me non campa tanto uno così- al che io ho aspettato due secondi, che i tempi in questi casi sono la cosa fondamentale e poi l'ho detto, ho detto "a regà, morto un popa se ne fa un altro". m'hanno mandato a quel paese in coro eh, però ho vinto.
vorrei:
un collirio.
pane ancora caldo
e marmellata.
marmellata di albicocche.
un altro caffè
o qualche ora di sonno.
batterie nuove per il lettore mp3
o un lettore mp3 nuovo e più fico.
un biglietto per il concerto di Fossati di stasera
e un appuntamento.
sotto una cascata di glicine
accanto a una nuvola di gelsomino
o in un qualsiasi altro posto
dove le attese
ritrovano la loro dignità.
poi via di là.
passi che sembrano volare
tanto poco è il loro peso
e sulla pelle scoperta
del collo
sulle spalle nude
lungo le braccia
l’aria morbida della sera
dita leggere
e la carezza del fiato
che avvicinando la bocca
mi soffia tra i capelli poche calde parole.
il tempo
che rimane impigliato
tra le ciglia
appeso al profilo del viso
e poi scivola.
scivola
sulla musica
lungo la strada
lungo la schiena
fino a sciogliersi
in un letto.
ma più di tutto vorrei questo:
che sparisca
in un ridicolo niente
questo piccolo e rancoroso dolore
che mi pungola il cuore
questo ottuso terrore
di sognare
che ha accompagnato
e ostacolato
la stesura di questo elenco
e che sempre mi rende difficile
formulare
o decifrare
i miei desideri.
per questo dolore
la scorsa notte
volevo interrompere i tuoi monologhi
e dirtelo
con la bocca profumata di mojito
con le labbra di menta e limone
attento
volevo dirti
stai entrando nel mio sogno
e potrei farti male.
anzi
ad essere sincera
muoio dalla voglia di farti male.
e del male che toccherebbe a me
poco m'importa sai
ma quel piccolo baluardo
di certezze
e puntuali conferme
che difendi con poca convinzione
che mi indichi col dito
come fosse -lassù-
lontano da me
e dalle debolezze nelle quali inciampo
attento
te lo distruggo
in un secondo
con l’ombra di un bacio.
invece
mi accorgo
che la cosa migliore
la più crudele
è quella di non toglierti
dall'impaccio delle frustrazioni
che ti vai fabbricando in dolce compagnia.
così
ho interrotto il contatto del ginocchio
delle braccia
ho smesso di permetterti di guardarmi negli occhi
e di misurare avidamente l’oscillare dei centimetri
che ci separavano
per concentrarmi sull'ultimo sorso di mojito
sul via vai circostante
finchè il sogno
o quel collage di coincidenze
che gli assomigliavano troppo
è andato via.
tu salvo.
io come svuotata.
ti ho appoggiato la testa sulla spalla
e mi sono lasciata abbracciare
inoffensiva
e indifesa.
da parte tua
come conferma dello scampato pericolo
come un grazie muto
un bacio sulla testa.
prego.
Il cavaliere dell'eterna gioventù
seguì, verso la cinquantina,
la legge che batteva nel suo cuore.
Partì un bel mattino di luglio
per conquistare, il bello, il vero, il giusto.
Davanti a lui c'era il mondo
con i suoi giganti assurdi e abbietti
sotto di lui Ronzinante
triste ed eroico.
Lo so quando si è presi da questa passione
e il cuore ha un peso rispettabile
non c'è niente da fare, Don Chisciotte,
niente da fare
è necessario battersi
contro i mulini a vento.
Hai ragione tu, Dulcinea
é la donna più bella del mondo
certo
bisognava gridarlo in faccia
ai bottegai
certo
dovevano buttartisi addosso
e coprirti di botte
ma tu sei il cavaliere invincibile degli assetati
tu continuerai a vivere come una fiamma
nel tuo pesante guscio di ferro
e Dulcinea
sarà ogni giorno più bella.
(Don Chisciotte - Nazim Hikmet)
Stavo pensando di scrivere un post per segnalare che sul numero di Linus di questo mese ci sono diversi articoli su Carlo Giuliani e sui fatti di Genova che vale la pena leggere. Pensavo di scrivere -vi segnalo che sul numero di Linus di questo mese ci sono diversi articoli su Carlo Giuliani e sui fatti di Genova che vale la pena leggere- e di inserire una foto di Carlo. Quella bella foto in cui sorride. Poi però mi sono ricordata che le immagini di Carlo Giuliani vivo, quelle poche disponibili in rete, lo so per certo, non ci appartengono. Non appartengono a nessuno, se non alla sua famiglia. E non è solo una questione di delicatezza, di discrezione, tatto. E' che proprio non ce le meritiamo. Se è proprio necessario aggiungere immagini alle parole, come se queste non bastassero, non meritiamo di poter guardare e proporre agli altri di guardare altre foto se non quelle di Carlo steso a terra in mezzo al suo sangue. Qualcosa si è fermato lì, in quei luoghi e in quei momenti e lì resterà finchè le cose non cambieranno. Fino ad allora, che qualsiasi foto, scattata da ogni angolazione possibile, ingrandita ad arte su ogni singolo particolare, che ogni parola riguardo quei giorni, siano un dolore vivo e senza pace.
Sono passati 5 anni.
Gli anni e le memorie scivolano così bene su tante, troppe cose in Italia.
Forse dovremmo aspirare a qualcosa di più che alla botta di culo di un calcio di rigore per dichiararci fieri di essere italiani.
http://www.youtube.com/watch?v=_tNSp7MaADM
Nel frattempo, la vita cerca a tutti i costi di farmi capire qualcosa. Qualcosa che, malgrado i miei sforzi, non riesco a capire cosa sia e perchè sia di così fondamentale importanza per la mia esistenza. Ma li starò poi facendo tutti questi sforzi? O mi sto limitando a guardare le cose per come le vedo, cercando di attribuirgli un significato solo nel caso in cui entrino nella mia orbita? Fatto sta che più non capisco, più la vita, vedendomi così ottusa, si accanisce e cerca di farmici arrivare mettendomi di fronte a situazioni che potrei tranquillamente definire paradossali. Che se non riguardassero me, allora sì che mi ci farei una bella risata sopra. Per carità, a ridere ci riesco pure se ne sono la protagonista, ma insomma, poi mi dico che cazzo ti ridi? piuttosto, adesso che fai? eh, che fai? E allora la voglia di ridere diciamo che mi passa abbastanza. Ora come ora, a dirla tutta, mi piacerebbe avere a mia disposizione una bella dose di lucidità, di quella cosmica, ad ampio raggio che ti fa afferrare il senso di ogni segmento di esistenza, o almeno ti da la sensazione di riuscirci, e poi il segmento in questione te lo fa inserire nel punto giusto del tuo personalissimo puzzle oppure, ancora, ti fa dire, ecco, tutto questo, questa gente, queste parole, questa specie di peso che mi sento sul cuore, questo mio tempo distribuito a destra e a manca in maniera indiscriminata, non c'entrano un cazzo con me e quindi, vaffanculo, non mi ostino a voler stravolgere la mia vita per trovargli un posto. E via, verso altri lidi. Nel frattempo, dicevo, mi ritrovo davanti a questo repertorio di esperienze più o meno paradossali, che sembrano volermi dire qualcosa con un'insistenza che inizia a farsi irritante. A me sta affrontarle, neutralizzarle, sfruttarle, risolverle o ignorarle e magari, già che ci sto, tradurle in quei pochi tratti di parola che mi consentano di descriverle a me stessa e a pochi altri. O a nessuno, che è meglio. L'amore è un rubinetto canta Billie Holiday. Finisco di guardare questo video con i lucciconi negli occhi. Mi piacerebbe scriverci qualcosa sopra, ma poi penso e perché? Già, perché? Sta tutto lì per chi lo sa vedere. Non c'è niente da temere, mi dico, ma questo non è il tempo per sigillare pensieri in frasi ad effetto, quindi non ci provare nemmeno. Questo è tempo di risposte spaiate, di false partenze, foto sfocate, fragili coincidenze e milioni di altre cose disordinate, confuse e dall'apparenza inutile, che mi somigliano troppo. Non è mica facile, ma quando ti ritrovi a darti della stronza da sola, bè, quello puoi considerarlo un buon punto di partenza. E poi, finchè ci saranno piccoli miracoli a benedirmi, stronza che non sono altro, non penserò mai che è finita. In fondo, a volte pare quasi che basti qualche indicazione di tanto in tanto per non pensare di essere completamente fuori strada e continuare ad andare. Questo è tutto ciò che chiedo. L'amore è un rubinetto, oh yeah. Così, giusto per ribadire il concetto, stamattina, tutta la zona limitrofa alla Stazione Ostiense è rimasta senz'acqua per un guasto non meglio precisato. Guasto del quale mi sono accorta, prima ancora che aprendo il rubinetto del bagno e constatando di persona l'inutilità del gesto, ascoltando un paio di "eccheccazzo" provenienti dall'appartamento del piano di sopra. Al piano sotto, io, non ho battuto ciglio e mi sono lavata con una bottiglia di acqua rocchetta come se fosse la cosa più normale del mondo. Che la vita, a volte, la freghi così.
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