Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi
percorsi, chi non cambia la marca, il colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini
sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli
occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova
grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno
sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
(Pablo Neruda)
Avete mai letto l'oroscopo di Internazionale?
Vi assicuro che è un'esperienza...in confronto "Branko e le stelle" pare uno squallido bollettino dell'ufficio catasto.
Insomma, ho deciso di credere a Rob Brezsny (gli astrologi non possono avere un nome normale???) che a volte mi pronostica delle cose fantastiche caricandomi di ottimismo (gli orosocopi secondo me servono unicamente a questo), altre volte con abili giri di parole (spesso devo leggerli due volte per afferrarne il senso) in pratica mi dice "preparati a un periodo di m3*#@" aggiungendo un odiosissimo "e poi non dire che non ti avevo avvertito"...
Questo è il mio oroscopo della settimana...
"Il Michigan è un grande importatore di immondizia; ne accetta più di cinque milioni di tonnellate all'anno in cambio di somme consistenti. Una discarica nella cittadina di Rockwood raccoglie ogni giorno un migliaio di tonnellate di detriti provenienti dalle demolizioni del New Jersey. Nei prossimi giorni, Vergine, potresti essere tentata di fare proprio come Rockwood: farti coprire di immeritate nefandezze per ottenere dei vantaggi a lungo termine. Ma ti dico questo: non ne vale la pena. Qualunque cosa pensi di poter ottenere in cambio, non è niente a confronto di quello che ti costerebbe."
Questa donna
ha speso la propria vita
cercando di conciliare in sé stessa
le passioni
che l’attraevano con identica forza verso opposte direzioni
lasciandola nel mezzo
sola
smarrita
annullata dal vuoto che le invadeva il cuore
malgrado il mondo immenso che portava dentro di sé.
Un universo
esasperato
pronto a scorrerle nelle vene
come una febbre
che si è rinunciato a combattere
un fiume in piena
al quale abbandonarsi senza difese
e da lasciar fluire nelle parole
forti
aspre
impietose
che sgorgavano dalla sua debolezza
che si nutrivano della frenesia dei suoi pensieri
Madre
e sposa
unita in un doloroso matrimonio alla poesia
che era l’uomo, marito, poeta e traditore pentito
che erano i versi che scriveva su sé stessa
sui suoi tentativi di morire
sul suo corpo che vi resisteva
con oscura e inspiegabile ostinazione.
Il bisogno di scrivere
era l’unica parte di sé che resuscitava ogni volta
Stesa sul letto
di nuovo vittima di stessa
ma il cuore batte ancora
c’è tempo per un’altra confessione
un’altra poesia
disarmante nella sua ironia spietata
oscena nella sua mancanza di menzogna
arriva dritta nel punto dove fa più male.
Probabilmente
ci vuole più coraggio a scrivere i versi che ha scritto
a usare
o lasciarsi usare
dalle parole delle quali non ha avuto paura
rispetto a quanto ne sia stato necessario
quella mattina di febbraio
per infilare la testa nel forno
aspettando di morire
forse chiedendosi perché
la governante dei propri figli
proprio quel giorno non fosse puntuale come al solito.
Il cielo opaco
spegne i colori della città che si muove lenta nel freddo
e io mi sento così
mimetizzata in questo inverno color bianco sporco
a succhiare calore da un sigaretta
a diffondere note
fra queste quattro mura
per rendere lo spazio tridimensionale
e non sentirmi invisibile
a scrivere
per inventare anche oggi una forma
nella quale riconoscermi
a malapena.
Penso alla parola abbandono ai suoi due significati opposti che si intrecciano secondo imprevedibili e oscure dinamiche fatte di premi e punizioni. Mi abbandono a te. Mi abbandoni.
Allora indosserò la mia sciarpa verde
uguale a quella della protagonista di quello strano film francese
l'ho comprata anni fa
scegliendola tra sciarpe di mille colori
pensando alla donna del film
che dopo aver preso dalla vita quello che le spettava
si metteva la sciarpa intorno al collo
usciva a confondersi nel mondo
ma camminava per strada con quel passo speciale
che segue una musica tutta sua
quel passo che si riesce ad avere solo in certe situazioni
impossibile da spiegare
ma guardate in giro
se vedete una sciarpa verde
capirete di cosa sto parlando.
Dice di voler dimenticare.
Ma è la prima a non credere alle proprie parole.
Forse basterebbe allontanare da sè tutto ciò che ora sembra indissolubilmente legato alla malinconia.
Spazio e tempo a creare distanze nuove entro le quali ricominciare a respirare, a camminare, a scegliere.
Durante il giorno, a volte, dà un punteggio ad ogni cosa che fa.
Ogni azione, l'avvicina al premio e per quanto insignificante sia, è pur sempre un passo che l'allontana dal punto in cui è rimasta ferma per troppo tempo.
Lei sa che questo non è il modo migliore per andare avanti.
Sa che non si può vivere andando contro.
Bisogna vivere per.
Ma per ora funziona.
Poi le cose cambieranno, ma per ora l'importante è non stare ferma.
Prima di addormentarsi sorteggia con cura l'ultimo pensiero che l'accompagnerà verso il sonno.
A volte è difficile trovarne uno adatto, altre volte non c'è bisogno di cercarlo.
Si presenta lui stesso, volontariamente e il sonno lo segue docilmente, con l'unica aspirazione di lasciar straripare l'inconscio oltre quegli argini che il giorno ha imposto.
Dice di voler dimenticare.
Ma alla fine lo sa che queste sono solo parole.
Sa che non è così che funziona il cuore.
Sta imparando a vivere.
Abbiate pazienza.
Presto ci riuscirà.
Nothing in this life for me, tonight
But nothing ever seemed so bright.
WHEN EMOTION IS TRANSFORMED INTO LANGUAGE, THE LANGUAGE BECOMES LIES
Oggi mi hanno salvato i Genesis.
Foxtrot.
Mentre oziavo sotto il tepore del piumone.
Poi Tom Waits.
Big in Japan.
Grand'uomo Tom Waits.
Poi si esce.
Una puntatina in un pub vicino Testaccio.
Tacos, guacamole, birra e un pò di sano jazz dal vivo, compresa una degna versione di So what, pianoforte, contrabasso e batteria.
E così mi estraneo dai discorsi delle amiche e seguo le note che mi portano dove dicono loro.
Lontano.
Lontano dal tuo nome.
Poi un'ora e passa di fila per entrare in una discoteca. Perchè più fila fai e più il posto è fico.
E infatti il posto non è male, a parte la gente e la musica.
House.
Puah!
Un battito monotono che il mio corpo si stanca presto di assecondare.
Poi, dopo un pò, non la senti più, diventa un tuttuno con le facce anonime che hai davanti, con i gesti resi innaturali dalle luci.
Consumazione gratuita.
Un invisibile alla fragola per me.
Poca fragola e molto invisibile, please. Che quello che vedo intorno non è che mi riempia il cuore.
E un cocktail alla frutta per la mia amica che prima di uscire ha preso un analgesico e non può bere alcolici.
Ora sono qui.
A subire i miei pensieri rallentati dal cocktail che ho bevuto e da quelli che ho assaggiato a destra e a manca.
Qui, a chiedere al sonno di pazientare ancora un pò, in modo che abbia il tempo di scrivere queste quattro cazzate sul mio blog.
Mai fidarsi delle cose invisibili.
Compreso te.

Oggi non sono molto ispirata.
Per scrivere e per lavorare.
Che poi sarebbe quello che dovrei fare visto che in questo momento mi trovo, appunto, in ufficio.
La guardia giurata che presta servizio al nostro piano oggi ha portato con sè un piccolissimo televisore da viaggio.
Un cosino minuscolo che a guardarlo non gli daresti mezz'ora di autonomia e che invece, a dispetto delle dimensioni, da stamattina diffonde con commovente abnegazione, lungo il corridoio di questo piano l'eco delle trasmissioni che la guardia guarda (maledetta cacofonia!).
Stamattina Maurizio Costanzo Show (o come diavolo si chiama la trasmissione che quella piovra d'uomo ha messo in piedi in orario antimeridiano) la cui sigla si è diffusa con grande solennità per il corridoio ed è entrata in tutte le stanze con una tale prepotenza, neanche fosse un inno nazionale.
Ora, credo che stiano mandando in onda un film western, si sentono cavalli al galoppo, spari e dialoghi dai toni intimidatori.
Ok, ora è partito il fischio a intermittenza dell'allarme anti-incendio, ma niente paura, non c'è nessun incendio in corso, è che ogni tanto il suddetto allarme suona, così, senza un perchè.
O meglio, noi qui, ce lo siamo dati un perchè.
Siamo convinti, che a far partire l'allarme siano degli operai che lavorano nel nostro palazzo, i quali, conoscendo la grandissima avversione di Mario per il fumo e i fumatori, spesso manifestata con grandi tirate salutiste e micidiali rotture di scatole, hanno deciso di fargli questo scherzo in modo che lui creda che l'allarme scatti perchè c'è qualcuno che fuma.
Così ogni volta succede questo: parte l'urlo straziante dell'allarme e parte anche Mario che, alzandosi di scatto dalla sedia, comincia a girare per tutte le stanze chiedendo molto poco amichevolmente "chi è che fuma? chi è che fuma?"
A parlare di fumo, di sigarette eccetera, mi è venuta voglia di fumare, ma naturalmente, a parte Mario, in ufficio non si può fumare proprio più più.
Nel frattempo hanno ricominciato a sparare nel corridoio.
Com'è dura la vita qui nel Far West!
E' che certe volte sarebbe meglio non parlare
Le parole trasformano le cose
le rendono reali anche se non lo sono
o non meritano di diventarlo
Danno forma al dolce nulla che ti galleggia nel cuore
una forma quadrata
se ti va bene
oppure con spigoli imprevedibili
Occupano uno spazio
che sarebbe meglio lasciare vuoto
almeno per il momento
Così sparisci
ti prego
tu
con le tue parole di cartone
vuoti a rendere
senza il ricordo di una buona bevuta di vino
tu
e i tuoi fuochi artificiali
che appaiono sempre dalla parte sbagliata del cielo
quella che non sto guardando in questo momento.
Fammi il favore
che lo stomaco e il cuore
non mi reggono più
e non ho tempo da perdere
a interpretare
i segni che lasci in giro
con finta disinvoltura
o peggio
con vera indifferenza.
Dov'è l'interruttore?
Che per oggi avrei deciso di spegnere tutto.
La mia amica dice
bisogna fare tutte e due le cose
piangere
e uscire.
Fuori
a ricordare al mondo
e a noi stesse
che siamo vive.
E' proprio così che si deve fare sì sì.
E noi diligentemente lo facciamo.
Piangiamo e usciamo.
Mai invertire l'ordine
piangere quando si ritorna a casa
vuol dire che no
c'è proprio qualcosa che ancora non hai capito
ancora qualcosa che ti ostini a voler capire.
E guai a fare le due cose in contemporanea
mi raccomando
che piangere quando si è fuori
è una vera disgrazia
che capita solo alle meno allenate
nei momenti di cupa disperazione.
Qualche lacrima
a casa
ma non una cosa devastante
che ti massacra la faccia
e l'anima
a mezz'ora da un appuntamento.
Una cosa discreta
leggera
un aperitivo di lacrime
e poi ti infili
una minigonna
ti prepari a sorridere
mentre mentalmente mandi a fare in culo chi di dovere.
Passo svelto
sguardo dritto
la strada dalla metro al mio ufficio
dura il tempo di una sigaretta fumata lentamente.
Passo svelto
rincorso dai pensieri
che cercano di tenere il ritmo.
Mi fermo al semaforo
e penso che in certi giorni
non so proprio a chi chiedere aiuto
che forse non so nemmeno come si fa a chiedere aiuto
in altri
sento un cerchio intorno a me
formato dalle persone per le quali conto qualcosa
e alle quali non c'è bisogno che chieda niente.
Oggi non lo so che giorno è
il semaforo è verde
riprendo a camminare
e nella mia testa
non so perchè
parte la canzone del mago pancione.
Fate voi.
"… Dall'età di cinque anni ho la mania di copiare la forma delle cose, e dal mezzo centinaio in poi ho esposto molti disegni, ma non ho dipinto nulla di notevole prima dei settant'anni. A settantatré ho compreso un poco la forma delle erbe e degli alberi, la struttura degli uccelli e degli altri animali, insetti e pesci; perciò a ottanta mi auguro di essere progredito oltre; a novanta di aver carpito il significato segreto delle cose, così che a cento avrò raggiunto il divino mistero e, a centodieci, anche un punto o una linea saranno vivi. Prego chi di voi vivrà abbastanza di verificare queste mie parole."
Hokusai
Come posso dire
un muro
sì
ogni mattina
costruisco questo muro
da una parte ci sono io
dall'altra tutto il resto
Metto su questa faccia
carico l'umore
e mi dico
dai
anche oggi ce la farai ad affrontarli
con la faccia giusta
Tutto quello che sei
è protetto dal muro
e la sera
mattone dopo mattone
lo tiri giù
e lasci che il magma vivo delle tue passioni
dei tuoi ideali
dei tuoi sogni
travolga tutto
finalmente
di nuovo.
Fino a quando
riprendi in mano
gli stessi mattoni
e ti rimetti all'opera
sperando che anche oggi
il muro che hai costruito
sia abbastanza alto da evitare pericolose contaminazioni.
E non è pessimismo
sopravvivenza
o peggio rassegnazione
E' semplicemente così.
Almeno per ora.
E' come Bukowski che la mattina
seduto sul letto
si infila le scarpe
per andare a lavorare all'ufficio postale
con in testa la scia delle parole che ha scritto di notte
come un ricordo vago
che assomiglia al mal di testa per i bicchieri di troppo.
Non sono triste.
Ci sono tante cose dalla parte giusta del muro
Mi sciolgo nell'acqua
e il peso non c'è più
sott'acqua vedo i corpi delle persone che nuotano accanto a me
e sono felice
come la solita stupida che sono
felice per le cazzate
giro l'angolo e c'è il sole
oppure vedo cose che gli altri vicino a me non notano
penso alle persone che mi fanno stare bene
dimentico
sorrido
e a volte fischietto le canzoni di Bob Marley in faccia alle avversità
quello che spero è solo di avere la forza
ogni giorno
di andare dall'altra parte del muro
Da brava ex appassionata e assidua lettrice di fumetti
sono sempre stata affascinata dalle storie in cui la fantasia e la generosità dei disegnatori
facevano "incontrare" due personaggi che di solito non apparivano mai nelle stesse strisce.
Tipo:
Dylan Dog e Martin Mystere che indagano sulla stessa misteriosa vicenda
Paperino e Topolino che condividono qualche strana avventura
(nonostante il fatto che Paperino sia di sinistra e Topolino di Forza Italia, questo lo sanno tutti)
Sarà capitato anche a voi di imbattervi in queste curiose accoppiate no?
E' emozionante leggere un fumetto di questo tipo
due personaggi spesso incompatibili per carattere o tipo di avventure che di solito li impegnano
dividendo tra loro la scena
uniti per la stessa nobile causa
sembrano quasi leggittimare reciprocamente la loro "reale" esistenza.
Beh, oggi mentre correvo a villa borghese
dalle parti del pincio
dopo aver notato le stelle filanti e i primi coriandoli a terra
ed essermi chiesta quanto tempo manchi all'arrivo del carnevale
ho visto bat man e l'uomo ragno, sotto gli occhi rassegnati dei loro reciproci genitori, rincorrersi, fare a botte, prendersi allegramente a calci nel sedere, per aggiudicarsi la proprietà di un super tele nuovo di zecca...
Incrediboli!!!!
Accadono cose che sono come domande.
Passa un minuto,
oppure anni,
e poi
la vita risponde.
A.B.
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