carnevale

padre

madre

figlio

e cane di razza dalmata al seguito.

il bambino vestito da dalmata

vale a dire infilato in una tuta di peluche

a macchie bianche e nere

munita di orecchie e coda.

che carini ho pensato.

poi non so perchè

ho provato ad immaginare

quali potessero essere a riguardo

i pensieri del cane.

Roba di misia martedì, 28 febbraio 2006 ore 08:58 | link | commenti (3) |

just relax and make it rain

credo che questo tempo

ci metterà un pò di tempo

per assomigliarmi.

ma io qui sto.

non scappo mica.

testa dura

e cuore di nuvola.

mi invento i miei personalissimi mantra

e vado avanti.

per di più

a quanto pare

sulla soglia dei trent'anni

scopro di avere un bambino interiore

di cui prendermi cura.

c'è poco da ridere.

ce l'abbiamo tutti.

e il più delle volte

è un bambino che non se la passa mica tanto bene.

al mio

visto che aveva fame

gli ho appena dato da mangiare una banana

e un pezzo di cioccolata fondente.

ora mi ha chiesto una sigaretta.

Roba di misia lunedì, 27 febbraio 2006 ore 17:50 | link | commenti |

mimì sarà

le parole

sono le briciole

che rimangono sul tavolo

Roba di misia sabato, 25 febbraio 2006 ore 12:55 | link | commenti |

e vai col tango

pazienza

coraggio

e fantasia.

Roba di misia venerdì, 24 febbraio 2006 ore 17:11 | link | commenti |

meet me in the indian summer

Ieri sera mangiavo pasta e ceci e cercavo di rispondere ai quiz della settimana enigmistica quando mi è capitata una domanda su Mata Hari. Chissà poi se è vera la storia secondo la quale si presentò davanti al plotone di esecuzione a testa alta, sorridendo e tirando baci ai soldati convinta che un suo ammiratore fosse riuscito a corromperli per far sì che sparassero degli innocui proiettili a salve. Bella fregatura. In confronto Dostoevskij, la cui condanna a morte venne commutata in quattro anni di lavori forzati quando aveva già i fucili puntati contro, non si può certo lamentare. Ieri mi sono resa conto che a volte leggo il mio manuale di storia contemporanea come un ipocondriaco leggerebbe un'enciclopedia medica. Porca miseria. Ma questo è uno dei tanti svantaggi dell'essere un'autodidatta incostante e senza metodo, romantica o per meglio dire un pò troppo impressionabile. Purtroppo in questi giorni non posso leggere altro, le poesie mi fanno male al cuore, il libro che stavo leggendo mi fa venire il magone se solo ne vedo la copertina. Sto anche bene attenta alla musica che ascolto. Nello stereo c'è rimasto un cd di Cristina Donà che farei meglio a non ascoltare, ma qualche volta, invece di sostituirlo con un'altro di musica brasiliana che sta lì in bella vista, cedo e faccio partire la seconda traccia. Nel lettore mp3 invece, tra le altre cose, ho caricato un album di Van Morrison che mi mette di buonumore. L'inconveniente è che mi fa anche pensare che non sia cambiato niente, o che viceversa possa cambiare tutto. Che sia possibile prendere il telefono e chiamare chi voglio, soprattutto te, per farti sentire la mia voce allegra senza aspettarmi niente in cambio. E poi penso che se continuo così, faccio la fine di Mata Hari, che sorride e tira i baci e poi. Invece devo mettermi in testa che ora come ora la mia voce allegra è una benedizione che posso tenere per me, che mi può essere utile per cantare canzoncine stupide che mi piacciono solo per quella frase che dice che "even the birds still sing their faithfull song" e per il cinguettio sintetico che accompagna queste parole. Devo mettermi in testa pure che i proiettili che mi aspettano sono proiettili veri e che magari, per concludere in bellezza, c'ha ragione Maccio Capatonda. 

Roba di misia giovedì, 23 febbraio 2006 ore 11:03 | link | commenti (2) |

abandoned_bikes

cercavo su gugol delle foto di biciclette e ho trovato il sito di un tipo che fotografa le bici abbandonate a new york...mi è venuta una grande nostalgia della mia bianchi bellissima, grigia e nera col pedale sgangherato che prima era di mio fratello il quale sulla parte posteriore del sellino aveva pensato bene di scriverci un allusivo follow me e poi è diventata mia e pure se aveva il pedale sgangherato a me sembrava che con quella bici là avrei potuto farci il giro del mondo, anche se per arrivare a villa borghese e da lì alla pista ciclabile di ponte milvio, sulla salita di via veneto davanti all'ambasciata americana, ci lasciavo ogni volta i polmoni...pure i freni non è che fossero particolarmente affidabili e ora che ci ripenso non aveva neanche il campanello e io mi scordavo sempre di comprarglielo, così se mi trovavo a dover passare in mezzo alla gente che camminava, tipo quando decidevo di fare un giro passando per il pincio, o se i pedoni invadevano la pista ciclabile durante il mercatino dell'antiquariato sul lungotevere, andavo piano piano e invece del classico drin drin c'ero io che chiedevo permesso permesso permesso...

Roba di misia mercoledì, 22 febbraio 2006 ore 16:07 | link | commenti (1) |

sintetica[mente]

la polvere

che in questi giorni

ho raccolto in giro

almeno per oggi

la metto sotto il tappeto.

Roba di misia martedì, 21 febbraio 2006 ore 20:58 | link | commenti (1) |

fame

nei sogni

a volte

la raggiunge un padre.

per niente meravigliato di rivederla

le parla di cose futili

e non si scompone

davanti alla sua emozione.

ma lei

contravvenendo alle regole dei sogni

si accorge di sognare

e ricorda la realtà.

lui cammina

e lei andandogli dietro

gli chiede

dimmi qualcosa

chiamami per nome

lui sorride

le parla del tempo

o dei tempi

lei lo interrompe

piena di una tristezza rabbiosa

che le spezza la voce

sbrigati

ti prego

papà

sbrigati

gli urla

fai presto

che il sogno finisce

dimmi qualcosa

qualcosa che possa servirmi

una misera cosa

delle milioni di cose

che non mi hai detto

ma lui non ascolta

sorride

saluta

e se ne va

mentre lei piange

come piange solo chi ha fame

e aspetta che sia qualcun altro

a dargli da mangiare.

Roba di misia martedì, 21 febbraio 2006 ore 10:00 | link | commenti (4) |

...non c'è nessun contratto

non c'è nessun onore

nessun mandante,

e la ragione se n'è andata

a pesca nel

deserto.

non c'è nessuna base razionale

non c'è nessuna nobiltà.

un laccio da scarpe spezzato

è la tragedia:

non le mani mie

che strangolano quel

minuscolo luogo

che chiamate

amore.

(charles bukowski)

Roba di misia domenica, 19 febbraio 2006 ore 22:53 | link | commenti (1) |

the healing room

I have a healing room inside me
The loving healers there they feed me
They make me happy with their laughter
They kiss and tell me I'm their daughter

Roba di misia giovedì, 16 febbraio 2006 ore 15:37 | link | commenti |

doppio senso mortale carpiato con avvitamento

i doppi sensi non mi divertono tanto

e le persone che ridono a crepapelle per i doppi sensi

più o meno volontari

mi danno pure un pò sui nervi.

a parte qualche raro caso

trovo che siano un modo piuttosto scontato

per costruire una battuta.

i doppi sensi quelli maliziosi intendo

tipo che uno dice

vado a scopare

tenendo la scopa in mano

esprimendo concretamente

la propria volontà di spazzare il pavimento

e tutti sghignazzano

alludendo a tutt'altra intenzione.

per non parlare di tutte

le combinazioni possibili in materia

che trasformano le ingenue precisazioni

del dove si intenda spazzare

in inequivocabili ammissioni

del luogo in cui si preferisce avere rapporti sessuali.

scopo per terra

scopo in cucina

scopo sotto il tavolo.

e così via.

oppure quando dici a un uomo

dammelo

riferendoti ad un oggetto materiale in suo possesso

e quello parte in quarta con battute

che hanno come protagonista indiscusso

il suo organo genitale

e il tuo impellente desiderio di appropriartene.

ecco.

per ste cose qua ridevo a 16 anni.

forse.

perchè ho scritto sta cosa?

perchè si dà il caso

che uno dei verbi di uso più comune

in portoghese

coniugato al presente

terza persona singolare

sia l'equivalente

del nostro italico modo

di chiamare "amichevolmente"

l'organo genitale femminile.

la prima volta

che ti capita di sentirlo pronunciare

ridi.

magari racconti pure a qualche amico

oh, ma lo sai come si dice x in portoghese?

come?

si dice y.

ha ha ha.

poi ti abitui.

pronunci quel verbo

facendone un uso appropriato

senza pensare a quello che significa in italiano

e i tuoi compagni di corso

che la prima volta

avevano riso insieme a te

ti ascoltano restando impassibili

perchè pure loro sono ormai abituati

a quel simpatico vocabolo.

come una barzelletta

che per quanto buona

ti fa ridere solo la prima volta che l'ascolti.

poi

però

succede che

la tua insegnante di portoghese

parlando di una verdura tipica del Brasile

e spiegando a tutta la classe

in che modo si cucini

associ

quel verbo lì

ad un aggettivo 

creando un binomio esilarante

e a dirla tutta

anche un pò imbarazzante.

e tu che fai?

stai lì

pronta a esplodere in una risata di quelle che levati

dando per scontato di unirti

al coro di risa di tutta la classe

ma per pudore

aspetti che comincino a ridere gli altri.

ma gli altri non ridono.

c'è chi prende appunti.

chi sfoglia il libro.

ma nessuno ride.

al che

per evitare di esplodere

come si esplode

tutte le volte

che le circostanze

impediscono di ridere

cerchi di distrarti

pensando ad altro.

insomma

neanche a scuola

seconda fila

a un metro dalla cattedra

 e la mia compagna di banco

che mi faceva la parodia della parlata ciociara

del professore di diritto

ho fatto tanta fatica

a cercare di non ridere.

Roba di misia mercoledì, 15 febbraio 2006 ore 22:13 | link | commenti (2) |

dica?

un tè.

potendo scegliere, un tè nero.

senza zucchero.

e già che si siamo, qualche pasticcino.

al cioccolato.

un letto.

due o tre cuscini e un plaid.

un libro.

la testa vuota.

il tempo lento.

e tanto silenzio.

grazie.

Roba di misia mercoledì, 15 febbraio 2006 ore 15:07 | link | commenti (1) |

te, gli intellettuali e i pirati.

Succede che in profumeria mi faccio mezz'ora di fila alla cassa perchè il cassiere, oltre che a fare il cassiere, contemporaneamente deve preparare le confezioni regalo per gli articoli che le persone in fila prima di me hanno acquistato. Succede che dal tabaccaio, per comprare le sigarette , invece dei soliti 10 secondi, ci metto 10 minuti buoni, perchè l'attività commerciale del negozio è completamente paralizzata dall'esigenza di un cliente che, dovendo comprare un cuore a forma di cuscino o un cuscino a forma di cuore, fate voi, non decidendosi sulla dimensione -piccolo medio o grande?- coinvolge tutto il negozio in un dibattito. io ho suggerito medio. che -con le mezze misure-ho detto- non si sbaglia mai-. lui m'ha guardato perplesso e pure un pò offeso. la moglie del tabaccaio ha detto -vabbè, ma pure piccolo è carino...è più discreto-come se la destinataria del regalo, poi se ne andasse in giro per strada tenendo in mano, o sotto il braccio come una borsa,  il cuore che quel pirlone del moroso gli ha regalato. alla fine, il pirlone, ha deciso per quello grande, affascinato dalla teoria di un altro cliente che ha messo a tacere tutti con il suo lapidario -meglio abbondare-. succede che passando davanti al fioraio vicino l'ufficio, mi ha investito una zaffata di profumo di rosa al che, mi giro e vedo al posto della solita varietà di fiori, un monopolio assoluto di fasci di rose rosse pronti per l'uso, confezionati e avvolti da un erotica carta rossa. succede che oggi, tutti si amano. ma proprio tutti, tutti tutti. tutti quelli che a natale diventano più buoni. tutti quelli là. e poi succede pure che oggi i baci perugina e tanti cuoricini rossi piovono dal cielo. non ve ne siete accorti? mi raccomando uscite con l'ombrello. succede che è san valentino. ma vaffanculo.

Roba di misia martedì, 14 febbraio 2006 ore 10:57 | link | commenti (3) |

un buon non compleanno a me

CATEGORIA ARTS AND ENTERTAINMENT (Arte e intrattenimento) III posto: Michael Wirtz (Usa), The Philadelphia Inquirer - Mostra di Salvador Dalì - Philadelphia

Già sveglia

prima delle otto

la notte mi lascia in testa

un ritornello scemo.

lacrima facile.

spalmo la marmellata su una fetta di pane

e piango davanti al primo tg del giorno.

poche lacrime.

la mattina mi succede spesso.

guardo la tv mentre faccio colazione

mi commuovo

e asciugo le lacrime con la manica del pigiama.

c'è chi mi dice che è una questione ormonale

roba di sindromi pre o post mestruali.

io dico invece

che la mattina

c'ho il cuore debole.

il cuore che ancora non ha indossato

la corazza dell'indifferenza

o dell'abitudine a considerare

le cose che vedo

normali.

esco a comprare le sigarette.

il sole filtra da una nuvola grigia

l'aria è fredda.

passo spedito.

e penso. io questa città la amo come fosse una persona.

e la odio allo stesso modo.

sento i capelli ancora bagnati sulla nuca.

per strada cani portano a spasso

padroni assonnati.

avrei voglia di camminare per ore.

scelgo il tabaccaio più lontano

e mi prometto un caffè al ritorno

in quel bar vicino S.M. Maggiore

dove il caffè è più buono.

torno a casa

con le sigarette

ma senza il ritornello scemo

che sono riuscita a seminare per strada.

torno a casa

e in testa invece

ho the cinema show dei genesis.

vai a capire perchè.

ma ci si può stare direi.

da non dimenticare:

il bar vicino S.M. Maggiore

la domenica mattina presto

è pieno di preti che fanno colazione.

Roba di misia domenica, 12 febbraio 2006 ore 09:39 | link | commenti (1) |

quando è troppo

mi sa che ho sopravvalutato

la capienza e la resistenza delle mie cellule cerebrali.

avrò pure finito di studiare quel famoso libro rosso

ma ho cominciato a scrivere legittimo con due g

e soggetto con una.

o è giusto così?

aiuto.

è troppo.

Roba di misia sabato, 11 febbraio 2006 ore 21:06 | link | commenti (1) |

questione di gusti

Sorseggiando caipirigna, annusando il profumo dei limozignu pestati che riempie tutta la stanza, con il sottofondo di un samba del carnavau du Riu di quest'anno che parla della storia du Brasiu e gliene dice quattro ai gesuiti, tra una chiacchiera e l'altra vengo a sapere che Orson Welles era omosexuao. Nau, omosexuao? -dico io- Ma se era sposato con Rita Hayworth! Embè, mi rispondono tutti, sai che novità! In effetti. Sai che novità. Pare insomma che nessuno lo sapesse, ma i brasiliani invece sì, lo sapevano tutti, in virtù dei lunghi soggiorni di Orson Welles in Brasile, e dell'amore che dimostrava per quella terra e pure per un anonimo tizio brasiliano. Mica è un problema, sia chiaro. E' solo che ho letto un sacco di cose su Orson Welles e questa proprio mi mancava. Personalmente, pensando a Orson Welles regista, non sono mai riuscita a capire con che coraggio abbia obbligato la moglie a tingersi i capelli di biondo. Cioè, Rita Hayworth bionda è come....come...non lo so, non riesco neanche a pensare  un paragone altrettanto assurdo. (In realtà, vista l'ora di pranzo e la fame che ho mi venivano in mente solo riferimenti a piatti di pasta privati dell'ingrediente fondamentale, caci sui maccheroni, o ricette stravolte dall'ignoranza dei cuochi. ma visto che io sono una di quelle che mangia, di gusto, ma, per dire, non ha ancora capito se sulla carbonara ci va il pecorino, il parmigiano o tutti e due in parti uguali, taccio).  Insomma, Rita Hayworth bionda, non si può. E in ogni caso, con tutto il rispetto per i vari mereghetti e  morandini di questo mondo, adesso che so, non mi venissero a parlare di esigenze di copione.

Roba di misia venerdì, 10 febbraio 2006 ore 12:06 | link | commenti |

giovedì gnocchi (o apologia del come volevasi dimostrare un par de' ciufoli)

Roba di misia giovedì, 09 febbraio 2006 ore 17:29 | link | commenti |

dedicato a l. ad a. a e. ad a. a g. a p. a m. e pure ad e.

Salvami. 
Lei non lo sa, ma prima o poi finirà per pronunciare questa parola, rivolgendola con più probabilità a qualche perfetto sconosciuto, piuttosto che alle persone che le dimostrano amore e considerazione. O a quelle che "dovrebbero" farlo.  Eppure non ha l’aria di una che ha bisogno di essere salvata.
Due occhi grandi, due tette medie e un culo che non ti giri per strada a guardarlo, ma un bel culo via, le dice un suo amico.
E un cuore, aggiunge lei, fingendosi offesa.
Poi ride perché prova ad immaginare questa entità tutta occhi-tette e culo, senza braccia nè gambe, disegnata a parole dall’amico.
E un cuore, concede l’amico, sollevando il bicchiere già vuoto in un brindisi di scherno.
Si siede su uno sgabello, incrocia le gambe, si guarda intorno, ordina da bere e sorride. Non finge, sorride davvero e a quella parola –salvami- non ci pensa più.
Salvata da cosa poi, non saprebbe dirlo nemmeno lei.
E se lo sapesse provvederebbe di certo a farlo da sola.
Eppure quel –salvami- è lì. E’ solo una parola e lei lo sa. Ancora meno, è un suono. Uno stupido suono rassicurante, da emettere distrattamente, da pronunciare più per sfida che con la reale speranza di vedere esaudita, chissà come poi, la sua assurda richiesta.
Se succedesse, riderebbe di sé e di chiunque la prendesse sul serio. E dopo aver riso, conoscendola, avrebbe paura della possibilità che qualcuno provasse a “salvarla” veramente.
Salvami. Più un’imprecazione che una supplica.
Le capita quando è stanca di parlare. Tanto stanca da conservare la forza per dire solo la verità e da avvertire come un pericolo imminente la sensazione di perdere quell’istintivo pudore che concede di nascondere, principalmente a sé stessi, la propria solitudine.
Salvami. Portami via. Portami a casa. Fammi addormentare. Parlami. Dammi da mangiare. Vino rosso da bere. La tua musica da ascoltare. E guardami. Fammi sentire che mi vedi, che esisto. Sono qui, seduta, ma mi sembra di non esserci veramente. Vienimi a cercare. Riportami qui. Oppure lontano, ancora più lontano.
Queste sono le parole che a volte a stento riesce a trattenere. Sono parole che fanno paura, anche a chi le pronuncia. Parole che teme le sfuggano, sciolte dall’alcool o liberate nel respiro, mentre fa l’amore.
Come ti chiami? Cosa fai? Dove vivi? Lei risponde, con scrupolosa precisione, quasi come se fossero quelle banali coordinate di sé a nascondere qualche indizio utile per ritrovarsi.
O per essere trovata.
Poi domanda a sua volta. Come? Dove? Cosa?
E ascolta, cercando gli occhi di chi le parla, interpretandone segretamente i gesti.
Prima o poi, basteranno uno sguardo, o una frase che le sfiorino il cuore in quel punto irraggiungibile, e senza accorgersene, tra una parola e l’altra, pur non dicendo -salvami- chiederà di essere salvata.

 

Roba di misia mercoledì, 08 febbraio 2006 ore 23:11 | link | commenti |

inarticulate speech of the heart

succede pure che

senza stare qui a spiegarne i motivi

ti ritrovi con una risposta in testa

o nel cuore

e non riesci a farti la domanda giusta.

così la risposta continua a sembrare sempre sbagliata.

o peggio a non sembrare nemmeno una risposta.

Roba di misia lunedì, 06 febbraio 2006 ore 20:41 | link | commenti (2) |

black sheep

un'altra sigaretta.

un'altra piccola pausa.

nel posacenere troppe cicche e un torsolo di mela.

gli occhi di nuovo sul libro.

il collo.

fa un pò male.

muovo la testa a destra e a sinistra.

su e giù.

lentamente.

la scia di chiacchiere telefoniche.

sorrido.

mi distraggo.

scrivo.

cancello.

e scrivo di nuovo

fino ad ottenere la sintesi

di quello che mi porto dentro.

talmente onesta

che la tengo per me.

torno al libro.

leggo.

rileggo.

i vizi del provvedimento amministrativo.

però.

il silenzio assenso.

caspita.

quando studi diritto amministrativo

e ci trovi irritanti allusioni alla tua vita

è il momento di chiudere il libro

e mettere su un pò di musica.

scivolo sulla sedia

appoggio la schiena

allungo le gambe

e scelgo Maria Callas

alzo il volume.

mi spiace che canti solo per me. 

la Callas se ne va.

senza salutare.

lasciandomi appesa all'ultima lunghissima nota.

con la pelle d'oca.

silenzio.

guardo il libro.

sospiro.

e faccio partire Rock 'n roll nigger

di Patti Smith.

Roba di misia domenica, 05 febbraio 2006 ore 20:27 | link | commenti (2) |


vengo anch'io

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