potessi scivolare poco più avanti di questo tempo
lo farei
invece
ogni centimetro
lo conquisto a fatica.
sto imbiancando col silenzio
le pareti di quella stanza
piena delle mie parole.
a guardare quei muri di nuovo muti
sembro davvero brava a scomparire in fretta
dagli occhi
e dal cuore
ma per me sono sempre lenti
e difficili da costruire i giorni
necessari ad accettare quella verità
che non è stata detta.
spero di non imparare mai
a considerare inutile anche una sola parola
tanto da perdere il coraggio di pronunciarla.
oggi facendo le pulizie
con una serie di acrobazie casalinghe
che comprendevano il tentativo di tenere in braccio un piumone
chiudere la finestra con un colpo di terga
e spostare con un piede un paio di scarpe abbandonate in mezzo alla stanza
sono riuscita a rompere uno specchio enorme.
l'ho urtato con la coda del piumone, ma questo l'ho capito dopo.
ho sentito per una frazione di secondo un rumore sospeso
come quando un oggetto pare voler decidere se cadere o meno
e poi
poi ha deciso di cadere
e di cadere alle mie spalle
specchio vigliacco
che all'inizio non avevo capito neanche cosa fosse successo
poi mi giro
con lo strascico del piumone che mi si arrotola intorno alle gambe
e vedo.
una metà si è frantumata in mille pezzi.
nell'altra, rimasta intera, mi ci sono vista riflessa poco dopo
quando con scopa, paletta e un'espressione rassegnata
raccoglievo i vetri dal pavimento.
l'epressione era dovuta al fatto
che quello specchio
adesso lo posso proprio dire
mi è stato per anni in mezzo alle balle
e oggi
per la seconda e ultima volta nella sua vita di specchio
ha avuto quello che si meritava.
detto questo
rimane solo da scrivere che in frigo ci sono i carciofi da scaldare
ma che stasera mi preparo anche una bella frittata.
che coi carciofi è la morte sua
e poi mi pare proprio una scelta appropriata, non c'è dubbio.
scatta in piedi l'orgoglio come un soldato richiamato all'ordine-immobile in un attenti poco convinto-se ne sta lì-aspetta gli ordini-rammollito dalla lunga attesa di una battaglia della quale finora ha solo sentito chiacchierare-una battaglia che credeva non arrivasse mai-sta metafora bellica me sta proprio stretta-ma ero sul letto e non mi decidevo ad accorgermi che è tardi-ed è l'unica che mi è venuta in mente. ora vado che faccio ancora in tempo.
Sciolgo qualche nodo.
Lentamente.
Ma devo ancora perdonarmi.

Chi ama Raymond Carver dovrebbe leggere questo articolo di Baricco:
http://www.oceanomare.com/ipsescripsit/articoli_letteratura/carver.htm
O forse, proprio perchè lo ama, dovrebbe assolutamente evitare di leggerlo...
in ascensore un uomo ed una donna stamattina parlavano di un problema che entrambi hanno nei confronti di un comune collega.
sembrava una cosa seria.
ci ho messo 16 piani per capire che il problema consisteva nel fatto che al collega in questione puzzano le ascelle e che loro, falliti i tentativi di comunicazione subliminale (per citarne uno : il deodorante per ambienti piazzato in bella vista sulla scrivania), e bocciata l'idea di una mail anonima, non sanno come riuscire a farglielo capire senza urtare la sua sensibilità.
da parte mia ho sempre pensato che uno a cui puzzano le ascelle e non se ne accorge, e che non si accorge nemmeno di quello che gli altri cercano di fargli capire in maniera più o meno discreta, forse, dico forse, tutta questa sensibilità non ce l'ha.

E' passata la riforma Moratti.
Gente di merda crea un paese a sua immagine e somiglianza.
io lo so che là fuori c'è la rivoluzione.
sotto il sole. fuori. oggi.
c'è gente che ci crede.
anch'io ci credo.
e contemporaneamente lo confesso
spero che ci sia qualcuno
che ci creda più e meglio di me.
che sia più bravo di me a sognare le cose in un modo diverso.
e che questo sogno me lo racconti con parole semplici
che io
signore e signori
avrei deciso di credere solo alle cose che capisco
visto che quelle che non riesco a capire,
quelle difficili persino da spiegare,
di solito nascondono qualche fregatura.
io lo so che fuori c'è rivoluzione.
magari dura solo una mezza mattinata, magari no.
magari questa è la volta buona.
e io c'ho il cuore a pezzi.
e la rivoluzione passa mentre io penso alle mie piccole cose.
ma appena mi riprendo arrivo e vi aiuto.
lo giuro.
Più lavoro qui dentro e più peggiora la mia idea sulla gente.
Sì, gente. Perchè certa gente la puoi chiamare solo gente.
Per fortuna c'è un mondo pieno di persone là fuori.
Diciamo che da stamattina ho potuto riprendere a leggere qualcosa di diverso da un libro che "dovevo" leggere nei giorni scorsi. Robaccia. Ma robaccia necessaria. Da stamattina dicevo, torno a scegliere cosa leggere. Da stamattina, me lo sono promessa ieri notte prima di addormentarmi, vorrei tornare a scegliere molte altre cose. Ma continuando a parlare di libri confesso con vergogna che ultimamente ne ho lasciato parecchi a metà. Così, per non fare come l'uomo del bar sotto il mare di Stefano Benni che non finisce mai le cose che inizia, ho ripreso in mano il primo libro dalla pila di libri che aspettano di essere letti e l'ho infilato in borsa.
Aspettando la metro ho tirato fuori il libro in questione e facendo scorrere le pagine alla ricerca della pagina in cui avevo fatto "l'orecchia" per ricordarmi di essere arrivata a leggere fin lì, ho trovato un biglietto di un concerto jazz che sono andata a vedere un pò di tempo fa. Ricordo che prima che cominciasse lo spettacolo, per ingannare l'attesa, mi ero messa a leggere.
Quello che ho letto in quell'occasione deve avermi talmente colpito che sul biglietto del concerto ho appuntato queste parole "pagine 218 e 219 provvisorietà permanente".
Così, stamattina, ignorando "l'orecchia" che mi suggeriva da dove riprendere la lettura sono tornata indietro fino a pagina 218...
Dicono che bisognerebbe andare a rileggere a distanza di tempo le frasi che abbiamo sottolineato sui libri letti. Per capire qualcosa di noi. Di quello che eravamo al momento della lettura, o perchè spesso le cose del passato ci parlano di quello che siamo oggi. E il fatto che abbiamo sottolineato o appuntato da qualche parte proprio quelle parole appare riportato nel presente, quasi una sorta di preveggenza che ci torna utile oggi.
Io dico che a volte i primi a non ascoltarci siamo noi stessi. Per fortuna ci sono i biglietti dei concerti che certi suggerimenti li fanno arrivare fino ad oggi, martedì 25 ottobre 2005.
"Perchè gli avvocati - e anche il più piccolo tra loro può farsi un'idea almeno parziale della situazione - sono risolutamente contrari ad introdurre o imporre qualsiasi miglioria nella procedura, mentre - e questo è molto significativo - quasi tutti gli imputati, anche gente assai sprovveduta, non appena ha inizio il loro processo cominciano subito a pensare a proposte di perfezionamento, e spesso sprecano così tanto tempo ed energie che potrebbero impiegare ben meglio diversamente. La sola via giusta era quella di adattarsi alla situazione esistente. Quand'anche fosse stato possibile correggere alcuni dettagli - che poi era un ubbia insensata, - nel migliore dei casi si sarebbe ottenuto qualche vantaggio per i casi a venire, ma danneggiando se stessi fuor d'ogni misura, perchè così facendo si ridesta l'attenzione della categoria dei funzionari, che è sempre avida di vendetta. Mai attirare l'attenzione! Restare sempre quieti, anche se a controcuore! Cercare di capacitarsi che questo grosso organismo giuridico è in certo modo condannato ad uno stato di provvisorietà permanente, e che se uno prende l'iniziativa di cambiarvi qualcosa in un determinato luogo, non fa che scavarsi la terra sotto i piedi e può finire col cadere, mentre il grosso organismo (poichè tutto tiene) trova compenso altrove alla piccola perturbazione e rimane inalterato: quand'anche, cosa probabile, non ne esca ancora più chiuso, più vigile, più severo e più malvagio. Si lasci quindi fare all'avvocato, invece di disturbarlo. I rimproveri servono a poco, specie se non si riesce a farne comprendere i motivi in tutta la loro importanza, ma bisognava pur dire quanto danno aveva arrecato K. alla sua causa col suo comportamento nei confronti del segretario capo. Questo personaggio così influente era ormai quasi da cancellare dalla lista di quelli cui ci si poteva rivolgere a favore di K. Con evidente intenzione, adesso fingeva di non sentire le allusioni anche fugaci al processo. Già, perchè sotto certi aspetti i funzionari sono come dei bambini. A volte bastano azioni del tutto innocenti (ma purtroppo quelle di K. tali non erano) per offenderli a tal segno che cessano di rivolgere la parola anche ai migliori amici, girano il capo quando li incontrano e li osteggiano per quanto possono. Poi, ad un tratto, e, quello che è più strano, senza alcun motivo particolare, si lasciano muovere dal riso da un qualsiasi piccolo scherzo che uno osa dire solo per pura disperazione, ed eccoli riconciliati. Trattare con loro è allo stesso tempo difficile e facile, regole generali non ce ne sono. Spesso capita di stupirsi che una singola vita umana media possa bastare a contenere quanto occorre per lavorare in questo campo con qualche successo. D'altronde ci sono anche le ore brutte, come capita a tutti, quando uno pensa di non aver ottenuto neanche una briciola, quando sembra che siano andati a buon fine solo i processi destinati fin dal principio a finir bene, il che sarebbe avvenuto anche senza il nostro intervento, mentre tutti gli altri sono andati perduti, a dispetto di tutta l'assistenza, della fatica, di tutti i piccoli successi apparenti di cui ci eravamo tanto rallegrati. Allora uno perde ogni sicurezza, e di fronte a certe domande non osa neppure più negare che è stato proprio il suo intervento a mandar fuori strada molti processi che in partenza erano bene avviati."
(Il processo - Franz Kafka)
succede che, a mia insaputa, almeno fino a ieri, quello schifo di microsoft outlook che mi hanno istallato sul pc ha avuto il correttore automatico impostato.
il correttore automatico è quella fondamentale invenzione con la quale, anche contro la tua volontà, il tuo pc, zitto zitto, si prende la briga di correggere secondo i suoi ottusi criteri quello che scrivi.
la cosa peggiore è che corregge i cognomi...così il cognome del mio capo lo fa diventare il nome di un uccello selvatico...il prestigioso cognome di un super mega professore lo fa diventare il vezzeggiativo di porco (e considerato il soggetto in questione non è che io abbia niente da obiettare a riguardo eh), e da ultimo, la mia promessa di "trasmettere telematicamente" l'ha trasformata in un inverosimile e fantomatico tentativo di "trasmettere telepaticamente"...
per fortuna, quando lavoro, ho l'abitudine di rileggere sempre quello che scrivo...
un mio collega mi dice -io lo trovo comodo e poi se non riconosce qualche parola tu la puoi sempre aggiungere!-
io invece, sarà che sono rimasta scioccata dal rischio di inviare una mail al super mega professore chiamandolo come chiamerei affettuosamente un suino, del correttore ne faccio volentieri a meno, me ne frego allegramente di arricchire il vocabolario del mio pc e aspetto con ansia qualche figura di merda che il correttore farà fare al mio collega.
iniziative ed eventi dedicati a Pierpaolo Pasolini
lascia[ti] andare.
come un filtro vigliacco
trattieni solo ciò che non mi fa male.
(se potessi ascolterei : la disciplina della terra - Ivano Fossati)
You Have Loved Enough
(Leonard Cohen)
I said I'd be your lover.
You laughed at what I said.
I lost my job forever.
I was counted with the dead.
I swept the marble chambers,
But you sent me down below.
You kept me from believing
Until you let me know:
That I am not the one who loves -
It's love that seizes me.
When hatred with his package comes,
You forbid delivery.
And when the hunger for your touch
Rises from the hunger,
You whisper, "You have loved enough,
Now let me be the Lover."
I swept the marble chambers,
But you sent me down below.
You kept me from believing
Until you let me know:
That I am not the one who loves -
It's love that chooses me.
When hatred with his package comes,
You forbid delivery.
And when the hunger for your touch
Rises from the hunger . . .
da qualche parte sarà
qualcosa che mi sono persa
o che non ho mai avuto
da qualche parte
o ovunque
e a volte mi sembra di intravederla
nelle cose più impensabili.
ma quando una non sa bene
nè cosa
nè dove cercare
fa caso a molti dettagli che altrimenti non noterebbe.
Chissà perchè ho pensato per esempio di esserci andata vicino
quest'estate
vedendo una coppia di circa cinquant'anni
che ballava il liscio su una pista da ballo deserta.
quei due
non avevano l'aria compenetrata e rigida da ballerini in gara
ballavano, sorridevano e chiacchieravano contemporaneamente
mantenendo senza sforzo il busto fermo e la schiena dritta
mentre i piedi si muovevano sciolti
giravano e giravano
approfittando in lungo e in largo
di tutto quello spazio libero.
E lui non era certo magro
nella sua polo attillatissima color salmone
e lei non era certo giovane
nel suo vestito a fiori fucsia
ma a guardarli mentre incrociavano i piedi in quei passi
e si muovevano con quella sintonia meravigliosa
facevano sembrare tutto così semplice da fare
che persino a me che li guardavo incantata e con la testa svuotata da ogni pensiero
è sembrato di esserci andata vicino
a capire cos'è quello che devo cercare.
Poi hanno messo su musica latinoamericana
e la pista si è riempita all'istante
e da dove ero seduta
ho osservato un'altra coppia
che ballava il merengue
tiratissimi tutti e due
si muovevano contando sottovoce i passi
uno due tre
uno due tre
lei guardava dritto nel vuoto
lui invece si guardava i piedi
uno due e tre
uno due e tre
e poi sbagliavano sempre nello stesso punto
quando lei voleva girare
e lui invece continuava con lo stesso passo
allora si lasciavano le mani
e lei scuoteva la testa
e lui diceva scusa
o viceversa.
a turno.
poi ricominciavano
e così è stato per più volte
finchè i passi hanno cominciato a contarli insieme a voce più alta
e i loro movimenti si sono fatti sempre più rigidi
e alla fine dopo essersi scambiati qualche parola nervosa
hanno abbandonato la pista
segretamente convinti che fosse l'altro a non aver preso abbastanza sul serio
le lezioni di salsa e merengue fatte durante l'inverno.
E più scrivo di queste cose e mi colpiscono questi dettagli
più mi sembra che sto perdendo tempo
davvero
lo so
però
però
però
non lo so perchè
certe volte mi capita di credere
che se mai capirò qualcosa della vita
sarà anche guardando queste cose qui.
due che ballano senza pensare
e due che non riescono a ballare perchè pensano troppo.
ho scoperto un album acustico degli stereophonics...bello. davvero. mi sono sempre piaciuti abbastanza, il cantante ha una faccia antipatica che levati, però ha pure una gran voce. secondo me.
c'è una canzone che si intitola -just looking- l'ascoltavo stamattina in metropolitana e ho deciso che a me mi piace proprio tanto quello che dice.
sembra la risposta che daresti a quel tipo di commesse da combattimento, tipiche nei negozi del centro, che come varchi la soglia del negozio ti si attaccano alle calcagna pronunciando la fatidica domanda "ha bisogno di aiuto?". e io mi chiedo che aiuto pensano ti sia necessario per dare un'occhiata in giro e decidere se c'è qualcosa per cui valga la pena chiedere aiuto e/o mettere mano al portafogli.
Insomma commesse a parte, la canzone mi ha colpito più che altro perchè ho pensato a tutte quelle cose materiali e non che vorrebbero farti "comprare" quando non sai ancora se le vuoi o meno, se preferisci invece sognarle, desiderarle per un pò guardandole da lontano, magari anche per capire se fanno veramente per te.
Quanto è importante desiderare. Che il desiderio non è solo un momento che precede l'ottenimento di ciò che si vuole. E' l'energia che ci spinge all'azione. E' la pazienza che ci permette di aspettare. O la fretta che ci fa rendere conto che aspettare ancora sarebbe sbagliato. E' il primo passo verso la vita e verso quello che siamo veramente. Che uno mica nasce sapendo chi è o chi non è, no no, lo scopre solo dopo. Dopo un certo numero di scambi di identità per capirci.
Il caso ha voluto, che proprio stamattina un mio collega che vive a Trieste mi abbia scritto una mail, e dandomi il suo parere su tutt'altra cosa, che non c'entra nulla con me, con la canzone eccetera eccetera mi abbia lasciato con questa frase: ciò che è desiderabile va desiderato.
E secondo me queste parole vogliono dire tante cose. Ma tante proprio. Però io non sono pedante e non mi metto a farne l'elenco soprattutto perchè oggi ho un mal di testa di quelli subdoli, che ti danno il buongiorno e non ti mollano a meno che tu non li metta a tacere con qualche veleno analgesico del quale naturalmente sono sprovvista. Quindi non è il momento di fare elenchi.
In più ho avuto la brillante idea di indossare quel maglione nero che pizzica. e a me i maglioni che pizzicano mi fanno diventare idrofoba.
per esprimere certi concetti l'uso di -a me mi- è fondamentale.
There's things I want,
There's things I think I want,
There's things I have,
There's things I wanna have,
Do I want the dreams?
The ones were forced to see?
Do I want the perfect wife?
The word perfect, ain't quite right
Shopping every day, take it back the next break,
They say the more you fly,
The more you risk your life
I'm just looking,
I'm not buying,
I'm just looking,
Keeps me smiling
A house I've seen,
Another coulda' been,
You drenched my head,
And said what I said,
You said that life is what you make of it,
Yet most of us just fake
I'm just looking,
I'm not buying,
I'm just looking,
Keeps me smiling
I'm just looking,
I'm not buying,
ooh, I'm just looking,
Keeps me trying
I'm just looking,
I'm not buying,
ooh, I'm just looking,
Keeps me smiling
There's things I want,
There's things I think I want,
There's things I have,
There's things I wanna have,
They say the more you fly,
The more you risk your life
Well I'm just looking,
I'm not buying,
I'm just looking,
Keeps me smiling
costruire architetture impossibili sulla superficie di un giorno o di una settimana.
un susseguirsi di prima e dopo che incastrano il tempo in maniera perfetta.
ma che brava che sei.
eppure
ti accorgi che il tempo non basta mai. che il tempo non è elastico.
c'è sempre qualcosa che rimane fuori.
qualcosa che hai ignorato per giorni e che improvvisamente
così succede
rivela la sua presenza muta
o la sua assenza imperdonabile.
ti si gela il sangue come quando ricordi di aver dimenticato la cosa più importante.
e la vita si fa beffe della tua precisione, dell'agenda del tuo cellulare, dei post it
e di tutte le priorità stronze che ti sei creata in testa
che si stravolgono perchè la cosa più importante è rimasta fuori.
troppo tardi per essere prima di.
troppo presto per trovare spazio dopo.
quindi fuori.
ti sei dimenticata di te.
assurdo no?
e ti cerchi allora
mandando in malora tutto il resto.
ed è come cercare le chiavi
e non trovarle da nessuna parte
solo perchè ce le hai in mano.
un cielo opaco e immobile
sul quale i pensieri rimbalzano.
cristallizzo nostalgia.
L'Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo.
Pier Paolo Pasolini
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