Lavoravano nello stesso ufficio
un impiego noioso
fatto di carte
numeri
e arida precisione,
niente a che vedere con la poesia.
Lui cominciò ad osservarla di nascosto
e a lasciarle bigliettini d'amore sulla scrivania
poi iniziò a scriverle strane lettere d'amore
nelle quali ammetteva di sentirsi ridicolo
nei panni dell'innamorato
ma non credo si preoccupasse molto di apparire in questo modo,
dopotutto,
avendo a disposizione più di una personalità
avrà pensato di poter scegliere una delle tante
per interpretare un ridicolo innamorato
che scrive ridicole lettere d'amore.
Immagino
intorno a loro
una Lisbona dolce
dai colori sbiaditi ma caldi
viva di sole e vento
meraviglioso groviglio di strade,
pigro vortice di salite e discese
il fiume immenso che si confonde nel mare.
Appuntamenti
passeggiate
quartieri
abitudini.
Mi chiedo
di cosa le parlava mentre camminavano?
era veramente innamorato di lei?
ascoltava quello che lei gli raccontava?
e lei come lo guardava?
Fernando Pessoa
lo strano namoro
di Ophélia Queiroz.
Cara piccola Nininha, ti aspetterò al Conde Barão dalle otto e mezzo. Ti scrivo dal luogo che questo foglio reca stampato, e Osório ti porterà la presente a casa di tua sorella. Senti: ti aspetto nel Conde Barão, ma all'angolo della Panetteria Inglese, all'ora suddetta, che suppongo ti sia conveniente. Sempre e molto tuo, Ferdinando.
Stiamo veramente esagerando.
Mi sembra che si pretenda veramente un pò troppo dalla sottoscritta.
Già una fa una fatica immane a tirarsi su dal letto la mattina, che da un paio di giorni non riconosco più il suono della mia sveglia e di conseguenza passo due minuti ad interrogarmi, pur continuando a dormire, su cosa sia quel suono intermittente...il telefono? un antifurto? una bomba? Oppure, quell'odioso bip-bip-bip, pur di continuare a dormire, lo fagocito nel sogno che sto sognando in quel momento...tipo che, pure se sono impegnata in un vorticoso bacio con qualche attore belloccio, a un certo punto squilla il telefono e allora che faccio? Figuriamoci se scelgo di rispondere interrompendo il bacio che per quanto onirico è sempre un bacio eddai...che continui a squillare 'sto accidenti di telefono che poi sarebbe sempre la sveglia. Alla fine, bacio o non bacio, l'ho capito che al telefono come al solito tocca a me rispondere e infatti miracolosamente riesco a sollevare un braccio, a peso morto, quasi come non mi appartenesse, facendolo cadere con spettacolare precisione proprio sulla sveglia suddetta.
Dicono tutti che sia la primavera a scaricarci addosso tutta questa sonnolenza extra...vabbè sarà la primavera e mi sta pure bene sopportare qualche effetto collaterale di questa stagione però, come dicevo sopra, sopra le cazzate che ho scritto intendo, mi sembra che si pretenda un pò troppo dalla sottoscritta se, una volta arrivata in ufficio (e per il fatto di avercela fatta anche oggi ho brindato a me stessa con il solito caffè merdoso preso al distributore automatico) dopo essere riuscita a raggiungere la mia precaria postazione, mi tocca pure far finta di ridere, e di gusto anche, ad una barzelletta che il mio capo ha deciso di raccontarmi per il fatto di averci trovato una oscura analogia con il discorso che gli stavo facendo riguardo ad un lavoro che sto portando a termine.
Che a certa gente secondo me, soprattutto ai capi, dovrebbero vietare di raccontare barzellette, considerato il fatto che, per chissà quale perfido motivo, in generale quelli che non le sanno raccontare conoscono solo barzellette che fanno schifo. Chissà perchè.
E dire che io sono una che ama soprattutto le barzellette cretine, e brevi.
Ma questa che ho appena ascoltato no.
Neanche sotto LSD mi farebbe ridere.
Eppure ho riso.
Che, per quanto non sia una ruffiana leccaculo, ve lo assicuro, addirittura a non ridere ad una barzelletta del capo, non ci riesco proprio, mi manca il coraggio.
Così, facendo appello ai muscoli facciali, implorandoli di non tradirmi proprio ora, qui, di fronte a lui ho partorito questo "ah - ah - ah" che nemmeno un teletubbies ha una risata più falsa e enfatica di quella che è venuta fuori a me.
Ridere per finta è una scienza esatta che si basa sul senso della misura.
Ridendo troppo poco, è come se non si ridesse per niente. A quel punto, se proprio non ce la si fa a spremersi fuori nemmeno un misero sorriso, è meglio fingere un attacco di tosse e piegarsi in due nascondendo la faccia fino a quando l'umorista di turno sarà più preoccupato di evitare il nostro soffocamento piuttosto che di conoscere l'esito della sua barzelletta.
Ridendo troppo, viceversa, si smaschera la falsità del proprio divertimento.
C'è una quantità precisa di "ah" da pronunciare e un espressione del volto da mantenere per un quantità variabile di secondi che dipendono dalla convinzione con la quale la barzelletta ci è stata raccontata.
Più precisamente, se la barzelletta viene presentata come una freddura e raccontata senza particolari preamboli o introduzioni allora una volta arrivati ad averne ascoltato la fine (mi raccomando è importante il tempismo in questo caso) basta mantenere per 5/8 secondi un sorriso convinto, anche senza mostrare i denti, magari, a voler essere generosi, si possono ripetere le ultime parole della barzelletta, sorridere di nuovo e scuotere la testa come a dire "troppo forte...non vedo l'ora di rivendermela".
Se invece la barzelletta vi viene propinata dopo frasi introduttive del tipo "la conosci quella del tizio che va dalla moglie..." (ecco io odio quelli che fanno così, ti raccontano praticamente tutta la barzelletta tranne la battuta finale per capire se l'hai già sentita e tu dici -no, non la conosco, e allora che fanno? ricominciano a raccontartela da capo) oppure "questa cosa x mi ha fatto venire in mente quella barzelletta y" o anche "senti questa" e incominciano a ridere, e continuano a ridere anche mentre raccontano...
In questi casi, ove l'umorista presenti la sua performance con tali frasi, non c'è scampo, dovete fare appello a tutta la vostra falsità sbrodolarvi negli ah-ah-ah, non siate tirchi, ridete, ridete, ridete, iniziando a farlo quando meglio credete, anche prima che la barzelletta finisca, ma continuando senza risparmiarvi fino a quando l'umorista stesso non avrà smesso di sghignazzare, perchè la cosa più importante, la legge, è non smettere mai di ridere prima di lui.
Mi raccomando.
Jun stava con il capo appoggiato al petto del Sig. Rail. Fare l'amore così, la notte che lui tornava, era un pò più bello, un pò più semplice, un pò più complicato che in una notte qualunque. C'era di mezzo qualcosa come lo sforzo di ricordarsi qualcosa. C'era di mezzo il sottile timore di scoprire chissachè. C'era di mezzo il bisogno che fosse comunque bellissimo. C'era di mezzo una voglia un pò impaziente, un pò feroce, che non c'entrava con l'amore. C'era di mezzo un sacco di roba.
Dopo - dopo era come ricominciare a scrivere da una pagina bianca. Qualsiasi viaggio avesse portato in giro il Sig. Rail, scompariva nel bicchiere d'acqua di quella mezz'ora d'amore. Si ricominciava da dove ci si era lasciati. Il sesso cancella fette di vita che uno nemmeno si immagina. Sarà anche assurdo, ma la gente si stringe con quello strano furore un pò panico e la vita ne esce stropicciata come un bigliettino stretto in un pugno, nascosto con una mossa nervosa di paura. Un pò per caso, un pò per fortuna, spariscono nelle pieghe di quella vita appallottolata mozziconi di tempo dolorosi, o vigliacchi, o mai capiti. Così.
(Castelli di rabbia - Alessandro Baricco)
- Ascoltami, Jun...guardami e chiedimi quello che vuoi...
Ma Jun non disse nulla. Semplicemente, senza che un solo angolo del suo volto si muovesse, e assolutamente in silenzio, iniziò a piangere, in quel modo che è un modo bellissimo, un segreto di pochi, piangono solo con gli occhi, come bicchieri pieni fino all'orlo di tristezza, e impassibili mentre quella goccia di troppo alla fine li vince e scivola giù dai bordi, seguita da mille altre, e immobili se ne stanno lì mentre gli cola addosso la loro minuta disfatta. Così piangeva Jun. E non smise mai, nemmeno per un attimo, mentre le sue mani spogliavano il Signor Rail, e nemmeno dopo, a vederlo nudo sotto di sè e a baciarlo ovunque, non smise mai, continuò a sciogliere il grumo della propria tristezza in quelle lacrime immobili e silenziose.
Non ci sono lacrime più belle.
(Castelli di rabbia - Alessandro Baricco)
E’ quando ti diverti
e poco importa
chi c’è e chi non c’è
l’unica cosa certa è che ci sei tu
che ti senti bene
poi la musica giusta
certo
e una barista simpatica
che di fronte alla tua indecisione
su cosa ordinare
ti guarda seria
ti studia per un istante
poi dice “ci penso io”
e ti prepara un cocktail
che si chiama come un telefilm degli anni 80
una pozione miracolosa e personalizzata
che mi hanno invidiato tutti
per il suo stavagante colore blu
capace di rendere i pensieri leggeri
e il sorriso facile
Ci ha proprio preso la barista
sarà perché fra donne ci si capisce
pensi
ignorando che la mattina dopo
pagherai tutto con un mostruoso mal di testa
E’ anche quando
ti diverti all’inizio
ma dopo un po’
pensi basta
basta facce
basta musica
basta sorridere e urlarsi nelle orecchie per farsi sentire
te ne vai fuori
col maglione sulle spalle
e la scusa di voler fumare
seduta davanti al fiume
ad invidiare l’acqua
che continua ad andare avanti
che se ne va sì
beata lei
mentre tu per andare via
devi aspettare che anche le tue amiche
si stanchino di ballare
Dimentichi il freddo
e noti due papere
che nuotano indifferenti
intorno a questo open bar galleggiante
dove troppa gente
affoga in litri di pessimi long drink
generosamente allungati con acqua tonica
e dispensati da baristi frettolosi
che nemmeno conoscono il tuo cocktail blu
Fumi due sigarette di seguito
e pensi ancora alla storia del tuo amico
che ha scoperto di essere stato tradito da una donna
e ti accorgi di avere paura
dei tradimenti
paura di non vedere le cose
le persone
per quello che sono
pensi che a volte
tradire vuol dire anche
ostinarsi a credere di poter cambiare
se stessi
o gli altri
in quel caso
per assurdo
non si è più vittima
del tradimento
se ne diventa complici
si tradisce a nostra volta
e pensi anche
che la stessa cosa accade
quando si crede di non poter cambiare più
quando
convinti che il problema sia non vedere più niente di nuovo
nella persona che abbiamo accanto
ci si accontenta di tradirla
illudendosi di nascondere solo qualche scopata
ma in realtà occultando vigliaccamente quello che si desidera
e che non si ha il coraggio di prendere
di ammettere
e pensi
al tempo che sprecano
traditore
e tradito
il primo in uno squallido esercizio di fantasia
inventando alibi prima
e attenuanti poi
il secondo ignorandone
con la propria distrazione
la scarsa credibilità e decenza
Il mio amico
malgrado l'indifferenza che ostenta
dovrà riconsiderare nuovamente
questa donna
e il tempo trascorso con lei
sarà una strada da ripercorrere a ritroso
alla luce di una bugia
raccontata tanto bene
da far schifo
o tanto male
da farlo sentire un ingenuo
a non aver capito
prima.
Prima.
Sembra sempre esserci un prima.
Un momento
un'opportunità invisibile
da scegliere in fretta
prima che vada persa, un indizio
un bivio
una domanda
da porre con coraggio
alla quale rispondere con sincerità
una risposta da ascoltare
con attenzione e altrettanto coraggio.
O forse non è così
e come al solito
io non ci sto capendo niente
e a fregarmi
a confondermi le idee
sarà la paura di cui sopra.
E' a questo che pensi
quando ti si siede accanto un tizio
ubriaco e con tanta voglia di chiacchierare
che si presenta pomposamente
avvicinando troppo il viso al tuo per parlare
Dopo qualche istante imbarazzato dal tuo silenzio
butta là una frase
riferendosi alla coppia di papere
che proprio in quel momento passa lì davanti
eh - sospira - stanno mejo loro de noi!
tu scoppi a ridere
lui ti guarda perplesso
probabilmente indeciso se sentirsi soddisfatto
per essere riuscito a dar prova del proprio umorismo
o a disagio per aver detto una stronzata
non lo sa mica
che invece ridi
perché ti sei appena resa conto
di aver ascoltato le parole più sensate di tutta la sera.
Ti alzi
lo saluti
lo ringrazi (grazie de che? dirà lui)
e torni a ballare
smettendo di rivolgere al passato
e al futuro
inutili domande
e provando ad essere indifferente
come le papere.
Passano sicurezza e fedeltà
allo scoccare della mezzanotte
come le vibrazioni di campana
e forsennati alla moda lanciano
il loro pedantesco, uggioso grido:
il costo fino all'ultimo centesimo
- sta scritto in tutte le temute carte -
andrà pagato, ma da questa notte
non un solo bisbiglio, nè un pensiero,
non un bacio o uno sguardo sia perduto.
(w.h.auden - ninnananna)
finestre aperte
on air babylon di david gray
e incenso alla lavanda
aspetto che l'acqua per la pasta bolla
contemplo le mie nuove scarpe verde pistacchio
frivolezze
lo so
non c'è da farci affidamento
e infatti
cammino in punta di piedi
su questi istanti di tregua
come fossero lastre di ghiaccio sottile
pronte a tradirmi
e poi
cerco di corrompere la vita
di ingannarla
e comprare i suoi favori
in mille ingegnosi modi
sperando solo
che si dimentichi di me
e mi conceda un pò di leggerezza
buon appetito
oggi non ho molta fantasia per scrivere un nuovo post
(in compenso
mi trascino dietro un carico di sonno arretrato
e ho il collo bloccato che mi punisce ogni volta che dimentico di limitare i movimenti della testa per non vedere le stelle
oltre a questo
ho bevuto un bicchiere di vino a pranzo
un rinfresco in ufficio innaffiato da un Aglianico di ottima qualità sissignore
che qua ci si tratta bene
mica tavernello sciacquabudella
cin cin
auguri auguri
Essì lo so che non dovrei bere a pranzo
a meno che poi non mi sia concesso il lusso di poter oziare
rallentare il ritmo
addirittura dormire
insomma fare centinaia di altre cose più piacevoli rispetto a quelle che mi riserva questo pomeriggio lavorativo funestato da troppe troppe troppe cose da fare
ricapitolando
se bevo alcolici a pranzo generalmente mi viene questa voglia
di dormire intendo
e basta
sì diciamo basta va che è meglio
no, non sono ubriaca
non mi ubriaco mica con un bicchiere di vino io
tsè
è solo che per un momento
oltre a desiderare di trovarmi in campagna, scalza, su un'amaca appesa tra due alberi nella quale cullarmi, con un cuscino sotto il mio collo dolorante, ascoltando il rumore delle foglie mosse dal vento in compagnia del mio libro
per un momento dicevo
in un impeto di simpatia
che il vino, è risaputo, mi rende assai simpatica
ho pensato che mi piacerebbe riuscire a far sorridere una persona
a toglierle un peso dal cuore
ma ho bevuto troppo poco per fare cazzate
quindi
chiudo il libro
mi infilo le scarpe
stacco l'amaca dagli alberi e)
senza perdere altro tempo
ricomincio a lavorare
p.s. il cuscino non lo so che fine ha fatto.
rassegnata al traffico lento
di questo mattino appannato
indifferente al fiume di automobili che avanzano a scatti nervosi
insultandosi nel linguaggio dei clacson
mi bruciano gli occhi
e una parte di me
forse la migliore
è rimasta a casa
e continua a dormire
avvolta nel bozzolo delle lenzuola
E' che andare in giro per negozi di dischi a controllare se hanno un cd che tu già sai essere introvabile, anzi addirittura fuori produzione, controllare che negli scaffali non ci sia e poi avvicinarsi al banco delle informazioni del negozio e chiedere "avete lost songs di david gray?" un pò perchè ci speri sempre che una qualche copia dimenticata dal mondo sia rimasta a prendere polvere nel retrobottega, un pò perchè ti diverti a guardare il commesso che digita sul pc le abbreviazioni del nome dell'artista o dell'album in questione per poi risponderti con faccia mortificata o indifferente a seconda del grado di sensibilità e partecipazione del soggetto in questione alle fisse musicali altrui "no, non c'è e tra l'altro non si può ordinare perchè ormai è fuori produzione" è che ho perso il senso della frase forse perchè l'ho fatta iniziare nel modo sbagliato e adesso non la riacchiappo mica e forse ci dovevo mettere pure qualche virgola in più ma in fondo volevo solo dire che è davvero un gran peccato che 'sto cd non si trovi perchè è di una bellezza folgorante così per consolarmi ne ho comprato un altro sempre di david gray e adesso me lo ascolto e intanto penso a tutte le cose belle che chissà per quale ca##o di ragione sono andate "fuori produzione", chissà chi lo decide che una cosa non debba essere più "prodotta" forse gli stessi che "producono" continuatamente tanta di quella merda da riempirci gli scaffali di tutti i negozi di dischi di questo mondo ma in fondo chissenefrega lost songs me lo farò scaricare da qualche amico adslmunito alla faccia della pirateria dei miei ciufoli che facciano pure le loro inquietanti pubblicità progresso contro i pirati scaricatori di contrabbando prima della proiezione di un film al cinema io continuerò a spernacchiargli contro pure perchè non vedo l'ora che inizi il film e perchè penso a quanto sarebbe bello ascoltare tutta la musica che mi viene voglia di ascoltare senza dover spendere decine di euro e prenderci pure qualche sola che sulla mensola piena di cd nella mia stanza di sole ce ne sono parecchie ma va bene lo stesso che io parlo parlo ma alla fine sono una che i cd li compra e li ascolta fino a consumarli e quindi in teoria do da mangiare a quelli che decidono di "produrre" o "non produrre" così insomma per dare un senso a questo delirio che ha preso la forma di un imbarazzante post penso che valga la pena di ribadire che david gray vale proprio la pena di scaric..ops di ascoltarlo visto che quando canta le sue parole dolci o amare che siano lo fa con una voce che ti accarezza o ti frusta a tradimento tipo la fine di "birds without wings" che personalmente mi lascia paralizzata ogni volta oppure le canzoni d'amore tipo quella che ci sono due che fanno l'amore mentre il riso e i broccoletti bollono sui fornelli della cucina che detta così pare uno schifo di canzone ma non lo è a meno che a pensarlo non sia qualcuno al quale non è mai capitato di fare l'amore mentre c'è qualcos'altro che dovrebbe essere fatto o sorvegliato per evitare che si verifichino antipatici incidenti domestici insomma oltre a domandarmi fra me e me se avrò mai il coraggio di pubblicare questo post senza punti e virgole al posto giusto e magari pure qualche verbo coniugato in maniera raccapricciante stasera forse mi sento un pò "fuori produzione" anche io ma non è una sensazione spiacevole buonanotte e qui un punto ce lo metto. tiè
avresti la musica giusta da ascoltare
in questo giorno di primavera timida
e nuove idee da coltivare
e nuovi pensieri da raccontare
e desideri
milioni di desideri vivi
pronti a contagiare senza pietà
che per ora rimangono a bruciarti nel cuore
e a volte perfino nello stomaco
tanta è la fretta
la fame di vita
e poi
hai curiosità da soddisfare
e tempo per ascoltare
infinito tempo
pronta a lottare con qualsiasi cosa
con qualunque persona
te ne voglia privare
ma
dopo tutto
ti devi rassegnare
non è conveniente per una signorina a modo
avere simili prerogative
no no no
per cui
ti sei messa d'impegno
hai imparato a tacere e a ridere al momento opportuno
e a diventare indifferente a parecchie cose
e a non aspettarti niente
davvero niente
sicchè
ogni gesto ogni parola ogni attenzione
che ti viene offerta
dal big jim di turno
ora sei in grado di accoglierla non con quella inutile ironia di una volta
ma sfoderando un'espressione stupita
composta da due occhi straripanti ottusa meraviglia
e una bocca paralizzata in un - oh - eloquente
che non si dica che te la tiri
o che fai discorsi strani
o che [orrore+faccia schifata] sei comunista
o che leggi libri e riviste noiose
o che ascolti musica che conosci solo te e qualche altro sfigato
o che ridi da sola per delle battute che non fanno ridere
soprattutto perchè non sono state pronunciate con l'intenzione di fare una battuta
eh sì
non è mica facile sai
ma stai studiando e sei sulla buona strada
per diventare una perfetta bambola
cara, il mondo ti aspetta...
giornalista : - No... io non lo so, però senz'altro lei ha un matrimonio alle spalle a pezzi...
michele : - Ma che dice?!
g: - Scusi forse ho toccato un argomento...
m: - Non è l'argomento, è l'espressione!... "Matrimonio a pezzi"...
g: - Preferisce "rapporto in crisi"? Però è così kitsch!...
m: - [si tocca il cuore] Dove l'è andata a prendere quest'espressione, dove l'è andata a prendere?!...
g: - Io non sono alle prime armi...
m: - "Alle prime armi"?! Ma come parla?!
g: - Anche se il mio ambiente è molto cheap...
m: - Il suo ambiente è molto ... ?
g: - CHEAP!
m: - [sberla] Ma come parla?!
g: - Senta ma lei è fuori di testa!!
m: - [sberla] E due! Come parla?! Come parla?! Le parole sono importanti! Come parla?! Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!

Uomo nel bar: - Gli offri un dito e si pigliano tutto il braccio, questa é la vera verità. Noi italiani stavamo bene a pascolare le pecore. Poi abbiamo voluto fare un paese industriale, paese industriale. Noi italiani siamo fatti così, "rossi" "neri" alla fine tutti uguali.
Michele : - Ma chi é che sta parlando? Chi é? Rossi e neri sono tutti uguali, ma che siamo in un film di Alberto Sordi?
Uomo del bar: - Magari!
Michele : - MA CHE SIAMO IN UN FILM DI ALBERTO SORDI? MA CHE SIAMO IN UN FILM DI ALBERTO SORDI? MA CHE SIAMO IN UN FILM DI ALBERTO SORDI? SI... BRAVO, BRAVO. TE LO MERITI ALBERTO SORDI CIAO. TE LO MERITI ALBERTO SORDI. TE LO MERITI ALBERTO SORDI.
- Senti che lavoro, me ne ero dimenticato, che lavoro fai?
- Beh mi interesso di molte cose. Cinema, teatro, fotografia, musica, leggo...
- Concretamente.
- Non so cosa vuol dire?
- Come non sai, cioé che lavoro fai?
- Nulla di preciso.
- ...Come campi?
- Ma... te l'ho detto giro, vedo gente, mi muovo, conosco, faccio delle cose.
- E l'affito?
- Vivo con mio fratello e non lo pago.
- I vestiti?
- E' un amico per esempio che va a Londra gli dico di portarmi delle cose degli abiti.
- Il mangiare?
- Mi ospitano molto spesso.
- Questa sigaretta qui?
- Ho incontarto un amico stamattina e mi ha dato due pacchetti di queste.
e il 24/3 lui...

Braccata dalle scadenze da rispettare corteggiata dalle moine della primavera reagisco con finta indifferenza alle lusinghe del clima argino le distrazioni opponendo una austera disciplina per limitarne i danni e le dissennate incursioni che così spesso ultimamente inseriscono un ritmo dissonante nella marcetta in levare che mi faccio suonare in testa per mantenere il passo Lavoro rimanendo aggrappata ai numeri alle parole per scongiurare inopportuni cedimenti dell’attenzione Baratto il pranzo coi colleghi in cambio di un po’ di sole cerco di mimetizzare la mia camminata senza meta tra eserciti in giacca e cravatta diretti in gregge verso i bar tavola calda Mi basta la compagnia di una sigaretta fumata in pace compiacendomi che sia la prima della giornata Mi basta questo poco tempo per ricordarmi che mi appartengo. Noto la candida banalità di una macchia bianca di margherite su un prato e mentre un gruppo di impiegati mi sorpassa ho come l’impressione di non possedere niente e di esserne quasi felice. quasi.
"You laugh"
he said
"You think you're immune, go look at your eyes they're full of moon"
Persa
mi cerco nelle poche cose certe che so di me
assaggio tutto distrattamente
dimenticando il mio sapore,
diluisco l'essenza preziosa
con inutili correzioni,
perdo gradi di originalità,
corrompo la pura concentrazione di me
che poi tento di distillare nelle parole che scrivo
So essere goccia
imbastardita
gusto distorto di quello che ero
o nettare incontaminato
puro e pronto a stordire i sensi
del più sobrio intenditore
Davanti allo specchio
figura intera
gli occhi mi cercano
nelle forme
nella pelle
liscio involucro
che occulta il disordine lasciato crescere dentro di me
poi
lo sguardo disobbedisce agli ordini
e cede il passo alla fantasia
Si piega la linea delle labbra
in un fragile sorriso
arreso a se stesso
che mi aiuta ad illudermi
di non avere più paura
di farmi male
avvicinandomi così tanto
ai contorni netti
del mio desiderio.

Una spiaggia bellissima e talmente grande che lo sguardo non arriva a vederne la fine.
Pochissime persone a notevole distanza l'una dall'altra.
Io me ne sto sdraiata su un lettino a godermi il sole leggero del tardo pomeriggio e l'unico rumore che sento è quello delle onde.
Non penso a nulla se non al fatto che sono esattamente dove vorrei essere: su una spiaggia, sotto il sole, il mare a due metri, senza nessuno che mi rompa le scatole.
Poi all'improvviso il sole non c'è più, il cielo è pieno di stelle e intorno a me il buio completo.
Sulla spiaggia ora ci sono solo io.
In mare, non molto lontano dalla riva, è apparso dal nulla un palco galleggiante e io, non so come, capisco che sopra ci sono i Pink Floyd pronti a suonare.
Mi guardo intorno e ho la conferma di essere completamente sola, sulla spiaggia ci siamo solo io e il mio lettino sul quale rimango seduta con lo sguardo fisso sul palco aspettando che succeda qualcosa.
E questo qualcosa succede, si accendono delle luci grandiose che illuminano il palco e si riflettono sull'acqua, la musica parte e vengo travolta dalle note che mi rimbombano fin dentro lo stomaco, rimango senza fiato, sento un tuffo nel cuore, i nodi dell'anima che si sciolgono, non so spiegare meglio, qualcosa dentro di me torna al posto giusto.
Poi penso - cazzo, i Pink Floyd stanno suonando qui, su un palco che galleggia nel mare, solo per meeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!!!! Se lo racconto non ci crederà nessunoooooooooo!!!!
E' mentre mi ripeto queste parole che mi sveglio.
Due minuti in stato di semi coscienza nel letto.
Mi alzo e meccanicamente metto su un cd.
Pink Floyd, di nuovo, solo per me.
p.s. almeno nei sogni un pò di megalomania non guasta.
eludo
svicolo
temporeggio
boicotto
rimando
annullo
e deliberatamente dimentico
non ne vado fiera sia chiaro
ma provo a non pensarci
e ci riesco
distraggo il senso del dovere
mi assolvo dai sensi di colpa
posticipando castighi riparatori
invento valide alternative a non ricordo più cosa
moltiplico artificiose opzioni
sospendo giudizi
schivo domande e aspettative
mi prescrivo frivole cure
corteggio desideri trascurati
sveglio fantasie impigrite
e mi avvolgo in voluttuose spirali di pensieri
che
prodiga di zuccherosi aggettivi
confesserei volentieri
ad analogo perditempo
non so come fare
reagire
ignorare
parlare
sparire
tacere
invoco misura e ragione
respingo pro e contro
che non voglio più pesare
vorrei diventare aria
ArDeCoRe
babsi_jones
cesare_pavese_poesie
europa_film_treasures
fRaNcO_aRmInIo
GENOVA_2001
il manifesto
il.primo.amore.
indymedia
internazionale
nazione indiana
okinerò
pearls_before_swine
pOsT_sEcReT
the_perry_bible_fellowship
_ani difranco_
_linus_
misiasays in la barbie ha vinto l...
utente anonimo in la barbie ha vinto l...
freesia in how high the moon
freesia in da quel momento...
misiasays in
freesia in si chiama pietro
freesia in cosa manca
misiasays in cosa manca
misiasays in ho visto cose che vo...
LaMetaOscura in ho visto cose che vo...
oggi
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