"A Verona vivono tre detenuti in celle pensate per uno; a Piacenza vive più del doppio dei detenuti che il carcere potrebbe ospitare, in una struttura con i muri crepati e dove regolarmente piove all'interno; all'Ucciardone di Palermo più di cento detenuti di troppo vivono in celle fatiscenti dove la luce del sole penetra scarsamente; a Bari abbiamo celle di 18 metri quadri che ospitano ognuna sei detenuti, quasi sempre chiusi dentro per venti ore al giorno: togliendo bagno, letti e mobili resta circa un metro quadro a disposizione di ciascun detenuto; al Poggioreale di Napoli si sta in cella quasi tutto il giorno, gli spazi comuni sono quasi nulli, si vive fino a 18 persone insieme, dividendosi l'unico bagno e l'unico tavolo disponibili; a Rebibbia vive circa il doppio dei detenuti che il carcere potrebbe ospitare; a Le Vallette a Torino ci sono 600 detenuti in più"
sono un pò a secco di parole.
e pare questo non sia il momento
per andarle a raccogliere chissà dove
tutte quelle parole che non sto scrivendo e non sto pronunciando.
mi godo questo bel silenzio, pieno d'aria da riprendere fiato,
ne misuro lo spazio coi passi, mi ci muovo dentro
controllo sia sempre aperta la porta per uscirne fuori.
ho quasi paura.
leggera di pensieri sciolti
che non mi tengono inchiodata a terra.
ma da qualche parte porteranno.
fosse anche qui.
mi sembra di scrivere sempre le stesse cose
usando sempre le stesse parole.
eppure
in segreto mi tranquillizza l'idea
di questo foglio bianco che mi aspetta
paziente e pronto a tutto.
pronto a me.
così
a digiuno dei miei tentativi di dire
mi sento in piacevole compagnia
di tutti quelli come me
che quel foglio lo lasciano bianco ancora per un pò.
ora
pare quasi
non si possa decidere
non si possa scegliere.
come una tregua inaspettata
della quale approfittare
senza opporre resistenza.
si sta zitti per un pò.
distratti solo dagli auguri di natale blaterati a destra e a manca
perfino quelli pronunciati con enorme trasporto
da perfetti sconosciuti con i quali condividi
30 secondi netti di viaggio in ascensore.
secondo me
la gente si fa gli auguri
perchè ha voglia di parlarsi
e di sorridersi
ma di solito non trova scuse plausibili
con gli altri
e con se stessa
per farlo.
io parlo e sorrido tutto l'anno
sarà per questo che il natale non mi convince
ma non mi va di parlarne male
così faccio di tutto per stargli simpatica
e assecondarlo un pò.
a modo mio.
sopporto il traffico
la gente impazzita
gli auguri finti
i troppi canditi nel panettone
o il vino spumante dolce troppo dolce
tanto passa tutto.
mi tengo quello che mi piace.
tutto il resto è importante.
io sono importante.
io sono un piccolo fiume
che se lo lasci scorrere
dove vuole lui
sembra non volersi fermare più.
così ora
non la smetterei più di scrivere.
ma se smetto è solo perchè
altrimenti quello che ho scritto
nella prima riga
non avrebbe più senso.
sembrerebbe una bugia.
e forse lo è.
un abbraccio
a chi capisce le mie parole.
e un regalo. a tutti.
qui ascoltate "il mare verticale"
Mi piace osservare le persone mentre lavorano e dai loro occhi, dalle loro facce o dal modo in cui si muovono si capisce che in quello che fanno ci mettono l'amore.
Non è importante il tipo di attività che svolgono, può essere artistica, creativa, come pure qualcosa di tutt'altro che concettuale.
1) Due settimane fa ero ad un concerto blues. Il gruppo era affiatatissimo, il cantante aveva un gran voce e una presenza scenica mooooolto blues, il bassista si faceva sentire pur standosene in disparte appollaiato su una cassa e il batterista era un Signor batterista. Eppure io non potevo staccare gli occhi dal chitarrista, che se ne stava lì, ondeggiando sulle gambe, ammiccando in direzione del cantante o verso il pubblico, con un'espressione di luminosa beatitudine stampata sul viso. Si vedeva che in quel momento non c'era altro posto dove avrebbe preferito stare o un'altra cosa che desiderava fare più di suonare la sua chitarra. Solo a guardarlo sorridevo piena di soddisfazione neanche fossi io a suonare in quel modo spettacolare. ('Sta cosa mi capita spesso durante i concerti belli).
2) C'è un signore simpatico che lavora nel reparto salumeria della sma di Santa Maria Maggiore. Ogni volta che lo vedo, dietro quel bancone di vetro scintillante, pieno di formaggi e mozzarelle, col suo camice bianco immacolato e il cappellino della fiorucci in testa, mi mette allegria. Anche lui sta lì con la faccia sorridente in mezzo a quegli scaffali pieni di prosciutti, salami e mortadelle. E' molto gentile, scherza con le signore che fanno la spesa e a me consiglia il vino giusto per accompagnare le cose che ho in programma di mangiare oppure, stando attento a non farsi vedere da altri, fa una faccia brutta quando vuole sconsigliarmi di comprare un formaggio che non merita di essere comprato. Tratta le cose che maneggia con dignità. Con amore. E voi mi direte che sono tutta scema se ci vedo tutta questa poesia in uno che affetta salame o ti pesa tre etti di olive. E magari sì, sono tutta scema.
3) Un allevatore di maiali di razza cinta senese, nonchè produttore di salami, salsiccie, lonze eccetera eccetera, nonchè proprietario di annesso agriturismo. Lo ascoltavo parlare ieri, in un mercatino di prodotti biologici allestito in quel di Centocelle. Diciamo che adesso ne so di più sui maiali di quella razza. Diciamo pure che a me se uno mi parla con amore delle cose che fa posso stare a sentire pure vita, morte e miracoli del baco da seta senza annoiarmi. Magari non ci capisco niente, oppure mi perdo qualche dettaglio tecnico, qualche virtuosismo da addetti ai lavori, ma mi fisso su quella luce che vedo negli occhi delle persone. C'è chi la chiama passione. A me piace chiamarla amore. E certe persone, indipendentemente dal fatto che suonino una chitarra, affettino mortadella o mi raccontino di cosa si nutra un maiale, quella luce ce l'hanno.
Ho la fortuna di conoscerne molte di persone così.
Dalla signora che fa le pulizie nel mio ufficio, a un professore di fisica.
Ho la fortuna, forse ancora più grande di notarle le persone così. E riuscire a guardare quella luce mi fa stare bene.
mi congedo
da questa lunga giornata
con frasi del tipo -ci penso domani-
l'unica cosa sicura
adesso come adesso
è che ho sonno
ma talmente tanto sonno
che tra poco dormirò
ne sono certa
ma talmente tanto certa
che già mi vedo
imballata nel piumone
riaccendere la luce dopo 10 minuti
per cercare qualcosa da leggere.
mangio un panino davanti al pc.
tante cose da fare e poco tempo da perdere in dettagli tipo il nutrirsi in maniera decente concedendo al pranzo un lasso di tempo sufficiente a renderlo degno di essere associato alla parola pausa.
a guardarmi intorno mi rendo conto che non ho personalizzato per niente la mia stanza qui in ufficio, infatti, a differenza dei miei colleghi non ho poster, nè foto appiccicate al muro. niente di niente.
la precarietà mi ha portato ad optare per un totale anonimato della mia postazione di lavoro.
fatta esclusione per una foto in bianco e nero di Billie Holiday e Louis Armstrong che non so perchè mi andava di avere sotto gli occhi ogni giorno mentre lavoro, e infatti l'ho attaccata accanto al monitor del pc.
eccola qui.

il panino l'ho comprato dal fornaio qui vicino. in fila davanti a me c'erano due tipi che parlavano ad un volume troppo alto di voce considerato il contenuto dei loro discorsi.
praticamente si consigliavano a vicenda, con dovizia di particolari e risatine complici, siti porno o chat erotiche da visitare durante l'orario di lavoro e accorgimenti da utilizzare perchè nei loro pc non rimanesse traccia di queste attività "extralavorative".
per rendere più credibile quello che sto scrivendo mi rendo conto che dovrei come minimo citare l'indirizzo di qualcuno di questi siti dai nomi piuttosto espliciti, oppure riportare qualche estratto della loro conversazione, ma sarebbe imbarazzante farlo, com'era imbarazzante stare lì e sforzarmi di non ascoltare quello che dicevano, cosa impossibile perchè il negozio era stipato di gente e loro non parlavano per niente sottovoce.
per questo li ho odiati un pò, perchè mi hanno costretto a sentirli, nonostante il fatto che io cercassi di ingnorarli concentrandomi sulle confezioni di yogurth nel reparto frigo accanto a me o sui prezzi del prosciutto cotto e del salame milano.
insomma, tra un sito e l'altro, non so dirvi come, sono arrivati a parlare di Di Canio e del fatto del saluto romano nella partita contro il Livorno.
all'inizio non capivo il nesso, ma poi, dopo aver ascoltato cosa avevano da dire a riguardo, ho realizzato che nelle loro menti l'immagine di Di Canio a braccio teso ha delle connotazioni fortemente erotiche per non dire pornografiche.
alla fine è arrivato il loro turno, la ragazza dietro il bancone gli ha chiesto con cosa volevano che gli farcisse i panini e i loro discorsi si sono interrotti sulle parole di uno dei due che spiegava all'altro che Di Canio, nei confronti del quale poco prima aveva espresso solidarietà e simpatia, in realtà non gli piace per niente.
testuali parole:
è un montato...è troppo esaltato...ma non intendo mica politicamente eh?
devo ammettere che a lavorare con il sottofondo musicale di un valzer di Shostakovich, anche se sto facendo più o meno le solite banalissime cose di sempre, mi sento proprio meno sfigata e anzi a dirla tutta, mi sento come se stessi svolgendo in maniera ineccepibile e con stupefacente scioltezza delle operazioni fondamentali per il futuro dell'umanità.

http://italy.indymedia.org/news/2005/12/944412.php

sai che c'è? non merita tanto spazio in tv e sui giornali.
o si interviene impedendogli di farlo, punto e basta, oppure lo si ignora del tutto.
ma a me che me ne frega di vedere sul giornale la foto di Di Canio che fa il saluto romano se poi nessuno fa niente per vietarglielo?
evito di commentare la chicca di La Russa che si commenta da sola.
parlare di questo fatto come ne ho sentito parlare, mi pare serva solo a creargli intorno un alone da personaggio mitico che pur di alzare quel braccio verso la curva è disposto a tutto. neanche stesse combattendo per una causa degna della nostra attenzione e considerazione. neanche qualcuno gli avesse chiesto di incarnare su quel campo da calcio i valori, più o meno condivisibili, nei quali crede e che ostenta in maniera così ottusa.
io dico solo che in libreria ho letto due pagine a caso della sua autobiografia, e se ci ripenso ancora rido.
questo mi basta. per evitare un travaso di bile vedendo quello che fa e sentendo quello che dice.
ripenso a quel libro e mi passa la voglia di incazzarmi.
che alla fine, certa gente, si punisce da sola.
con le cazzate che fa e un imbarazzante uso della grammatica italiana.
come la foto.
ma senza fili
(wireless, si dice wireless)
e con tanto tanto ammmmore.

p.s. grazie
Listen Mr. DJ
Won't you play me something slow
Play me the songs
For the lonely ones
Play me something
That I know
Hey Mr. DJ
I'm in a sad mood tonight
Play me something just for me and my baby
Won't you make everything alright
I'm gonna turn it way down low
Leave it on all night long
Till the morning comes
Like my lover my friend until the end
And that special someone
Hey Mr. DJ
Play me Rainbow 66
'Cos I'm drifting like a ship out on the fog
And I just don't know what's coming next
(van morrison - hey mr dj)

c'è che quando imparo qualcosa di nuovo mi sento male se non faccio in modo di condividerlo con gli altri.
detto questo....
ieri notte, qui, ascoltando un seminario sull'ecologia digitale, mi sono riconosciuta con rammarico nell'identikit del perfetto inquinatore tracciato con ironia dai due ragazzi che si occupavano di diffondere questa "cultura" .
io e i miei allegati giganti, il mio uso sconsiderato delle risorse della rete, la scarsa considerazione della privacy mia e degli altri, e pure dei principi etici che dovrebbero garantire e regolare la possibilità di usare in maniera degna programmi e sistemi operativi, nonchè, e questa forse è la cosa meno grave, la pressochè totale ignoranza del galateo della rete, la cosidetta netiquette.
alcune cose, che a molti ignoranti come la sottoscritta, possono sembrare paranoie eccessive, virtuosismi che interessano solo gli smanettoni informatici, in realtà, in estrema sintesi, oltre ad avere un impatto positivo in termini di praticità, sono una forma di rispetto che forse sarebbe il caso di imparare ad usare e a pretendere che gli altri usino con noi.
alla fine si tratta di essere in grado di sfruttare in maniera intelligente uno strumento stupido come il pc.
che si sa, certe cose usate male, prima o poi ci si rivoltano contro.
trovate tutto qui:
avana.forteprenestino.net/ecologia-digitale
io lo so
dove vorrei essere in questo momento
penso
mentre fumo una sigaretta che non dovrei fumare
e il freddo penetra nella trama del maglione di lana
ci sono così tanti posti
da farmi esaurire tutte le scorte di tempo condizionale presente
che mi sono rimaste da spendere
per parlare dei miei tentativi
mentre mi sforzo di non immaginarmi altrove
trattenendomi con severi imperativi
pur di riuscire a sentirmi dove sono
e fare il meglio che posso
qui
a cercare analogie col cielo
immobile e indecisa
nei limiti che mi impongo
troppo severi
troppo indulgenti
stretti
larghi
un brivido e stringo le spalle
respiro
e mi lascio svegliare da quest'aria gelida
che mi riporta qui
a guardare quelle nuvole nere
appoggiate pesantemente
su un cielo aperto
che tenta di mantenere serena questa giornata
poi scopro un arcobaleno
che cade poco più in là del gazometro.
e penso a te
che dei mille posti
sembri sempre il più lontano.
come quando ti piace un quadro
che magari non è un granchè
-è strano-
questo pensi ogni tanto quando lo guardi
e ti chiedi perchè ti abbia colpito.
non ti preoccupi di sapere se questo quadro ha un titolo
e quale sia nel caso ce l'abbia
poi a più di un anno di distanza da quando hai deciso di comprarne una riproduzione
e di appendertela in casa
capisci.
che non avevi capito.
che ti ci sei inventata le storie sopra
perchè magari in quel momento ti faceva comodo così.
lei di spalle
vestito rosso
spalle nude
capelli al vento
il cameriere in livrea che le versa del vino
i due violinisti
le rose rosse sul tavolo
una cena per due in piena regola insomma.
ma lui non c'è.
il fatto che il tavolo fosse stato apparecchiato su una spiaggia
davanti al mare
non poteva insospettirti
visto che altri quadri dello stesso autore
hanno in comune queste originali collocazioni.
Nella tua immaginazione
tutto era pronto per una cena romantica
lui è in ritardo
o le ha dato buca all'ultimo momento
e lei decide di cenare lo stesso
di godersi il vino
i violini
il mare
alla faccia sua.
sua di lui è chiaro.
certo, perfino vista di spalle
così rigida sulla sedia
lei non te la immagini mica con un'espressione orgogliosa
con un sorrisetto di sfida che sembra dire
-non sei venuto? e chissenefrega io mangio lo stesso-
no
forse ha l'aria inebetita dalla delusione
forse sta addirittura piangendo
ma il cameriere e i violinisti
ignorano elegantemente quelle lacrime
continuando a fare il loro dovere indifferenti.
poi scopri qual è il titolo del quadro.
e a guardarlo meglio
ora che hai capito
ti accorgi pure che la tavola è apparecchiata per uno.
per lei.
allora il quadro diventa un'altro quadro.
e lei sicuramente sta piangendo.
e tu vorresti quasi andare lì
raggiungerla su quella spiaggia
e dirle in un'orecchio
signora mi dispiace, ma io non avevo capito.
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