una voce maschile registrata
mi informa che al momento
gli operatori
sono tutti ma proprio tutti occupati
e mi incoraggia a resistere
alludendo ad una fantomatica -priorità acquisita-
che a quanto pare è un binomio che funziona
se il solo fatto di sapere
di essere arrivata prima di qualcun altro
mi ha fatto sentire vagamente più fiduciosa
sugli esiti e la durata dell'attesa
e detto tra noi
anche più furba di quello dopo di me.
-attenda in linea- dice la voce
e io attendo
disegnando fiorellini su un foglio di appunti
e ripassando mentalmente le parole che dovrò pronunciare
al primo operatore libero.
mi ci vuole qualche secondo per rendermi conto
che la musica in sottofondo
non è il solito ossessivo crescendo del bolero di ravel
non è il disco rotto sul ritornello di yesterday
o qualche sfiatata versione della primavera di vivaldi
ma
siore e siori
lullaby of birdland.
e io
alla faccia della priorità
con la cornetta incollata all'orecchio
ho sperato solo di riuscire a canticchiarmela tutta
prima che una voce
dall'altra parte del filo
mi interrompesse sul più bello
chiedendomi in che cosa poteva essermi utile.
Lullaby of Birdland whisper low
kiss me sweet & we'll go
Fliyin' high in Birdland
High in the sky up above
All because we're in love
io questo cuore
lo vorrei svuotare
come ho fatto ieri con la mia borsa
che ho capovolto sul tavolo della cucina
scoprendo un contenuto composto
da innumerevoli oggetti inutili
e altrettanti indispensabili
ma che mi ero dimenticata di possedere
e di aver occultato nella borsa.
i miei oggetti personali
così si chiamano
allineati sul tavolo della cucina
li ho guardati con tenerezza
come se non fossero miei
come se la loro presenza disordinata
parlasse per me
meglio di quanto saprei fare io.
e mi sono vista in quel pacchetto di camel
con una sola sigaretta dentro
e accanto
in fila sul tavolo
ben 5 accendini di diversi colori e dimensioni.
mi chiedo
cosa pensa di combinare di buono
una che va in giro con una sigaretta
e 5 accendini?
ma non era questo che volevo scrivere.
come al solito mi perdo nei dettagli.
mi distraggono i discorsi sussurrati dalle piccole cose.
è che
a dirla tutta
stavo cercando di capire da cos'è composto
il peso che mi porto nel cuore.
che se lo capissi magari saprei
se pregare di poterci credere ancora.
o pregare di smetterla di crederci ancora così tanto.
all'amore.
alle persone.
e a me stessa, soprattutto.
non lo so.
mi pento sempre di non saper trovare parole migliori
che non siano cuore
che non siano amore.
e mi porto dietro questo peso
misterioso
come se non fosse cosa mia.
in fondo
potrebbe essere tutto così semplice.
come una sigaretta e un accendino.
e io questo cuore oggi
lo vorrei svuotare
e ricominciare da capo
stando bene attenta
stavolta
a quello che ci metto dentro.
LEGARSELA AL DITO
di Wu Ming 1
Rancori coltivati con dedizione. Esiste un “pollice verde” dei rancori: c’è chi è in grado di farli crescere e chi no, chi crea per loro un perfetto microclima e ha la costanza di annaffiarli tutti i giorni prima di uscire di casa, e chi invece li lascia sul terrazzo, noncurante, li lascia a consumare la stagione finché le foglie non cadono, volano nei giardini sotto casa, tornano concime per il ciclo della vita.
“Rancore” ha a che fare con l’essere rancidi. Stantii e un poco puzzolenti. Ri-sentimento è il già sentito, emozioni sfiancate dalla ripetizione coatta, come proletari già esausti che vedono allontanarsi l’età della pensione. Livore, legarsela al dito, e ogni giorno guardarsi quel nodo, pensare che quel dito è il centro del mondo, tutto ciò che ti circonda è in relazione a quella cosa - o persona – legata al dito. Vedi nemici dappertutto,intravedi le tensostrutture di complotti destinati a slegarti quella cosa/persona dal dito. La copri con l’altra mano a conca, e continui a guardarti intorno.
Trai la tua identità da questo gesto, e la difendi come la spada difende il solco. Diventi paranoico, te lo fanno notare,tu cancelli i nomi dall’agenda, e scrivi nel tuo diario: “C’è un complotto volto a farmi credere che sono paranoico”. Profondi crepacci si aprono ai lati della bocca, paralizzata in un ghigno. Sono quelli i solchi che difendi.
All’opposto il/la noncurante, se si lega qualcosa al dito, lo fa per rammentarsi di non perdere tempo con la tal cosa o la tal persona. Se la lega al dito per liberarsi, ricordare di dimenticarsi, non per sempre ma fino a data da destinarsi. Da tornarci sopra con più calma. Il rigore nelle scelte viene ostacolato dalla rigidità dei rancori, che richiedono percorsi obbligati, tempi mnestici standardizzati. Lo stile è nemico dell’abbandono al risentimento. Lo stile è guerra di movimento. L’identità è guerra di trincea. L’identità è stile fossilizzato. L’identità è caduta di stile istituzionalizzata. Sui palazzi di quell’istituzione vige il divieto di sorvolo.
Le contraeree non smettono mai di sparare. L’identità è nemica dei movimenti. I movimenti devono, appunto, far guerra di movimento. L’identità rende le suole pesanti dello sterco che colma le trincee. Ad ambulare con gli scarponi immerdati sono gli esponenti degli autoproclamati “cetipolitici” dei movimenti. I rapporti tra i ceti politici sono immersioni senza machete in giungle di livori e risentimenti.
Re-criminazioni: il continuo tornare sul luogo del delitto, l’angolo dietro il quale fu pugnalato lo stile. Il continuo ricostruire il delitto, come nei docudrama. Sarà una metafora frusta (va bene così: la frusta sovente incita gli schiavi alla fuga o alla rivolta), ma occorre volare alto. Aprire le ali e i polmoni. Cagare sul cocuzzolo del cranio a chi laggiù difende i solchi. E’ questa la missione da compiere. Lasciare il luogo del delitto alle visite dei coatti. Lasciare che le contraeree sparino a un cielo vuoto.
(tratto da Nazione Indiana - Fuoco amico - Wu Ming per Sud n. 1)
I was the morning after.
You were Jesus Christ my Lord,
I was the money lender.
You were the sensitive woman,
I was the very reverend Freud.
You were the manual orgasm,
I was the dirty little boy.
And is this what you wanted
to live in a house that is haunted
by the ghost of you and me?
Is this what you wanted ...
You were Marlon Brando,
I was Steve McQueen.
You were K.Y. Jelly,
I was Vaseline.
You were the father of modern medicine,
I was Mr. Clean.
You where the whore and the beast of Babylon,
I was Rin Tin Tin.
And is this what you wanted ...
And is this what you wanted ...
You got old and wrinkled,
I stayed seventeen.
You lusted after so many,
I lay here with one.
You defied your solitude,
I came through alone.
You said you could never love me,
I undid your gown.
And is this what you wanted ...
And is this what you wanted ...
I mean is this what you wanted ...
That's right, is this what you wanted ...
(is this what you wanted - leonard cohen)
a metà.
sentirsi veramente presenti
oppure
guardarsi intorno e non trovare traccia di sè.
ora come ora
io sono quello che faccio.
nel bene e nel male.
senza parole da dover giocare
come carte toccate in sorte.
così è.
e malgrado tutto
ma soprattutto malgrado me
apro il cuore
e imparo ad imparare.
non mi rassegno al freddo.
sarà per questo che ho così tanto freddo.
devo arrendermi.
e devo resistere allo stesso tempo.
mi invento un premio
per me.
un regalo
che mi ripaghi
di questi giorni in cui
sembra manchi sempre il tempo per pensare a me come vorrei.
ieri
uscita dall'ufficio in ritardo
ho cercato di raggiungere il mio regalo del giorno,
una cosa piccola
ma il cui solo pensiero mi aveva reso più sopportabile la giornata.
invece
questa città
mi si è fatta nemica per due ore.
la metro bloccata
il traffico impazzito
e il freddo.
ho provato a resistere
ma l'orologio maledetto
che c'era davanti a quella affollatissima fermata di autobus
non la smetteva mai di far aumentare il mio ritardo.
io stavo lì
immobile
mani in tasca
a cercare un'idea
per volare sopra l'ennesimo impedimento
che non mi permetteva di allontanarmi da lì.
davvero
ci ho provato
ma non c'e l'ho fatta.
ormai era troppo tardi
così mi sono arresa.
e seduta su un autobus lento
che mi portava nella direzione opposta
rispetto a quella dove sarei dovuta andare
sono tornata a casa
senza fretta
con un pianto amaro bloccato in gola.
come se mi avessero rubato qualcosa.
proprio come se.
qualcosa che in quel momento mi sembrava "l'unica cosa".
lo so sembro esagerata.
ma questo era ieri.
oggi
naturalmente
ci provo ancora una volta
a farmi un regalo.
http://www.anebrun.com/audio_media
http://www.katebush.com/flash_positive.htm
a me mi piacciono le canzoni
che parlano di qualcuno
che si fa portare via da qualcun altro.
non che io non sappia portarmi via da sola
ma quando ci pensa qualcun altro a farlo
che ti porti davvero altrove
o ti ci faccia solo sentire pur restando fisicamente nello stesso posto
è un'altra cosa.
che ve lo dico a fare.
insomma mi piacciono quella canzoni lì
prima su tutte
quella degli Smiths
There is a light that never goes out
e anche Never let me down again
dei Depeche Mode.
Poi in questo momento non me ne vengono in mente altre
ma sicuramente ci sono.
Ci sono eccome.
Che il mondo è pieno di gente che sogna di essere portata via
e se è capace ci scrive le canzoni sopra
per farle canticchiare a quelli che a scrivere canzoni non sono buoni
ma che magari mentre le ascoltano
ci credono un pò di più.
non mi vorrei sbagliare
ma questo giorno qua
che è appena iniziato
pare proprio un lunedì.
il lunedì trovo una quantità maggiore di spam
nella posta elettronica dell'ufficio.
enlarge your penis
promette come sempre l'oggetto delle e-mail in questione
che oramai non mi fanno nemmeno più sorridere.
le trasferisco nel cestino meccanicamente
impassibile a una proposta del genere.
insomma
oggi è proprio lunedì
non c'è dubbio.
fuori c'è il sole
ma fa freddo.
un freddo pulito
che sembra cancellare tutto
per regalarti una di quelle mattine
in cui le cose sembrano nuove.
in più
non so se ve l'ho già detto
oggi è lunedì
e io
continuo a girarci intorno
mentre decido da dove iniziare.
chiamo il numero verde della trenitalia
la voce di donna dall'altra parte del telefono
è formale e stanca
le spiego di cosa avrei bisogno
e lei mi dice subito che no, quello che ho chiesto non si può fare.
insisto.
e lei ripete no.
poi sospira
e mi chiede ugualmente nome e cognome
al che io penso vabbè mi ha detto di no
ma se mi domanda i miei dati vuol dire che farà un'eccezione
magari solo perchè è stanca.
pronuncio il mio nome e cognome fiduciosa
al che sento un silenzio strano
e poi
"no, non ci posso credere!"
e io "che c'è?"
"non ci posso credere!"
e io "ma che è successo?"
si sarà impallato il sistema penso
sono saltati tutti i terminali di trenitalia
cavolo
"come ha detto che si chiama?"
e io ripeto nome e cognome scandendoli con soggezione
silenzio
io intanto penso di aver vinto qualcosa
giuro che ho pensato questo
roba del tipo
lei è la nostra millionesima chiamata e vince un viaggio in transiberiana per due persone
tiè
e invece
"lei è una mia compagna di classe"
e io "cosa?"
"lei ha fatto le elementari con me"
io mi faccio una risata e le domando passando al tu "ma come ti chiami?"
"Erica"
io scorro mentalmente le foto di gruppo dei 5 anni di elementari
e davanti agli occhi ho l'immagine di me con il grembiule bianco e il fiocco blu.
storto.
sempre storto quel maledetto fiocco.
storto o moscio.
non c'era scampo.
insomma, non ricordo davvero nessuna Erica, ma magari mi sbaglio.
anche se, c'è da dire che per queste cavolate qui ho una memoria spaventosa.
poi non so perchè
forse sentendo che non esplodevo in un "Ericaaaaaaaaaa quanto tempoooooooooooo!!!!"
anche lei cede un pò al dubbio di una verosimile omonimia e mi dice "Sa, io avevo una compagna di classe che si chiamava come lei"
e io ridacchio "he-he"
"è incredibile" dice
"essì. ma scusa, dov'è che andavi a scuola?" le domando
che devo ammettere che un pò ci avevo preso gusto
cioè cominciavo a sperare che mi rispondesse il nome della mia scuola
così avrei raccontato ai miei amici
oh ho chiamato il numero verde di trenitalia e ho beccato una che ha fatto le elementari con me
ma daiiiiiiii
si si giuro
invece lei mi risponde con la voce un pò sommessa
"io andavo dalle suore".
io no.
l'unica suora che mi ricordo della mia infanzia
era quella nazista
che mi faceva catechismo
suor marziana si chiamava
cacchio
suor marziana
ma da bambina mica ci pensavo che quella donna severa e algida
si chiamasse come gli extraterrestri
mi ci sono fatta una risata anni dopo
mentre raccontavo di questa suora a non so chi
e questo non so chi è scoppiato a ridere quando ho chiamato la suora per nome.
un pò marziana lo era.
cioè veramente era piemontese.
vabbè insomma la tipa del numero verde
con un colpo di tosse finta si ricompone
e mi dice
"ma pensi un pò. ma guarda il caso"
e io rido con una risata che sottointende complicità
al che lei capisce subito cosa sto pensando
cioè che siccome siamo quasi compagne di classe
magari potrebbe farmi quella cosa per la quale ho chiamato
e invece dice
"beh. in ogni caso non si può fare" e si fa una risatina
cacchio te ridi Erica?
m'hai fatto perde mezz'ora al telefono
hai studiato dalle suore
e mò nemmeno un favore mi fai.
sicuramente a te alle elementari
il fiocco ti rimaneva dritto e inamidato
dalla prima avemaria della mattina
fino a quando tua mamma ti veniva a prendere per portarti a casa
e questo è uno dei motivi per i quali mi saresti stata antipatica.
la sveglia non suona.
se la notte precedente ti dimentichi di programmarla.
il tempo non si ferma.
se decidi di impiegare più del solito a fare colazione.
in ufficio arrivi in ritardo.
se uscita dalla metro
invece di procedere a passo spedito
per recuperare al danno della sveglia
scegli una strada decisamente più lunga
solo per camminare sotto al sole
rallenti i passi e guardi per aria
perchè nelle cuffie c'è Nick Cave
che ti fa dimenticare tutto.
della sveglia che non ha suonato.
della sedia dove dovresti già essere seduta.
dei buongiorno che dovresti aver già pronunciato.
e di tutte le cose che qualcuno crede tu abbia già fatto.
buongiorno.
To our love send a dozen white lilies
To our love send a coffin of wood
To our love let aal the pink-eyed pigeons coo
That people they just ain't no good
To our love send back all the letters
To our love a valentine of blood
To our love let all the jilted lovers cry
That people they just ain't no good
It ain't that in their hearts they're bad
They can comfort you, some even try
They nurse you when you're ill of health
They bury you when you go and die
It ain't that in their hearts they're bad
They'd stick by you if they could
But that's just bullshit
People just ain't no good
Non c'è che dire
queste giornate mi sembrano infinite
e il buio che comincia prima delle sei di pomeriggio
mi dà la sensazione
che continuando a fare
io voglia ostinatamente prolungarle
più di quanto dovrei.
Stanca di una stanchezza che non basta una notte di sonno a mandarla via.
Di ritorno dalla piscina
ceno davanti alla tv
masticando pigramente
in compagnia di Godzilla.
ora scrivo.
scrivo che neanche due secondi fa
mentre scrivevo
accendendomi una sigaretta con un fiammifero
mi è andato il fumo negli occhi
che hanno cominciano a lacrimare
al che
temporaneamente cieca
ho fatto confusione con le mani
destra e sinistra
così invece di mettere in bocca la sigaretta
ci ho infilato il fiammifero.
spento fortunatamente.
che se fosse stato acceso magari non starei qui a scriverlo.
se non altro per una questione di orgoglio.
che manco alla prima sigaretta
sono stata tanto impedita.
ho bisogno di dormire.
buonanotte.
Virtue is relative at best
There's nothing worse than a sunset
When you're driving due west
And I'm afraid that my love
Is gonna come up short
There is no there there
I guess I'm scared
Cuz I want to have good news to report
Every time I come up for air
Now I'm cruising through a chromakey blue sky
And I know that in an hour or three
The sun is gonna be in my eyes
And I know that sometimes all I can see
Is how I feel
Like the whole world is on the other side of a dirty windshield
And I'm tryin to see through the glare
Yes I'm struggling just to see what's there
The one person who really knows me best
Says I'm like a cat
Yeah the kind of cat that you just can't pick up
And throw into your lap
No, the kind that doesn't mind being held
Only when its her idea
Yeah, the kind that feels what she decides to feel
When she is good and ready to feel it
And now I am prowling through the backyard
And I am hiding under the car
I have gotten out of everything
I've gotten into so far
I eat when I am hungry
And I travel alone
And just outside the glow of the house
Is where I feel most at home
But in the window you sometimes appear
And your music is faint in my ears
(Virtue - Ani DiFranco)
sospesa
in uno stato di fragile quiete.
trasparente.
mi lascio attraversare.
tutto e niente.
tengo il conto delle parole che non riesco più a scrivere.
e a pensare.
non è un problema mi dico.
oggi
anzi
in questo preciso istante
è quasi un sollievo tacerle.
ci sono domande alle quali sorrido
vedendole lì
mute
sempre meno curiose
delle risposte che fino a poco fa
reclamavano a gran voce.
io sono qui.
paro i colpi.
sogno le carezze.
addomesticata solo a me stessa.
na na naaaaaaaaaaaaa
just victims of the in-house drive-by
na na na naaaaaaaaaaaaaa
they say jump, you say how high
non ho soluzioni.
non ho trucchi per ingannare l'attesa
o riempire vuoti.
ho qualche nuova buona idea
qualcuna di vecchia
che ancora non mi rassegno a bocciare definitivamente.
e i miei pensieri.
che ultimamente non riesco a far andare oltre quei dieci secondi
che mi separano dai dieci secondi successivi
e così via.
e questo è un bene.
quando stai bene.
quando magari sei un pò giù di corda guardare un pò oltre il minuto aiuta.
o forse no.
mica l'ho capito. e l'ho detto subito che non ho soluzioni.
eppure riesco a concludere molte più cose in questo modo
rispetto a quando pensavo al prima e al dopo di ogni momento.
oggi è così.
una clessidra con la sabbia fatta di granelli
che non sono granelli ma blocchi di granito
tanto conta ogni secondo.
Tanto pesa l'istante questo qua
no no quest'altro
anzi questo qui
vedi?
non faccio in tempo a scriverlo che è già passato.
come stai?
sto come sto.
dice quella canzone lì.
che oggi non ho voglia.
oggi sto.
ma canto.
ah se canto...
Succede
che ho deciso di imparare una nuova lingua
non la più utile
non la più facile
ma quella con la quale
chissà perchè
mi piacerebbe saper parlare di me.
Sarà che ho come l'impressione
che in quella lingua lì
così particolare
che a parlarla e a sentirla parlare viene un pò da ridere
ci sia qualche parola che invece manca alla mia.
Qualche parola della quale potrei aver bisogno.
Il mio oroscopo della scorsa settimana
diceva che in una lingua che non ricordo più quale fosse
ci sono ben sette parole diverse per descrivere sette diverse tonalità di blu.
Il che sarebbe come dire
così continuava l'oroscopo
che chi parla quella lingua lì
è in grado di distinguere ben sette diversi tipi di farfalle blu di non ricordo più quale specie
differenti tra loro solo per la sfumatura del colore delle ali
mentre chi parla un'altra lingua
nella quale per descrivere qualcosa di colore blu
esiste solo la parola "blu"
è convinto che di quella specie di farfalla lì ce ne sia un tipo solo.
per la serie che se gli capitasse di vederne una direbbe
toh una farfalla blu
e se subito dopo ne vedesse un'altra
sebbene diversa nel colore
direbbe solo
toh un'altra farfalla blu.
L'oroscopo in pratica mi suggeriva
che trovare parole nuove
spesso fa vedere le cose in modo diverso
o addirittura ci fa accorgere dell'esistenza di altro
che proprio non avevamo visto.
Le sfumature del blu
saranno pure uguali in tutto il mondo
ma forse non tutto il mondo le sa vedere.
Nella Mia Ora Di Libertà (Fabrizio De Andrè)
Di respirare la stessa aria
di un secondino non mi va
perciò ho deciso di rinunciare
alla mia ora di libertà
se c'è qualcosa da spartire
tra un prigioniero e il suo piantone
che non sia l'aria di quel cortile
voglio soltanto che sia prigione
che non sia l'aria di quel cortile
voglio soltanto che sia prigione.
È cominciata un'ora prima
e un'ora dopo era già finita
ho visto gente venire sola
e poi insieme verso l'uscita
non mi aspettavo un vostro errore
uomini e donne di tribunale
se fossi stato al vostro posto...
ma al vostro posto non ci so stare
se fossi stato al vostro posto...
ma al vostro posto non ci sono stare.
Fuori dell'aula sulla strada
ma in mezzo al fuori anche fuori di là
ho chiesto al meglio della mia faccia
una polemica di dignità
tante le grinte, le ghigne, i musi,
vagli a spiegare che è primavera
e poi lo sanno ma preferiscono
vederla togliere a chi va in galera
e poi lo scanno ma preferiscono
vederla togliere a chi va in galera.
Tante le grinte, le ghigne, i musi,
poche le facce, tra loro lei,
si sta chiedendo tutto in un giorno
si suggerisce, ci giurerei
quel che dirà di me alla gente
quel che dirà ve lo dico io
da un po' di tempo era un po' cambiato
ma non nel dirmi amore mio
da un po' di tempo era un po' cambiato
ma non nel dirmi amore mio.
Certo bisogna farne di strada
da una ginnastica d'obbedienza
fino ad un gesto molto più umano
che ti dia il senso della violenza
però bisogna farne altrettanta
per diventare così coglioni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni.
E adesso imparo un sacco di cose
in mezzo agli altri vestiti uguali
tranne qual'è il crimine giusto
per non passare da criminali.
C'hanno insegnato la meraviglia
verso la gente che ruba il pane
ora sappiamo che è un delitto
il non rubare quando si ha fame
ora sappiamo che è un delitto
il non rubare quando si ha fame.
Di respirare la stessa aria
dei secondini non ci va
e abbiamo deciso di imprigionarli
durante l'ora di libertà
venite adesso alla prigione
state a sentire sulla porta
la nostra ultima canzone
che vi ripete un'altra volta
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.
Per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.
come quando
il protagonista del libro che stai leggendo
sta per fare qualcosa che sai ti deluderà
e tu -lettore- spione
che ti permetti di giudicare una vita che non è la tua
sei tentato dall'idea di interrompere la lettura
sperando che fermare lo scorrere delle pagine
serva a bloccare l'azione
e a dare al protagonista il tempo di ragionare.
ecco io
oggi
l'ho fatto.
cioè ci ho provato.
c'era lui
sposato
con una donna che lo ama davvero
e che lui ama allo stesso modo
si capisce da come riescono a scherzare tra loro
e a un certo punto lui
poco dopo la metà del libro
si fa invitare a pranzo da una stronza
che tu lo sai che è stronza
perchè nelle pagine prima c'era scritto
ma lui questo non lo sa
e dopo pranzo questa qua
se lo porta a casa con la scusa di bere qualcosa
e lui fa tutto il tranquillo
cosa bevi?
un whiskey
ecco il whiskey
e il divano era di broccato
e c'era un arazzo rosso appeso al muro
e la gonna di lei era di seta
e le gambe bianche e liscie
e gli slip non mi ricordo di che colore erano
e i tacchi a spillo
e bla bla bla
fino ad arrivare alla chiusura lampo dei pantaloni di lui.
al che ho smesso di leggere.
una specie di coitus interruptus coatto anticipato
via
che sarà mai
magari nel frattempo lui pensa alla moglie
al figlio
magari si rende conto che quella che ha davanti
non è la donna che crede.
dico io
stai lì un pò
con la patta aperta vabbè
però pensaci due secondi
che ti costa?
e invece niente.
una decina di righe neanche
e via.
fatto.
brutto cretino.
con che faccia guarderai tua moglie quando torni a casa eh?
dimmelo un pò?
farti infinocchiare da quella viscida
a Roma si dice in un modo
che qui non posso dire.
vai vai.
vedi che già ti tratta come un deficiente la viscida.
te l'avevo detto io.
un altro caffè
ci vuole proprio sì
che la notte mi è rimasta addosso
me la sento sulla pelle
nei muscoli
e sarei rimasta per un tempo indefinito
ginocchia raccolte al petto
sotto quel piumone tiepido
a cercare di non pensare
a immaginare di occupare meno spazio possibile
trattenendo per il filo fragile del sonno
una strana e immotivata dolcezza
che mi è scesa nel cuore.
Lungo la strada
mi sono fatta urlare nelle orecchie
un paio di canzoni
che hanno dato il ritmo al passo
verso l'ufficio
che mi hanno ricordato che ero in ritardo
e questa dolcezza testarda
che mi ha seguito fino a qui
ora io
la smonto
senza fatica
con allenata maestria
separo tutti i suoi pezzi
la guardo per quello che è
una mia invenzione
della quale ormai conosco a perfezione
i limiti
e le conseguenze
che sfumano in un sapore amaro
che non voglio più assaggiare.
Per ora
la metto via con cura
come un'arma
da maneggiare con cautela
e rispetto
per il male che può fare
solo a me stessa.
La metto da parte
nel punto più alto del cuore
dove non è facile arrivare
e le dico
dove pensavi di andare?
dove pensavi di potermi portare?
ArDeCoRe
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GENOVA_2001
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misiasays in la barbie ha vinto l...
utente anonimo in la barbie ha vinto l...
freesia in how high the moon
freesia in da quel momento...
misiasays in
freesia in si chiama pietro
freesia in cosa manca
misiasays in cosa manca
misiasays in ho visto cose che vo...
LaMetaOscura in ho visto cose che vo...
oggi
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