And it's so hard to do and so easy to say.
But sometimes - sometimes,
you just have to walk away - walk away.
Buon anno nuovo a me.
Il cielo libero dalle nuvole
Da lontano
persino l'eco della bruttezza del Corviale
sembra trovare un suo posto
in questo incredibile azzurro
Sta finendo questo anno
accelerato
trascinato
rincorso
bloccato
Sta finendo
con uno strano
perfetto
tempismo.
Accendi la tv
ma spegni il cuore
che non è possibile guardare
che non c'è niente da ascoltare
da dire
perchè certe volte a stare lì a spiare
c'è da vergognarsi
e allora metti a tacere il male che senti dentro
che non serve a nessuno
che non ti rende migliore
oppure
fallo urlare.
C'è solo la strada su cui puoi contare
la strada è l'unica salvezza,
c'è solo la voglia e il bisogno di uscire
di esporsi nella strada e nella piazza:
perché il giudizio universale
non passa per le case,
le case dove noi ci nascondiamo,
bisogna ritornare nella strada,
nella strada per conoscere chi siamo.
C'è solo la strada su cui puoi contare
la strada è l'unica salvezza,
c'è solo la voglia e il bisogno di uscire
di esporsi nella strada e nella piazza:
perché il giudizio universale non passa per le case
e gli angeli non danno appuntamenti
e anche nelle case più spaziose
non c'è spazio per verifiche e confronti.
C'è solo la strada su cui puoi contare
la strada è l'unica salvezza,
c'è solo la voglia e il bisogno di uscire
di esporsi nella strada e nella piazza:
perché il giudizio universale non passa per le case,
in casa non si sentono le trombe,
in casa ti allontani dalla vita
dalla lotta, dal dolore, dalle bombe.
Giorgio Gaber
rileggendo il post precedente...
questa qui funziona sempre
almeno con me
Sai quando non ce la fai ad indossare la faccia giusta al momento giusto?
Sai quando vorresti essere altrove solo per non rischiare di fare qualcosa di cui ti potresti pentire?
Sai quando non riesci a fermare dentro di te l'avanzare verso il limite e a importi di pensare alle conseguenze di quello che fai o che dici?
Sai quando pensi che basterebbe poco per uscire da questa situazione?
Qualcosa per te, qualcosa di tuo che ti appartenga veramente.
E allora ti aggrappi a tutto.
Anche alle cose più piccole, ridicole, invisibili.
Un momento fuori dalla fretta che ti circola nel sangue e che ti fa andare avanti a occhi chiusi solo per riuscire a mettere in fila, un'azione dopo l'altra, tutte le cose che devi fare.
Solo un momento.
Solo questo.

Succedono strane cose nella mia stanza
Bukowski borbotta
seduto sulla poltrona
mette il naso fra i miei libri e i miei cd
lamentandosi che non ci sia niente da bere
Joni Mitchell e Leonard Cohen
si fanno gli occhi dolci
dedicandosi canzoni a vicenda
I pensieri
avanzano lenti
su questi binari fatti di note
e la tenerezza
così lontana
mi raggiunge
nelle parole che mi scrivi via e-mail
Un sole indiscreto
viene a svegliarmi troppo presto
obbligandomi a mettere ordine
per fare posto a nuove cose da portare qui dentro
Chiudo la porta
di questo angolo
in mezzo al cielo
e a palazzi che mi spiano con occhi distratti.
Chiudo la porta
scelgo la musica
e i pensieri
se ci riesco.
Il rumore della strada
mi ricorda qual è l’alternativa.
Nella mia stanza
arriva la fine stanca
di una giornata di lavoro
e da sola ritrovo la ragione che perdo
quando ti ho vicino.
L’alcool di una serata in compagnia
sfuma senza fretta
in una solitudine dolce
che mi osserva ancora con i tuoi occhi
I pro e i contro
e quel poco istinto che mi rimane
si divertono a confondermi le idee.
Non mi sento protetta
da queste quattro mura
Non mi sento nascosta
ma mi piace così
Gli amici
di notte
passando in macchina sotto casa mia
cercando parcheggio
notano la luce accesa
e sanno
che nella mia stanza
ci sono io
che leggo
che fumo
e non riesco a prendere sonno.
Piove ancora.
E' il tempo giusto per oziare.
A saperlo fare.
Ieri sera, intorno a un tavolo pieno di bicchieri di birra vuoti e avanzi di panini e torte al cioccolato, ho chiesto ad alcuni amici di raccontarmi un loro proposito per l'anno che sta arrivando.
Lavoro, università, partite iva da aprire o da chiudere.
E fissando il vuoto, ho legato i pensieri più leggeri che ho trovato nel mio cuore alle spirali di fumo delle ultime sigarette che ci è concesso fumare nei pub.
Natale.
Passa presto per favore.
Intanto, per vincere questo buonismo imperante e appiccicaticcio, invio sms dissacranti ai miei amici.
Ascolto Child in time dal vivo a tutto volume e penso a Babbo Natale e alla lettera che potrei scrivergli...

L’eco dei discorsi degli altri passeggeri sull’autobus è il sottofondo ideale per i pensieri che scorrono rapidi nella mia mente, mentre tengo lo sguardo fisso fuori dal finestrino.
Sono da poco passate le 20 e il traffico ritarda il mio ritorno a casa.
I negozi sono già chiusi, mentre i tavolini dei ristoranti disposti sui marciapiedi sono pieni di gente.
Amo questa città di un amore strano, fatto anche di odio e nostalgia, per le cose e le persone che non ci sono più e per quelle che vanno scomparendo o modificandosi in peggio.
Roma d’estate.
Di giorno strade di catrame infuocato senza riparo né pietà, col sole che scolpisce i palazzi e domina le strade deserte.
La sera che ammorbidisce con i suoi colori le linee severe e impietose che la disegnano fino a farle sciogliere sensualmente nel nero della notte.
Roma d’inverno, mite, ventosa.
Fatta di mattine luminose e aria profumata dal freddo.
Roma, sposa infedele, troppi amanti da accontentare.
Vecchia puttana ingioiellata, capricciosa e fanatica, che cambia spesso d’abito e d’umore, ma che ti parla all’orecchio con la voce roca di sempre e il più delle volte ti racconta le solite storie.
Non conviene essere gelosi di lei. Conoscendola capisci che non sarà mai soltanto tua, che dovrai dividerla anche con gente che non ti piace per niente.
Tuttavia, mamma Roma non fa distinzioni, e per farsi perdonare le sue scappatelle e i suoi difetti, ti abbraccia e ti tiene stretto a sé, fino quasi a soffocarti tra le sue grandi tette.
Roma, per fortuna, si prende in giro da sola, giocando coi luoghi comuni come ormai fanno gli stessi romani che disegnano di propria iniziativa le proprie ridicole caricature.
L’autobus è bloccato nel traffico e il mio sguardo ora non può andare oltre questi muri tristi anneriti dallo smog.
Che cosa produce Roma? Macchina lenta che si nutre di marche da bollo, file infinite negli uffici pubblici e di frasi standard: il terminale è rotto- ripassi domani-prenda il numeretto.
E poi, ecco il suo esercito rampante fatto di orde di preti e suore, schiere di praticanti avvocati, presuntuose tribù di avvocati motomuniti, commercialisti transumanti, stanche commesse dei negozi, acide e sottopagate, pigri lavoratori pubblici, baristi impataccati con la battuta pronta da offrirti insieme al caffè, pensionati tristi, coatti, ricchi e arricchiti, vecchie checche dai capelli tinti.
E poi a Roma ci sei tu.
Tu che cammini con passo curioso e sicuro per queste strade.
Che ti affezioni a luoghi al margine di questa città e che ti muovi tra i diversi quartieri come fossero isole.
Certi luoghi assumono un valore diverso perché so che tu li ami come me e questo mi aiuta a non sentirmi sola mentre passeggio senza meta per le strade che abbiamo percorso insieme.
Tornerei mille volte dove siamo stati se potessi ritrovare in quei luoghi quello che ho perso da quanto ti ho conosciuto, se sapessi che qualche parola importante è rimasta dimenticata lì sui gradini dove eravamo seduti a chiacchierare o dove ci eravamo dati appuntamento.
Roma sii buona.
Roma nun fa la stupida stasera.
Sii generosa con lui che ha il cuore che corre così forte che è impossibile stargli dietro, lui che vorrebbe cambiare il mondo con la rabbia e la passione che lo fanno respirare, ma è spiazzato dal suo stesso cinismo.
Roma, fatti bella per lui, fatti grande e splendente e stagli vicino come vorrei fare io.
L’uomo seduto sulla poltrona di pelle dice di considerarsi un buon avvocato ma anche uno psicologo mancato.
“Lei nutre una scarsa stima in se stessa”.
Immediatamente intuisco che sarà meglio non ascoltare cosa sta per dirmi e con notevole prontezza già non mi arrivano più i suoni che provengono da quella bocca che si apre e si chiude.
Insomma non l’ascolto più e devo dire che provo una cerca soddisfazione nel guardarlo dritto negli occhi con l’aria di chi sta per ricevere un’illuminazione che gli cambierà la vita, mentre invece sto pensando alle peggiori stronzate che mi vengono in mente.
E quando dico le peggiori potete credermi sulla parola.
Se oltre ad essere un buon avvocato e uno psicologo mancato fosse anche uno di quei tizi che sanno leggere nel pensiero penso che mi caccerebbe dal suo studio a calci nel sedere.
Dio, cosa può esserci di peggio al mondo che essere studiati e consigliati di conseguenza da un presuntuoso principe del foro in rottamazione con l’hobby della psicologia?
Direi che visto il mio stato d’animo di oggi non poteva capitarmi certo qualcosa di più umiliante e inutile che una dose di psicoterapia da consultorio.
Scelgo di non replicare alle fesserie che sta continuando a blaterare sperando che prima o poi esaurisca la scorta di aggettivi che sta seminando nell’aria per descrivere il mio carattere e la mia persona.
Oggi sono così stanca, mi sento gli occhi all’ingiù e quando sorrido sento i muscoli della faccia che si ribellano allo sforzo al quale li sto obbligando.
No, non sono triste, sono solo stufa di vestirmi, di truccarmi, di camminare per strada, stufa, stufa, stufa.
Ma domani mattina andrà meglio.
Domani mattina non lavoro e vado a correre a Villa Borghese.
Domani mattina torno me stessa.
Il discorso dell’uomo sulla poltrona sta volgendo al termine, l’ho capito dal fatto che sta iniziando a fare battutine del cavolo sulla mia età, su quanto debba ancora crescere e che comunque se lui avesse 20 anni di meno…”eh”…sospira….”se avessi vent’anni di meno”.
Tanto lo sapevo che era lì che andavamo a parare.
Potrei essere suo padre, ma se avessi vent’anni di meno.
Vatti a fidare dello spirito paterno che trovi in giro per il mondo.
E poi mi scusi signor avvocato, e mi scusino signori della corte, ma perché se fossi io ad avere vent’anni in più, vorrebbe dire che sto nano pelato non sprecherebbe il suo tempo a darmi tali disinteressate lezioni di vita?
Io ho 21 anni, faccio la segretaria per questo viscido avvocato, naturalmente lavoro in nero e i contributi che non mi vengono versati, come avrete capito, sono simpaticamente sostituiti da cotante sedute di psicoterapia da osteria completamente gratuite.
Poi dunque: non ho la patente, non ho il motorino, non ho il telefonino e il videoregistratore, non ho un ragazzo ma sono innamorata, mi mangio le unghie e potrei fare un elenco dettagliato delle cose che non so fare.
Forse oggi sono solo un po’ di cattivo umore, forse se lui fosse innamorato di me, forse se fossi meno timida, forse se avessi ancora un padre, se fossi più bella, più estroversa e diciamola tutta, se fossi più troia.
Forse.
Ma per il momento sono qui, seduta con una pila di pratiche sulle gambe e con un uomo che mi guarda dritto negli occhi e che mi dice quale valore dare alla mia vita.
Se dessi il valore giusto alla mia vita, la prima cosa che dovrei fare lo sa quale sarebbe, caro il mio avvocato?
Uscire all’istante da questa stanza, da questo studio, da questo palazzo, andare da un tizio che so io e dirgli “non farmi perdere tempo perché sto tentando di dare il valore giusto alla mia vita”.
Ma questa possibilità non è prevista tra le cose che posso permettermi di fare a quest’ora e in un giorno di lavoro.
Magari domani mattina però…
Non riesco a prendere sonno
tu già dormi
Mi avvicino lenta per non svegliarti
e ti scivolo accanto
cercando un contatto minimo ma reale con il tuo corpo
abbandonato nel sonno.
Vorrei svegliarti
riportarti da me
e dirti
amore mio
andiamo lontano
ancora più lontano di dove siamo adesso
mettiamo altro spazio tra noi e questo tempo che conosce solo una direzione.
Sento circolare nel sangue una paura sottile
cerco di combatterla
di ignorarla
ma il suo sapore
la sua consistenza
sono le stesse della felicità che mi dai
e questo mi inganna
e misura la mia fragilità
il mio abbandono indifeso
Allora ti guardo
ascolto in silenzio il tuo respiro
cercando mute e inconsapevoli conferme
che non siano fatte di parole meditate e messe in fila per me
e mentre dormi
ti vedo forte
protetto
da me
e da te stesso
già istruito sulle inevitabili dinamiche dello stare insieme
Io invece mi perdo
nello stupido calcolo dei rischi che si corrono amando troppo
Poi muovendoti
ti allontani da me
perdo il contatto con il tuo corpo
e sorrido
vedendomi così
sola
al buio
a perdere il sonno
per ascoltare l’amore che inizia ad avanzare pretese nel mio cuore.

Quando arrivai a Tarifa, la spiaggia di Bolonia mi riapparve nel suo perpetuo cambiamento.
La pineta che era in alto era stata semicoperta dalla sabbia.
Erano passati 12 anni da quando con Tony, Marta, Walter, Stefano, Mimmo, Serena ed Enzo eravamo stati qui.
Il vento era lo stesso, portava gli odori dell'Africa, la potenza agitata dell'oceano.
Il suo continuo soffiare, muove tutto, fa avanzare la sabbia fino alla cima della duna.
Ogni passo, ogni persona che la risale contribuisce a portare granelli sulla cima.
La sabbia tra i capelli, in bocca.
Questi granelli, pensavo mentre salivo, sono il tempo, prendono centimetri, non si fermano mai.
Gli alberi erano coperti per tre quarti del tronco, circondati a cono dalla sabbia.
Quando ti sdraiavi in discesa sotto ad un albero, la sabbia ti faceva scivolare verso giù piano.
A contatto con la pelle la sabbia ti dava la sensazione che fosse piena di vita propria, come un magma che avanza lento, trascinandosi e spingendosi avanti.
Rividi Stefano, Walter e Tony nella loro perpetua salita.
Ora già sposati, con figli, e rividi anche me stesso, che osservavo i miei piedi semisommersi dalla sabbia, perso a camminare fino all'esaurimento delle forze, ancora alla ricerca di quello che cercavo allora.
Tornando indietro, il vento ti soffiava in faccia, la pioggerella di sabbia ti punzecchiava e gli occhi semichiusi vedevano attraverso le ciglia.
Mi buttai giù con un salto a capriola verso il basso e rotolai sempre più forte.
Rotolavo come 12 anni prima.
Mi fermai in un tonfo sordo con il cuore che mi batteva forte e il fiato che sembrava totalmente aperto.
Una ragazza che saliva mi guardava e rideva.
Io sorrisi, come anni prima non le dissi niente.
Era la stessa persona o forse solo la stessa identica situazione.
L'unica cosa sicura era che io non ero cambiato ma solo più vecchio.
Nuove parole,
una nuova prospettiva dalla quale guardare le stesse cose
e attraverso la loro trasparenza vederne finalmente di nuove
poi il silenzio che mette a tacere pensieri circolari
e la calma che ferma le mani nervose
spingo oltre i ricordi
oltre quella linea che il dolore mi ha imposto
e ritrovo uomini, con i loro sguardi e le loro parole
persino quelle che il tempo o chi per lui non gli ha permesso di darmi
e riesco a perdonare e a perdonarmi
Anni fa
pochi giorni dopo che tu te ne andassi per sempre
ho scritto una poesia
sulla stanza blu nella quale potevamo incontrarci
fuori dal tempo e dallo spazio che non potevamo più dividere
ma che per sempre ci avrebbe divisi
Rileggendola poco fa
ho capito
che la stanza blu
è dentro di me.
It's time to go again
To your blue room
Got some questions to ask of you
In your blue roomZooming in
Zooming out
Nothing I can't do without
A lens to see it all up close
Magnifying what no one knows
Never in company
Never alone
No car alarm
No cellular phone
Quartiere romano
Sguardo quadrato
Su questi muri di marmo bianco accecante
non trovo appigli
per i miei pensieri senza forma
Cuore confuso affacciato alla finestra
Dove posare gli occhi in questo trionfo di geometrie fasciste?
Poi
un gabbiano mi regala il suo volo
all'altezza del sedicesimo piano
di questo palazzo parallelepipedo
Questa notte e altre notti verranno anche se non sentiremo ancora cantar ascolteremo la pioggia bagnarci i colori e mischiare i miei pensieri nei tuoi ormai è l'alba e ho paura di stare a restare da sola a scordarmi di noi...

Traffico impossibile in questi giorni a Roma.
Gli autobus si fanno aspettare e poi per lunghe mezz'ore restano immobili, bloccati in mezzo al fiume di automobili occupate solo dal guidatore.
Osservo fuori dal finestrino quel panorama monotono e evitando di guardare l'orologio cerco di fingere di non preoccuparmi del ritardo assurdo con il quale arriverò al mio appuntamento.
Telefonini squillano con suonerie più o meno irritanti e in mezzo al silenzio rassegnato dei passeggeri emergono voci che rispondono "Pronto? Ciao. Sono sull'autobus.".
La sequenza delle prime parole è sempre questa, le variabili successive: "Aspettami", "Comincia ad andare", "Non lo so, c'è molto traffico" ecc. ecc.
Tutti sanno dove si trovano tutti gli altri nel preciso momento in cui desiderano esserne a conoscenza grazie a questi cellulari entrati in maniera tanto definitiva nelle nostre vite da averci fatto dimenticare completamente come fosse possibile, prima della loro comparsa, avere una vita sociale decente e degna di questo nome, fatta di appuntamenti, ritardi, ripensamenti più o meno repentini.
Qualcuno dice che eravamo meno liberi, per come la vedo io eravamo anche un tantino più affidabili.
Vorrei il mio lettore cd, vorrei un pò di musica dritta nei timpani a coprire le telefonate che non voglio ascoltare e ad accompagnare il mio ritardo che aumenta in maniera inversamente proporzionale rispetto alla lentezza con la quale procede questo autobus maledetto che non si muove di un millimetro mentre fuori cori di clacson strombazzano inutilmente.
Sono ancora qui, sono ancora al mondo anche se non per te non esisto più.
Bloccata in mezzo al traffico natalizio, lontani anni luce o per puro caso pericolosamente vicini, comunque sia esisto ancora.
Più o meno la stessa di quando ci amavamo.
Più o meno.
Un ragazzo mi ha fatto ridere mentre ballavo qualche notte fa in discoteca.
Mi ha offerto da bere, così mentre ci dirigevamo verso il bancone in mezzo alla folla danzante, io l'ho seguito con il cuore che mi batteva, lui si è voltato per vedere se c'ero ancora e io gli ho sorriso.
Docile.
Ricordi?

Debbono esserci isole verso il sud delle cose
Dove soffrire è qualcosa di più dolce,
dove vivere costa meno al pensiero,
e dove è possibile chiudere gli occhi e addormentarsi al sole
e svegliarsi senza dover pensare a responsabilità sociali
né al giorno del mese o della settimana che è oggi.
Do asilo dentro di me come a un nemico che temo d'offendere,
un cuore eccessivamente spontaneo
che sente tutto ciò che sogno come se fosse reale
che accompagna col piede la melodia delle canzoni che il mio pensiero canta,
tristi canzoni, come le strade strette quando piove.(F.P.)
ArDeCoRe
babsi_jones
cesare_pavese_poesie
europa_film_treasures
fRaNcO_aRmInIo
GENOVA_2001
il manifesto
il.primo.amore.
indymedia
internazionale
nazione indiana
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pearls_before_swine
pOsT_sEcReT
the_perry_bible_fellowship
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_linus_
misiasays in la barbie ha vinto l...
utente anonimo in la barbie ha vinto l...
freesia in how high the moon
freesia in da quel momento...
misiasays in
freesia in si chiama pietro
freesia in cosa manca
misiasays in cosa manca
misiasays in ho visto cose che vo...
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oggi
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