slow dance

e poi

poi

arriva john coltrane.

mentre mi muovo

con movimenti rapidi

che decorano nervosamente

la penombra della stanza.

oggetti da spostare

altri da cercare

qui

no qui.

poi un pensiero

-un flash di un secondo-

si introduce

nella sequenza programmata dei gesti

e mi fa dimenticare

cos'è che cercavo

e perchè.

rimango a contemplare

con finta convinzione

il contenuto dell'armadio

aperto meccanicamente

dove non vedo nulla che mi aiuti a ricordare.

poi

la sensazione

che qualcosa dentro me

o giù in strada

finalmente

si fermi.

allora mi siedo

e arriva john coltrane

che mi avvolge

come una seconda pelle,

una carezza di brividi,

un vestito morbido

del mio colore preferito

che mi scivola addosso

perfetto.

mi concedo un respiro

più lungo degli altri

che arriva a sciogliere

qualcosa

in profondità.

il ritmo

è un passo leggero

trascinato con inconsapevole

e pigra sensualità

dalla sedia - alla sponda del letto.

il piano

mi regala perle

che scorrono

come gocce tiepide

intorno al collo.

arriva john coltrane

ed è come se mi sussurrasse

ci penso io

rimani qui

nel tuo vestito meraviglioso

aspetta

e vedrai

vedrai.

Roba di misia venerdì, 14 aprile 2006 ore 19:48 | link | commenti (2) |

...ma fatta bene, che non si sa mai.

Roba di misia giovedì, 13 aprile 2006 ore 08:43 | link | commenti |

da nazione_indiana:

garcon.gif

- Ragazzo, secondo gli exit poll non vivrai oltre i quaranta. Cosa pensi di fare?

- Grandi pere, scopate con le puttane senza preservativo, i 180 sulla provinciale.

 

http://www.nazioneindiana.com/2006/04/11/vaticini/

Roba di misia mercoledì, 12 aprile 2006 ore 08:06 | link | commenti (1) |

Tutti i giorni 

La guerra non viene più dichiarata,
ma proseguita.
Le assurdità
sono diventate normali. L'eroe
non si lancia nella lotta. Il debole
combatte in prima linea.
L'uniforme di oggi è la pazienza,
e la medaglia appuntata sul cuore
è una misera stella di speranza.

La conferiscono
quando non succede più niente,
quando gli spari si spengono,
quando il nemico si è dileguato
e il cielo si ricopre
dell'ombra del riarmo permanente.

La conferiscono
per la diserzione dalle bandiere,
per il mostrarsi coraggiosi con l'amico,
per il tradimento di foschi segreti
e l'inosservanza
di tutti gli ordini.

Ingeborg Bachmann

Roba di misia martedì, 11 aprile 2006 ore 09:49 | link | commenti |

bla bla bla e bla

1) stazione termini, ogni domenica alle 17 circa, di fronte al capolinea del bus M, quello che porta all'auditorium, c'è un giapponese con la coppola in testa che pattina intorno all'aiuola dell'isola pedonale. la prima volta che l'ho visto, non avrei mai immaginato che il suo fosse un appuntamento fisso. aspettavo l'M e lui era lì che girava, girava e girava, con una grazia incredibile. ogni tanto, dopo aver preso la rincorsa, solleva una gamba e via continua ad andare liscio come l'olio su una gamba sola. ma lo fa senza esagerare, non è un coatto o un'esibizionista. non guarda nessuno, proprio come se non stesse facendo niente di eccezionale e di conseguenza nessuno lo stesse guardando. dopo un pò che lo osservi, tanto fluido e indisturbato procede il suo movimento, sembra in effetti, che esista solo lui, sparisce la gente, spariscono il rosso e il verde dei semafori, sparisce il traffico delle automobili, il via vai degli autobus. C'è solo lui che pattina e tu che lo guardi. Pare una cazzata ma è uno spettacolo che vi consiglio.

 2) pasticceria siciliana d'agnino, sotto la galleria esedra, a due passi da piazza della repubblica, accanto alla libreria feltrinelli per capirci. I cannoli. Non aggiungo altro. Anzi sì, il gelato alla mandorla, alla cassata e al torroncino.  

3) la nuova pista ciclabile: collegata a quella che parte da Villa Borghese, percorre tutto il lungotevere direzione san pietro e oltre. è una meraviglia. Si pedala proprio sulle rive del tevere e, a parte qualche tratto lastricato di sanpietrini che in quei punti, sappiatelo, pedalare non è tanto piacevole per il vostro deretano, a parte quei punti coi san pietrini -taaaanto pitoreschi- dicevo, tutto il resto è una crema. passerete sotto i ponti. vedrete i gabbiani, le anitre, i barconi galleggianti appartenenti ai circoli sportivi e ai club dove i ricchi vanno a prendere il sole dopo aver giocato a tennis nei campi lì vicino, vedrete pure i pescatori e vi chiederete -che casso pescano nel tevere?-ecco. a me mi hanno sempre detto che i pesci nel tevere ci sono, eccome, e che però i pescatori pescano così, per passare il tempo, e che poi il pesce, mica se lo mangiano, no, lo ributtano nell'acqua, tornano a casa e si aprono una scatoletta di tonno giusto per non sentirsi coglioni. invece oggi io ho visto tre pescatori, tutti attrezzati, seduti sui seggiolini, che stavano lì in silenzio a pescare e vicino avevano attrezzato una zona barbecue. fate voi. insomma, difficile descrivere degnamente la pista ciclabile. per chi ama pedalare è fantastica, ma anche per passeggiare è una bellezza. verso le 11.30 di domenica, quando arrivate all'altezza di ponte sant'angelo, vi raggiunge pure l'eco della predica di papa ratzinger che arriva fresca fresca da San Pietro. Ah, proseguendo, se poco dopo sentite un botto, non vi spaventate, non è successo niente, e no che non è mica una bomba, la predica in piazza san pietro prosegue indisturbata, tranquilli, è solo il cannone del gianicolo che come ogni giorno a mezzogiorno fa boom. oggi c'erano pure due tipi che cantavano stornelli, con la chitarra e impianto di amplificazione a palla. quando sono passata io era la volta di er barcarolo vaaaaa controcorenteeeeeeee, una folla di biciclette abbandonate per terra o sostenute dai cavalletti, e un'altra folla di gente, i  proprietari delle bici perlopiù, ferma lì a fare il coro ondeggiando sulle gambe per tenere il ritmo in maniera consona. Mi sono fermata pure io un pò, e poi sono ripartita passando in mezzo a tutti, vergognandomi come un cane perchè in quel momento tutti cantavano della fine che aveva fatto ninetta bella dentro quel fiume bojaccia che continuava a scorrere a pochi metri da dove io pedalavo giuliva.

4) un bar pasticceria alla fine di via santa croce in gerusalemme. proprio prima di attraversare la strada per raggiungere la chiesa. all'angolo c'è un edicola e poco prima questo bar, che si chiama bar italia. beh, a vederlo da fuori non si direbbe, ma invece. invece: c'è una varietà di cornetti che se siete dei tipi indecisi è meglio che non ci andate. il cappuccino è doc e i cornetti che ve lo dico a fare. per una colazione di quelle che ti fanno pensare che se una giornata inizia così, non può che continuare bene. a questo servono le belle colazioni. ah, è aperto pure di notte.

5) la mostra "Gli ambieti del Gruppo T. Le origini dell'arte interattiva" alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna in via delle belle arti. Vale la pena. Ci sono delle installazioni fichissime. Con dei grandi pannelli hanno creato degli ambienti nei quali potete entrare e diventare parte dell'opera. Spettatori attivi insomma. Quella che mi è piaciuta di più si chiama "spazio elastico" è di Gianni Colombo. Stai lì dentro e pensi, magari fosse così davvero. Elastico. Anche se dopo un pò devi uscire se no ti intrippi troppo.

6) rimanendo sempre dentro la Galleria, vi dico qual è una delle mie opere preferite. le opere che preferisco non sono le più belle, o le più famose, ma quelle alle quali, io, me medesima, sono più affezionata per motivi tutti miei. ogni volta che entro lì dentro per vedere qualche mostra in realtà non vedo l'ora di ritrovarle. me le vado a cercare, con notevole difficoltà perchè, tra l'800 e il 900 mi perdo sempre e devo passare minimo tre volte per la sala dove c'è Giordano Bruno, gigantesco e cupo che mi guarda da sotto il mantello con aria severa e pare voler alzare un braccio per indicarmi la direzione dicendomi -cretina, devi andare di là- . Però alla fine quando le trovo, le mie opere preferite, mi ci piazzo davanti, contenta che siano rimaste immutate, cosa che raramente succede a ciò che amiamo. insomma c'è questo quadro che secondo me è bellissimo, ma dentro di me so pure che magari come quadro non vale granchè. è un'opera che si intitola qualcosa del tipo "allegoria della primavera di botticelli", non mi ricordo più, comunque l'ha dipinta Filadelfo Simi, e chi è? direte voi, non lo so vi rispondo io. o meglio so poco e niente perchè pare che poco e niente ci sia da sapere. nel quadro ci sono delle contadine in un campo, alcune, in piedi, ballano una specie di minuetto o tarantella non si capisce, altre stanno sdraiate sull'erba e battono le mani per tenere il ritmo. tutte ridono, una sola sta seria, col collo rigido, la schiena dritta, tutta concentrata sui passi come se non stesse ballando con l'amica sua, ma con lo strafigo del paese. ecco, detta così pare niente. ma a guardarlo bene, si rimane incantati da un sacco di cose.  per esempio, siccome tutte le contadine sono scalze, a un certo punto a me mi sembra di essere scalza pure io, di sentire quell'erbetta sotto i piedi. in pratica mi viene voglia di entrare nel quadro e: mettermi sdraiata a battere le mani e a cantare a squarciagola inventando le parole, o iniziare a ballare pure io, pestando i piedi sull'erba in maniera sgraziata, perchè quel ballo lì, ne sono certa, non saprei ballarlo. come minimo le farei morire dal ridere a tutte quante.

p.s. avrei voluto aggiungere una cosa. a chi mi ha fatto pensare la voce del papa, sentita da lontano. ma non posso dirlo. non posso. insomma, sai l'accento tedesco, il fatto che rimbombi tutto, e che da lontano ripeto, non si capiscano le parole e a dirla tutta sembrava proprio che parlasse in tedesco. no, non posso dirlo. impressionante. 

Roba di misia domenica, 09 aprile 2006 ore 19:28 | link | commenti (1) |

run rabbit run

Succede che camminando lungo la Cristoforo Colombo mentre mi rallegro dell'inaspettata comparsa di un tiepido sole pomeridiano che mi scalda le spalle, odo in lontananza un giulivo nonchè ritmico strombazzare di clacson e un rabbioso coro di voci maschili.
Pur non riuscendo a distinguere le parole mi viene automatico pensare che si tratti di tifosi di ritorno da qualche partita che festeggiano la vittoria appunto strombazzando e sbraitando canti e slogan all'indirizzo della propria squadra.
Guardo meglio. Rallento il passo e realizzo.
Corteo automobilistico? Manifestazione motorizzata? Come chiamare una ventina di auto sparate a tutta velocità sulla Cristoforo Colombo, i cui passeggeri, affacciati ai finestrini se non addirittura sperticati fuori dagli abitacoli, cantano qualcosa che ha a che fare con Mussolini, rivolgono saluti romani alla gente che aspetta il 714 sotto le pensiline e sventolano bandiere di forza nuova?
Coglioni, penso. Poi mi ricordo di altri coglioni recentemente battezzati come tali e mi amareggio ancora di più. A proposito della storia dei “coglioni” mi ero data due possibilità:riderne o ignorarla. In realtà, per non fare la guastafeste, visto che sentirsi dare dei coglioni pare essere questa gran figata, mi sono detta: e fattela ‘sta risata, lasciati andare pure te cogliona che non sei altro, anzi già che ci sei approfitta della goliardia generale e togliti la soddisfazione di dire -ciao coglione!- a qualcuno con la scusa di fargli un complimento rendendogli noto quanto scontato sia il suo voto a favore del partito, il partito dei coglioni ovvio.
Ma poi, non lo so, in questa allegoria genitale mi sento a disagio, scomoda. Come un coglione soffocato dall’elastico di mutande troppo strette. Ho reso l’idea?
Tolto il sorriso iniziale e tolta pure la stanca indignazione di fronte ad un presidente del consiglio che pronuncia certe meschinità, mi sono resa conto che più che lui, pensa te come sto messa, mi stanno sulle balle le t-shirt con su scritti orgogliosi outing "sono un coglione", le spillette, le vignette o i giochi di parole prontamente partoriti da chissà chi e ricevuti via sms in, minimo, duplice copia da tutti noi.
Tutte questa cose mi hanno indispettito per la rapidità e la docilità con cui sono comparse, ribadendo e facendo proprio quel concetto, trasformandolo da cazzata indegna di un tale seguito, a qualcosa di taaaanto liberatorio quasi come se, lo dico? sì, insomma, quasi come se un pò coglioni ci sentissimo già, noi coglioni, anche prima che ci chiamassero così.
Perché dai, insomma. Cioè. Prodi. Cazzo. Lasciamo perdere va. Eppure Berlusconi gli si rivolge chiamandolo "la sinistra" o "i comunisti" e io quasi lo invidio perchè ormai c'è rimasto solo lui a pronunciare queste parole senza pudore, senza l'imbarazzo provocato da quell'impalpabile ambiguo niente che ormai rappresentano.
Lo sciame fascista prosegue il suo tour, li vedo e li sento ancora, mi accorgo che più che un corteo sembra una fuga, tanto velocemente entrano nel traffico. E' in quel momento che mi tornano in mente le parole di quella canzone che, continuando a camminare, inizio a cantarmi in testa. Dig a hole, forget the sun. Sarà che a vederli fare certi gesti, a sentire acclamare ancora certi nomi, sembrano proprio usciti dalle loro tane, senza tempo, senza confronto nè dubbi. Senza memoria, come refusi della storia trascinati ai giorni nostri.
Braccio teso, duce-duce, eccoli qua.
Più vecchi e tristi dei vecchi fascisti rancorosi, pieni di nostalgie e ricordi, occhi lucidi alla Tremaglia che racconta il suo 8 settembre.
Che alla fine i vecchi li tolleri pure, in quanto vecchi. Come pagine di un libro di storia. Apparentemente innocue, ma che possono fare ancora male, se te le dimentichi.




Roba di misia venerdì, 07 aprile 2006 ore 11:50 | link | commenti (1) |

four leaf clover

Go on do what you've got to do. You've got your dreams I've got mine too. Be strong get off at the next stop. Don't worry about a thing. Keep taking it easy. This time it's not personal. The universe will help you now. To find a place you can breathe. And do what you've got to do. Keep taking it easy. Keep taking it easy. Come on. I'll let you borrow my four leaf clover. Come on. Take it with you, you can pass it on. Come on. You know I'm not the kind to say that it's over. We'll be rubbing shoulders once again in the sun. Come on. Take your dreams, where nobody can find them. Come on. You know I won't be happy till you've won. So come on. Come on over, borrow my clover. Is there anything left that you haven't done? Go on do what you've got to do. You've got your dreams I've got mine too. Be strong get off at the next stop. Don't worry about a thing. Keep taking it easy.

(badly drawn boy-one plus one is one)



Roba di misia mercoledì, 05 aprile 2006 ore 11:04 | link | commenti |

a case of you

  Just before our love got lost you said
"I am as constant as a northern star"
And I said, "Constantly in the darkness,
Where's that at?
If you want me I'll be in the bar"

On the back of a carton coaster
In the blue TV screen light
I drew a map of Canada
Oh Canada
And I sketched your face on it twice

Oh you are in my blood like holy wine
Oh and you taste so bitter but you taste so sweet
Oh I could drink a case of you
I could drink a case of you darling
Still I'd be on my feet
I'd still be on my feet

Oh I am a lonely painter
I live in a box of paints
I'm frightened by the devil
And I'm drawn to those ones that ain't afraid
I remember that time that you told me, you said
"Love is touching souls"
Surely you touched mine
"Cause part of you pours out of me
In these lines from time to time

Oh you are in my blood like holy wine
And you taste so bitter but you taste so sweet
Oh I could drink a case of you
I could drink a case of you darling
Still I'd be on my feet
I'd still be on my feet

I met a woman
She had a mouth like yours
She knew your life
She knew your devils and your deeds
And she said
"Go to him, stay with him if you can
Oh but be prepared to bleed"
Oh but you are in my blood you're my holy wine
Oh and you taste so bitter but you taste so sweet
I could drink a case of you darling
Still I'd be on my feet
Still I'd be on my feet
I'd still be on my feet








Una Cassa Di Te

Poco prima che il nostro amore finisse, mi dicesti
“Sono costante come la stella polare”
Ed io risposi, “Perennemente al buio,
Ma dov’è mai questo posto?
Se mi vuoi, mi trovi al bar”.

Sul retro di un sottobicchiere di cartone,
Sotto la luce blu della tv,
Ho disegnato una carta del Canada
Oh, il Canada!
E per due volte vi ho fatto sopra lo schizzo del tuo viso.

Oh, sei nel mio sangue, come il vino santo,
Oh, e hai un sapore così amaro, eppure così dolce,
Oh, potrei bere una cassa intera di te, amore,
E continuare a reggermi sulle gambe.
Continuerei a reggermi sulle gambe.

Oh, sono un pittore solitario,
Vivo in una scatola di colori,
Ho paura del demonio
E sono attratta da chi non ne ha paura.
Ricordo la volta che mi hai detto
“Amare è toccarsi l’anima”
Di sicuro tu hai toccato la mia
Poiché parte di te viene fuori da me
In questi versi, di tanto in tanto.

Oh, sei nel mio sangue, come il vino santo,
Oh, e hai un sapore così amaro, eppure così dolce.
Oh, potrei bere una cassa intera di te, amore,
E continuare a reggermi sulle gambe.
Continuerei a reggermi sulle gambe.

Ho incontrato una donna,
Aveva la bocca come la tua,
Conosceva la tua vita
Conosceva di te pregi e difetti,
E disse
“Va da lui, sta con lui se puoi,
Oh, ma sii pronta a sanguinare”
Oh, ma tu sei nel mio sangue, sei il mio vino santo
Oh, e hai un sapore così amaro, eppure dolce
Potrei bere una cassa intera di te, amore,
E continuare a reggermi sulle gambe.
E continuare a reggermi sulle gambe.
Continuerei a reggermi sulle gambe.

p.s. il pezzo è di Joni Mitchell ma a cantare è Tori Amos






Roba di misia domenica, 02 aprile 2006 ore 19:36 | link | commenti (3) |

bond, james bond.

M.
ad esempio
sogna
un maglione di lana
come quello
che ha visto una volta indosso
a Sean Connery
in quel film
del quale non riesce a ricordare il titolo.
cercando di non ridere
resistendo alla tentazione
di immaginare M.
appeso ad un elicottero o

alle prese con qualche altra acrobazia
alla James Bond
devo ripetergli più volte
di non avere mai visto quel film
nè di conseguenza il maglione.
al che lui
non si arrende
e comincia a descrivermelo meticolosamente
accompagnando le parole
era fatto così
con ampi gesti delle mani
che fa scorrere intorno al collo

sul torace 
e lungo le braccia
come se quel maglione
lo stesse già indossando.
poi
smette di accarezzare quella lana immaginaria
e prima di sparire oltre la porta
nel suo completo mistolana

color grigio topo
mi dice
l'ho cercato tanto
ma in tutti questi anni

un maglione così non l'ho mai trovato
con un tono

che sembra voler intendere

che l’unica differenza
tra lui
e Sean Connery
sta tutta in quel dettaglio lì.

Roba di misia sabato, 01 aprile 2006 ore 22:09 | link | commenti |


vengo anch'io

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