le parole che [non] voglio dire
finisco per pronunciarle sempre
con l'assurda pretesa di spiegare
che [non] sono quelle
che desideravo dire.
a quanto pare
ci sono infiniti e raffinati modi per tacere.
prima lezione:
[non] basta mettersi un "non"
sulle labbra
per recuperare silenzi sprecati.
p.s. Van Morrison - Domino

Come i quadri di Edward Hopper ci sono solo i quadri di Edward Hopper.
Decisamente.
Sospesi e silenziosi. L'aria sembra ferma.
Sia chiaro, Hopper mi piace, ma quanta tristezza mi sento salire dentro quando guardo quei quadri?
Quelle persone con lo sguardo sempre rivolto altrove che sembrano aspettare qualcuno o qualcosa con un'aria tremendamente rassegnata.
Il mio capo ha istallato sul suo portatile uno screen saver che a rotazione mostra tutte le opere più famose di Hopper.
Il mio capo è depresso.
Sul serio. Non scherzo.
Una volta ho provato a chiedergli se conosce Jack Vettriano, un pittore scozzese che fosse per me potrebbe essere tranquillamente definito la versione allegra di Hopper.
Anche in alcuni quadri di Vettriano c'è gente che aspetta, si avverte il silenzio, l'aria rarefatta.
Eppure, c'è qualcosa di decisamente più sensuale. Vivo.
Certo alcune scene ritratte da Vettriano fanno molto "sogno americano" ma a guardarle bene, c'è sempre qualcosa che stona rendendo tutto più realistico e meno patinato.
Ci vuole occhio.
Speravo che il mio capo si convertisse a Vettriano.
Invece è assente dall'ufficio da più di un mese. Su ordine del neurologo evita ogni possibile contatto con il lavoro.
Quelle poche volte che fa un salto in ufficio per mettere qualche firma, ci guarda con l'aria distante e non appena qualcuno cerca di sfruttare la sua temporanea presenza per parlargli di un problema di lavoro, lui assume un espressione di panico puro neanche fosse un condannato a morte al quale il boia vuole a tutti i costi raccontare barzellette sulla sedia elettrica.
In ufficio siamo allo sbaraglio.
Un'anarchia totale che solo la buona volontà di qualcuno non fa degenerare nel fancazzismo assoluto.
Ma sul tavolo del capo, forse con intenzioni che ne propizino il ritorno, la segretaria tiene acceso il pc portatile che continua ininterrottamente la sua parata di immagini.

p.s. la prima immagine è Hopper la secondo Vettriano e per i più curiosi http://www.vettriano-art.com/
Mentre aspetto il mio turno dal medico
sfoglio una rivista femminile
presa dal tavolo in sala d'attesa.
Mi ritrovo a leggere
un articolo
sull’attore preferito
di Lars Von Trier.
Ora non ricordo più con sicurezza il suo nome
mi pare si tratti di Udo Kier.
Uno di quegli attori
che stanno al margine del mondo del cinema
con una faccia strana e una carriera lunghissima
ma perennemente anonima
costellata
da film bellissimi
e imbarazzanti pellicole di serie b.
L'articolo raccontava
di un progetto cinematografico
che Lars e Udo
hanno messo su
dandogli non so quale nome
e che vede Udo come unico protagonista.
Questa ambiziosa e strana impresa
che avrà termine
se non sbaglio nel 2020
consiste nel girare
solo una scena all'anno
della durata di tre minuti
durante la notte di natale.
A volte
mi capita di imbattermi
in storie
apparentemente insignificanti
che però mi restano dentro
appese a qualcosa di me
che non riesco ad individuare
a decifrare.
Ora
sto cercando di capire
perchè
questa storia di Lars e Udo
mi abbia colpito.
Forse mi piace l'idea
che tutto si può fare.
Tutto.
Anche rispettare l'assurdo appuntamento
di trovarsi ogni anno
la notte di natale
a girare
tre minuti di film.
Non lo so.
Le persone
ripetono i soliti schemi di comportamento
fatti di mosse e contromosse
azione e stasi
delegando alla prevedibilità dell’altro
e di sé stessi
un ruolo
pari alla fiducia
alla speranza di non essere delusi
e feriti.
Convenzioni.
Eppure
nell’ombra
vengono stipulati
insoliti accordi
spesso taciti
fra individui
uniti da inspiegabili passioni.
Più forti delle parole.
Ci sono promesse
e compromessi
che il mondo non concepisce
e magari non li capisce nemmeno
chi ci si trova direttamente coinvolto.
Eppure
deve essere così rassicurante
il fatto
che accada quel che accada
almeno di una cosa
per quanto assurda
si possa essere certi.
Come sapere
cosa si farà
ogni anno
per tre minuti della propria vita.
Ieri volevo esprimere un desiderio.
Oggi
desidero
una promessa.
una qualsiasi.
che stia lì
ferma
immobile
che io possa sapere sempre dove guardare
per vederla
quando tutto cambia
quanto tutto mi sembra sul punto di sparire
da un momento all’altro.
ci sono notti che non mi assomigliano per niente.
mi vedo lì.
come se mi osservassi dal di fuori.
appoggiata.
un oggetto fuori posto.
vestita di tutto punto.
truccata.
profumata per l'occasione.
eppure.
dalla parte sbagliata della città.
del tavolo.
della mia vita.
con l'umore capovolto nel giro di una frazione di secondo.
davanti ad una birra calda.
che con la carbonara scotta non ci sta per niente bene.
però la mangio lo stesso
che lasciare il cibo nel piatto non si fa.
un ristorante troppo grande.
tavoli all'aperto.
tovaglie a quadri rossi
e zanzare che fanno festa sulla mia pelle.
così mi gratto nervosamente
un braccio
e la caviglia
mentre parlano di matrimoni.
mi distraggo volontariamente.
le parole mi arrivano a tratti. ovattate.
in mezzo ci sono i miei pensieri.
i più frivoli.
i più cupi.
per non tradirmi sorrido quando gli altri sorridono
e funziona
sembro partecipare.
fino a quando chi sta parlando
non termina il proprio discorso con un punto interrogativo
e mi guarda
allora senza entrare nel panico, senza chiedermi se la domanda fosse davvero rivolta a me
ripesco le ultime parole che ho sentito
tanto sempre di matrimoni si parla
e cerco di rispondere
nel modo più vago possibile.
per non sbagliare.
poi torno a guardare i campi da calcetto che si vedono da dove sono seduta.
ti interessa la partita? mi chiedono con malizia.
in effetti preferirei guardare quei tipi lì che giocano a calcio
piuttosto che.
ma mica sono tanto scema da venirtelo a dire.
e pensavo anche che qui a due passi c'è la mia piscina.
in questi casi
la fantasia mi aiuta
regalandomi sempre l'immagine di un altro posto dove poter stare.
in questo preciso momento.
di altre cose migliori da fare.
proiettandomi altrove.
mi vedo nuotare in una piscina deserta.
nella semioscurità.
l'unico rumore è quello dell'acqua che muovo nuotando.
che l'acqua secondo me stanotte
mi accoglierebbe
come succede certe volte
che mentre nuoto
sciolta
morbida
divento acqua io stessa
non sento lo sforzo
il fiato c'è alla grande
ed è una sensazione bellissima
sentirsi così completamente appropriati.
senza attrito.
non riesco a spiegarmi meglio.
vorrei poter esprimere un desiderio.
ora.
e invece mi chiedono solo se gradisco un dolce.
un ananas al maraschino, grazie.
e mentre con le fette di ananas
raccolgo il liquore sparso nel piatto
mi sforzo di ascoltare
la storia di una tipa
che dopo essere svenuta davanti all'altare
durante tutto il pranzo di nozze
è rimasta seduta al suo tavolo
accanto allo sposo
muta
con un'espressione allucinata
a subire la processione dei 180 invitati
che a turno le chiedevano
come stai?
come stai?
come stai?
p.s. fuochi nella notte di san lorenzo - csi
(fa rima e c'è)
come liquida.
scivolo sulla superficie.
fatico a trattenermi.
continuo a scorrere.
in ogni verso.
indecisa.
mi disperdo.
cercando la tua sete.
mi allontano dai limiti.
per immaginarli di nuovo.
più lontani di quello che sono.
oggi.
mi segue.
testarda.
un'idea.
un'immagine fragile.
fluida.
mi avvicino a te.
e ti sfioro appena.
(per cominciare).

stasera
il cuore
e la testa
li metto nei piedi
perchè
a volte
la soluzione
è camminare.
vorrei scriverlo
con parole migliori
che quelle che trovo
nella fretta di andare
non mi piacciono per niente
ma il bello è proprio questo
non c’è molto da dire
o da dire in maniera migliore.
è semplice:
prima il destro
poi il sinistro
e così via
fino a chissà dove.
come respirare.
e lo sento
sì
che è arrivato di nuovo il momento di partire.
qualcuno mi dice di andare
e qualcun altro mi chiede di arrivare.
proprio ora
che volevo stare ferma.
e aspettare.
che ogni tanto
non fa mica male
aspettare.
ma il fatto è
che qui vicino
c'è la tentazione di treni sempre pronti a partire
e quando compri un biglietto
dio se ti senti bene
nessuno che ti chieda se fuggi da dove
o se ritorni altrove
che non si paga mica un sovrapprezzo
per il gusto di andare.
e meglio ancora
l'obliteratrice
non pretende di soddisfare
questa maledetta smania
di capire
che mi massacra
l'anima a intervalli regolari.
da che parte vai
e perchè
e se hai considerato
ogni millimetro
di tutti i kilometri a venire
lucidando a dovere la paura
neanche fosse l'arma migliore
per difenderti
dalla possibilità di non riuscire a prevedere
tutte le conseguenze
che dovrai pagare.
io non ci voglio pensare.
e a chi mi vuole per forza far sapere
che non si fida più di nessuno
caricando quel "più"
di tutto il male
che si ostina a trascinarsi dietro
a chi mi dice
questo
pensando di scandalizzarmi
col suo cinismo domenicale
direi
fai bene
e soprattutto di me
non ti fidare.
che se fidarsi vuol dire
aspettare di ottenere
dagli altri
quello che si desidera
allora io sono la prima a non fidarmi.
soprattutto di me stessa.
stasera
mi accontento di camminare
di portare a spasso l’anima
confortata
dal fatto
che almeno i piedi
oggi
mi obbediscano
senza protestare
mentre
stento ad immaginare
l'inizio
e la fine
di qualcosa
come se stessi guardando
il biglietto
per il mio treno
che dice solo
da
a
perchè
di più
non posso sapere.
ho l'inestimabile fortuna
di poter annoverare
tra le mie conoscenze
un bambino e una bambina
di tre anni e mezzo.
due personcine a posto
non c'è che dire.
se gli chiedo di consolarmi perchè sono triste
non fanno mica come certa gente
che mi invita a sdrammatizzare
o mi racconta i propri guai
per fare più piccoli i miei.
loro due no
prendono decisamente sul serio la mia richiesta:
mi chiedono "perchè sei triste?"
in un tono cantilenante di finta indifferenza
poi senza aspettare che risponda
mi stringono forte le braccia intorno al collo
o mi spernacchiano di baci a raffica
lasciandomi scie di saliva sulle guance.
due saggi in miniatura
che mi sgambettano per casa
occhi spalancati sul mondo
e magliette impataccate
che mi parlano
con l'aria di saperla lunga
come se fossi più ingenua di loro
spiegandomi il senso
delle favole che cerco di raccontargli
e ricordandomi cose essenziali
che venticinque anni di vita in più
mi avevano fatto dimenticare.
p.s. Tumba - di quella forza della natura fatta donna Angelique Kidjo
mi infastidisce di più dimenticare l'accendino
piuttosto che rimanere senza sigarette.
non lo so perchè.
se non ho le sigarette
è semplice:
non fumo.
ma se ho le sigarette
e non ho l'accendino
rosico.
preferirei rimanere con una sola sigaretta nel pacchetto
per non dire nessuna
piuttosto che averne un pacchetto pieno
come oggi
ed essere sprovvista di che accenderle.
Ma con gli accendini è così
a volte
per puro caso
tutti i bic di mia proprietà
nonchè qualcuno rubato
a quei pochi amici fumatori che ho
me li ritrovo contemporaneamente in borsa
proprio il giorno
che non ho nemmeno una sigaretta da fumare.
Ci ho pensato poco fa,
passeggiando durante la pausa pranzo
con la sigaretta già fra le labbra
accorgendomi
appunto
di non avere l'accendino.
Ci ho pensato
e ho deciso
che questa storia degli accendini e delle sigarette
ora come ora
potrebbe essere la metafora della mia vita.
ah.
p.s. assolutamente Turin Brakes - Fishing for a dream
server di Autistici/Inventati: intercettazione
leggete qui

“Piove”
disse lei
“un uomo dal cappotto nero
passa per la via”
disse lei.
Magritte però
non la sentiva
più tanto bene
(infatti lei lo disse soltanto
anni dopo la morte di lui)
Così non sentì più
le ultime tre parole
e capì soltanto
“piove un uomo dal cappotto nero”
e lo dipinse.
(erich fried)
in russo
c'è una parola intraducibile
per parlare del freddo di San Pietroburgo
se la sono creata appositamente
perchè
le espressioni
freddo
freddissimo
cazzo che freddo
non bastavano a descrivere in maniera appropriata
il tipo di gelo
che caratterizza alcune giornate invernali
di quella città.
secondo me
al mondo
ci sono tante cose
che non hanno ancora un nome
e per le quali qualcuno dovrebbe prendersi la briga
di inventarne uno.
sentimenti, temperature, gusti, odori, sensazioni
eccetera
un'infinità di cose insomma
delle quali continuamo a parlare
intrecciando i termini meno imprecisi
che abbiamo a disposizione.
un mio amico
invece
tempo fa mi ha raccontato che in svedese
per dire che ti piace una cosa o una persona
o che la ami follemente
o che gli vuoi bene
o che gli sei affezionato
o che ci tieni giusto un pò
o che a malapena non ti fa schifo
c'è solo una parola.
io gli ho detto
che magari così le cose sono più semplici.
uno dice quella parola
senza compromettersi troppo
e l'altro
può pensare che gli sia stato appena detto
quello che gli fa più comodo.
il mio amico invece trova frustrante
(e tipicamente nordica)
questa assoluta mancanza di sfumature sentimentali.
non lo so perchè mi sono messa a pensare
ai russi e agli svedesi
alle parole che si inventano
o a quelle che ancora non esistono.
Sarà che è da stamattina
che cerco di dare un nome
a questa ennesima via di mezzo
sulla quale
mi alleno
a stare in equilibrio.
continuando a sorridere.
ma i baci imprevisti fanno bene.
sono i migliori baci del mondo.
e se è così che ci si può sentire
io
voglio cercare di non prevedere più nulla.
e vorrei dire questa parola:
ancora.
che se non sto attenta
finirò per dirla davvero.
ancora.
e la pronuncerei con un filo di fiato.
che magari fa meno male.
magari non la senti.
ancora.
un alito di vento
ci disegna
come linee instabili
che si sfiorano.
fili di note ad impreziosire l'aria
come gioielli.
ancora.
appesa a non so cosa.
non a te.
non a quella luna generosa.
ancora.
io non l'ho detto.
Eccoti qui
pronta e muta come un pianoforte
pettinata e vestita
come un angelo da collezione
e non c'è sentimento
ch'io non sappia desiderare
anche una luce piccola basta
io so farla bastare
io so farla bastare.
Alla mia volontà affamata
tu parlavi gentile
voglio dirti che le parole
non mi bastano più
così vengo nel nome
delle carezze dimenticate
parole-femmina scompagnate
sul fango-selciato del mondo.
E tu lo senti o no
l'esatto suono delle mie ragioni
lo capisci cos'è
la rinuncia al dolore.
Vuol dire chiamami come vuoi
ma non chiamarmi amore
chiamami come vuoi
io sono degno del mio nome
vuol dire chiamami come vuoi
ma non chiamarmi amore
chiamami come vuoi
chiamami come vuoi.
Eccoti qui
pronta e muta come un calendario
adornata e gentile
eccoti qui.
Io, e quelli come me
aspettiamo miracoli.
(Ivano Fossati - Angelus)
Sabato sera accompagno un amico a fare la spesa in un popoloso quartiere di Roma.
Entriamo da un fornaio vicino casa sua, lui ordina un mezzo filone di pane sciapo, io mi guardo intorno.
E vicino alla cassa vedo affisso un annuncio scritto in maiuscoli caratteri cubitali.
Mi aspetto qualche automobile in vendita a prezzo d'occasione o le classiche lezioni di latino di qualche neolaureato/a con alla fine quelle due parole che adoro leggere negli annunci : no perditempo .
Mi sono sempre chiesta se i veri perditempo si lascino scoraggiare da una tale precisazione.
Secondo me, se di perditempo professionisti si tratta, mica si accontentano, per dire, di chiamare i numeri dei subdoli annunci erotici, no no, io credo invece che non possano resistere alla tentazione di importunare con le loro richieste inutili o viscide proprio quelle persone che scrivendo no perditempo fanno capire che di tempo da perdere non ne hanno. Solo così i perditempo possono essere veramente certi di perdere il loro tempo ricevendo al massimo qualche parolaccia al telefono. Eh.
Insomma l'annuncio dal fornaio dicevo, non aveva mica niente a che vedere con lezioni di latino o macchine usate.
Cercasi proprietario di coniglio maschio disponibile ad ospitare in casa un altro coniglio maschio durante il prossimo mese di agosto.
Si offre in cambio pari ospitalità in un altro periodo dell'anno.
Massima serità.
Chiamare X ore pasti.
Sarà che non me l'aspettavo, sarà che mi sono immaginata questi conigli che passano da una casa all'altra senza capirne il motivo, fatto sta che ho cominciato a ridere di gusto e spudoratamente tipo uah uah uah e ad indicare l'annuncio al mio amico che non capiva.
Oddio leggi leggi gli ho detto continuando a ridere e con l'indice puntato fisso al motivo di tanta ilarità.
Al che mi accorgo che la commessa del negozio mi fulmina con gli occhi mentre infila bruscamente il pane nel sacchetto di carta.
Mi sa che il coniglio sfrattato per le ferie d'agosto e costretto ad una forzata convivenza nonchè promiscuità omosessuale è il suo.
aria²
a volte
mi sento come una superstite
in questo naufragio
di parole
che non stanno a galla
il tempo sufficiente
per farmi arrivare a riva.
la dolcezza
filtra
nei silenzi.
ascolta:
fruscio di stoffa
passi nudi
oggetti spostati
auto che passano sotto casa
rumore di carta
un cane che abbaia
i miei orecchini contro la cornetta.
intrusioni sonore.
e poi
a tratti
come premio del silenzio
la sorpresa:
riuscire a sentirsi respirare.
è fatto d'aria
oggi
l'unico suono che mi interessa ascoltare.
p.s. Susan Vega - Language
un vecchio album dei Cocteau twins
e rhum invecchiato di tre anni
da bere a piccoli sorsi.
sono atterrata qui
su un balcone minuscolo
dal quale si affacciano gerani rinsecchiti e dimenticati
che avrei voglia di innaffiare
se solo avesse un senso farlo.
tu
sapendo di dover andare via
i tuoi gerani ormai sei abituato a vederli così
o forse non li vedì nemmeno più
io invece li guardo
e riesco ancora ad immaginarmeli
vivi
di un fucsia chiassoso e allegro.
mentre parli lentamente
ti ascolto sì
certo che ti ascolto
ma mi distraggono le rondini che volano
intorno a questi palazzi di periferia
i discorsi dei tuoi vicini di balcone
e la bottiglia al centro del tavolo
3 años
dice l'etichetta
e io
l'assecondo
bevendo lentamente questi ultimi tre anni
provando a ripercorrerli
in un secondo
il tempo di avvicinare di nuovo il bicchiere alle labbra
e sentirne il sapore.
che stanotte mi pare quasi di riuscirci
a ridurre tre anni in un secondo
tanto brava sono diventata
a sintetizzarne il gusto
e a vederli per quello che sono.
quante cose sbagliate
e vigliacche
si fanno
per non soffrire?
per non farmici pensare
ti conviene versare da bere
a me
o ai tuoi gerani.
Sulle note di Heaven dei Talking heads
mi piazzo davanti alla libreria
e mantenendo lo sguardo fisso ai titoli dei volumi
ballo
il peso del corpo si sposta prima su un piede e poi sull'altro
niente di che insomma
però schiocco anche le dita
e dondolo la testa
poi gli occhi scelgono
un libro di poesie di Emily Dickinson.
Prendo il libro
e continuando a muovere i piedi
lo apro a caso
e leggo
Il pensiero che mai più tornerà
è ciò che rende la vita più dolce.
Credere in ciò in cui non si crede
non è certo motivo di gioia.
Ma se così fosse, tutt'al più
sarebbe un patrimonio all'ablativo -
E questo stimola un desiderio
esattamente opposto.
Colpita.
E affondata.
Piego un angolo della pagina
per non perdere il segno
ritorno allo stereo
faccio ripartire la traccia 7
e così come dicono succeda in paradiso
la canzone ricomincia da capo
ancora
e ancora
e ancora
Everyone is trying to get to the bar.
The name of the bar, the bar is called heaven.
The band in heaven plays my favorite song.
They play it once again, they play it all night long.
Heaven is a place where nothing ever happens.
Heaven is a place where nothing ever happens.
There is a party, everyone is there.
Everyone will leave at exactly the same time.
Its hard to imagine that nothing at all
Could be so exciting, and so much fun.
Heaven is a place where nothing ever happens.
Heaven is a place where nothing ever happens.
When this kiss is over it will start again.
It will not be any different, it will be exactly
The same.
It’s hard to imagine that nothing at all
Could be so exciting, could be so much fun.
Heaven is a place where nothing every happens.
Heaven is a place where nothing every happens.
If a 6 turned out to be 9
I don't know how
I don't mind
Tuoni.
Guardo i sandali che porto ai piedi e guardo l'acqua che vedo venir giù fuori dalla finestra.
Come dire?
Noto una leggera discordanza. Ecco.
E siccome l'ombrello l'ho lasciato a casa all'asciutto mi regalo questa:
Will you take me across the Channel,
London Bridge is falling down.
Strange a woman tries to save
What a man will try to drown.
And he's the rain that they predicted,
Its the forecast every time.
The rose has died because you picked it
And I believe that brandy's mine.
And all over the world
Strangers
Talk only about the weather.
All over the world
It's the same
It's the same
It's the same.
The world is getting flatter,
The sky is falling all around.
And nothing is the matter
For I never cry in town.
And a love like ours, my dear,
Is best measured when its down.
And I never buy umbrellas,
For there's always one around.
And all over the world
Strangers
Talk only about the weather.
All over the world
It's the same
It's the same
It's the same.
And you know that its beginning,
And you know that its the end
When once again we are strangers
And the fog comes rolling in.
(tom waits - strange weather)
Dopo una tazza enorme di caffè caldo e moooooolto zuccherato
riesco a riprendere possesso di qualche facoltà che mi renda diversa da un paramecio che si trascina in ciabatte da una stanza all'altra
mentre mi lavo i denti la radio sgangherata del bagno mi regala una perla di Ginevra De Marco
"...ma rimane la vita nel mezzo
tra il tempo in cui puoi fare ogni cosa
e quello in cui c’è una sola cosa da fare..."
poi con la testa infilata dentro all'armadio cerco una t-shirt verde che oggi mi va proprio di portare addosso
penso a cosa sia il caso di ascoltare per assecondare un umore come quello che mi è capitato in sorte stamattina
il giornale radio lo eviterei volentieri
trovo la t-shirt
e carico nello stereo il proiettile giusto da spararmi dritto al cuore in questa mattina azzurra di cielo spalancato al sole, poca voglia di pensare e prendermi sul serio
Take me to the river dei Talking Heads.
E via.
ArDeCoRe
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GENOVA_2001
il manifesto
il.primo.amore.
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_linus_
misiasays in la barbie ha vinto l...
utente anonimo in la barbie ha vinto l...
freesia in how high the moon
freesia in da quel momento...
misiasays in
freesia in si chiama pietro
freesia in cosa manca
misiasays in cosa manca
misiasays in ho visto cose che vo...
LaMetaOscura in ho visto cose che vo...
oggi
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