Today must have been one of the strangest days
Some would say that you won’t find love that way
The best days are not planned by common sense
By lack of time
You just happen to be where everything feels fine

It’s a new secret I have found

From today I'll change my priorities around
I’m no longer in command, and people say
I’m off solid ground and you're to blame
But they don’t understand, people never do
It's confusing, I don’t expect them to

It’s a new secret I have found

stamattina mi è capitato di riascoltare dopo non so quanto tempo galapogos degli smashing pumpkins e a un certo punto, verso metà canzone, s'è come rotto un argine dentro il cuore. mi sa che siamo rimasti solo io e gigi d'alessio ad usare la parola cuore. è che però non saprei come descrivere altrimenti la sensazione che ho provato in quel punto x in mezzo allo sterno. che poi, ad essere proprio pignoli, il cuore invece sta a sinistra. dicevo, ho provato questa sensazione di qualcosa che cede, finalmente. ne ho le tasche piene un pò di tutto e se guardo a me stessa e a questo periodo, l'unica direzione che riesco a intravedere nei fatti e nei sentimenti che li hanno accompagnati è quella verso questo stato in cui mi trovo ora. non è un granchè, anzi se dovessi proprio dirla tutta oggi mi sento proprio una merda, ma ci dovevo arrivare. non sono triste. sono viva, è diverso. viva, in questi giorni di maggio che vanno dritti al cuore e ci passano attraverso. fanno un pò male. più di quanto pensavo, ma non ho voglia di inventarmi niente per confonderli, diluirne l'intensità. io voglio solo che tutto questo serva. poi sto post lo cancello.

Roba di misia mercoledì, 14 maggio 2008 ore 17:58 | link | commenti |

tempo strano


and you know that it's beginning,
and you know that it's the end

Roba di misia martedì, 13 maggio 2008 ore 21:25 | link | commenti |

e comunque blogger lo dici a tua sorella.

Roba di misia martedì, 13 maggio 2008 ore 11:33 | link | commenti (4) |

god must be a boogie man

come quella volta che l'ho fatta talmente tanto incazzare, ma talmente tanto che ha preso la foto della mia comunione, quella appesa sopra al camino, quella in cui ho la faccia da martire con le mani giunte e guantate di bianco, il vestito di mussola semplice semplice e una coroncina di fiorellini finti tra i capelli tutti pieni dei boccoli che mi aveva fatto mia zia contro la mia volontà e i miei piagnistei, la foto in cui ero pallida più del vestito perchè il parroco s'era raccomandato tanto di stare a digiuno e non andare a fare la comunione con la pancia piena che era peccato, insomma di quel giorno mi ricordo bene che tutte le altre avevano il vestito con la gonna che sembrava una torta di compleanno gonfia e svolazzante e io no, tutto il contrario, io avevo solo una fame tremenda e non vedevo l'ora che finisse tutto, insomma lei era così incazzata che ha preso questa foto e l'ha tirata contro il muro e poi ci ha fatto pure un paio di significativi zompi sopra continuando ad urlarmi contro cose peraltro giustissime malgrado l'assurdità della situazione, il tutto mentre mio fratello e mia sorella invece continuavano a stare appesi al muro sopra al camino e osservavano tutta la scena con aria non dico indifferente, ma comunque assai poco partecipe, mio fratello immortalato nella foto di quando ha fatto il giuramento, con un'espressione smarrita ma ostile, che mi ha fatto sempre tenerezza perchè la diceva lunga su come si sentiva e anche su quello che avrebbe combinato da lì a poco in quell'anno assurdo di naia in cui avrebbe dovuto servire la patria [ah ah ah],  mia sorella invece in costume da bagno, in posa su uno scoglio non so dove, bella come il sole e felice, ma ecco, se dovessi dire che mi dispiace per la foto della comunione direi una bugia, mi dispiace sì e tanto di averla fatta arrabbiare così, mi dispiace per il senso di colpa che ha provato a vedere per terra, tra i vetri e la cornice sfasciata, la mia faccia da giovane leva dell'azione cattolica [ah ah ah ah ah ah],  ma per la foto in sè, sinceramente, no, per quella invece sono proprio contenta perchè gliel'avevo chiesto tante volte ti prego levala, mi vergogno quando viene gente, è una foto bruttissima, sembro malata, con quei fiori in testa che manco cicciolina, tutte queste cose le dicevo pur  di convincerla, ma lei niente, la teneva lì appesa che chissà cosa le ricordava di bello.

Roba di misia lunedì, 12 maggio 2008 ore 23:05 | link | commenti (4) |


(hay que endurecerse pero sin perder la ternura jamas)

Roba di misia lunedì, 12 maggio 2008 ore 11:59 | link | commenti |

ma pure oggi eh

Roba di misia lunedì, 12 maggio 2008 ore 09:57 | link | commenti (3) |

orizzonte costante da disabitare

Roba di misia sabato, 10 maggio 2008 ore 00:38 | link | commenti (1) |

palindromi

ad ogni gesto che ti riguarda ho messo un non davanti. toccare. aspettare. telefonare. scrivere. persino pensare. e ti ho chiesto di fare altrettanto. ma se mi fermo, se mi fermo in questo spazio che altro non è che un silenzio immobile, abbandonato e vuoto di noi, mi sembra che potrei incontrarti ancora. ho la certezza che a te succeda lo stesso. ogni volta dura un secondo la possibilità di frantumare tutte queste promesse al negativo e leggere tutto al contrario, ma la tentazione rimane tale. resistiamo, in modo che quel rispettivo secondo non coincida mai. ogni volta non ci sei tu oppure ogni volta non ci sono io. e questo mancato incontro fa sì che manteniamo fede alla ragione e non cambi niente. in fondo, un non resta sempre un non, anche alla rovescia. 

Roba di misia venerdì, 09 maggio 2008 ore 17:05 | link | commenti (1) |

i pù in perù

su via dei fori imperiali ci stanno sempre i peruviani che suonano i flauti di pan e le chitarre e le maracas. stanno lì fissi, credo. coi loro vestiti colorati, il cappello e sotto il cappello quei profili inconfondibili e i capelli lunghi, neri e lisci, bellissimi. di certo non mancano mai quando di domenica la strada è chiusa al traffico e i pedoni camminano dove gli pare invece che restare confinati sui marciapiedi. suonano sempre le stesse canzoni. vendono pure i cd e la gente che si ferma ad ascoltarli prima di andarsene lascia qualche spicciolo nella custodia della chitarra, opportunamente aperta davanti a loro. dopo un pò però quella musica diventa intollerabile, o forse sono io a non sopportare tanto l'idea di sentirla suonare lì, in quella location che più romana non si può. mi pare un souvenir brutto di un posto meraviglioso. fuoriposto, come le gondole di plastica comprate a venezia che rimangono arenate nei salotti, sopra alla tv col centrino sotto. come le centinaia di cloni in miniatura delle sculture di michelangelo che affollano i ripiani dei negozi per turisti. brutti brutti. i ciufolatori folli li chiama l'amica mia m.. c'è poi questa cosa assurda : tutta via dei fori, e alle sue spalle, nei vicoli del rione monti fino quasi a piazza venezia, tutto quello spazio lì sembra funzionare da enorme cassa di risonanza per quelle melodie strascicate rubate alle ande. oppure c'hanno un impianto di amplificazione che neanche a woodstock guarda. fatto sta che con m. mentre passeggiavamo da quelle parti, senza meta, a fotografare con gli occhi gli angoli di strada e gli scorci di cielo tra un palazzo e l'altro, quella musica ci seguiva con invadenza, dappertutto. la cosa terribile è che un certo punto hanno attaccato a ciufolare uomini soli dei pooh. che tristezza che tristezza dicevamo io e m., poi però abbiamo cominciato ad immaginarci la situazione inversa, ovvero i pooh che scalano le montagne e arrivano su su su per un concerto sulle ande. facchinetti con la crisi respiratoria per via dell'altitudine e il batterista con la foglia di coca in bocca, sennò nun gliela fa a tenere le bacchette in mano.

Roba di misia venerdì, 09 maggio 2008 ore 14:28 | link | commenti (1) |

aquiloni e marmellata

è già sulla porta di casa, ci stiamo salutando quando mi fa -ah-, poi infila una mano nella tasca dei jeans e ne estrae un pezzettino di carta tutto ciancicato. è un bigliettino dei baci perugina. -l'ho conservato- dice -perchè m'ha fatto pensare a te-. leggo: se la corda è lunga l'aquilone volerà in alto. mi sono messa a ridere e ho tenuto il bigliettino per ricordare la serata più che la frase stessa. lì per lì m'è sembrata ovvia, invece adesso ho capito davvero la frase e soprattutto il perchè me l'abbia voluta dedicare. ho capito sì e sorrido. dunque, è l'una e non ho sonno. questo è un bel problema. comunque la caterinetta di fassi, gusto frutti di bosco e crema, è il paradiso sceso sulla terra sotto forma di gelato. e domani mi compro alice nel paese delle meraviglie - attraverso lo specchio, perchè sto veramente in fissa con quel libro e con quel soggettone di lewis carroll, ma soprattutto per via di questa cosa qui che ho letto oggi

 «È una marmellata ottima», disse la regina.
«Tanto oggi non ne voglio.»
«Anche se tu ne avessi voluta, non avresti potuto averne», ribatté la regina. «La regola è marmellata domani e marmellata ieri, ma non marmellata oggi».
«Ma prima o poi ci potrà essere marmellata oggi!», obiettò Alice.
«No, replicò la Regina. «La marmellata c'è negli altri giorni; e oggi non è un altro giorno, come dovresti sapere.»
«Non vi capisco» disse Alice. «È spaventosamente confuso.»  

c'è che io non è che voglia trovare per forza un senso o un nesso, però a me mi capita a volte di imbattermi nei libri, nella gente, nella musica, nei luoghi, in tante di quelle cose insomma che apparentemente sembrano tutte scollegate fra loro. e invece no. che poi il nesso magari sono io. adesso vado a dormire veramente però, o almeno ci provo. anche perchè domani è un altro giorno, oggi no. marmellata to all.

p.s. aquiloni si scrive senza c, oh yeah.

Roba di misia venerdì, 09 maggio 2008 ore 01:15 | link | commenti (3) |

deve ancora nasce er fiore de bach che fa pe' mme.

Roba di misia giovedì, 08 maggio 2008 ore 11:59 | link | commenti (7) |

Roba di misia giovedì, 08 maggio 2008 ore 09:36 | link | commenti (2) |

no.

mi domandavo se c'è qualcosa di più micidiale per i propri sensi di colpa che litigare furiosamente al telefono con una donna ultrasettantenne e cardiopatica che si trova da sola in una casa di campagna a un bel pò di km di distanza da qui. escludendo il marricidio volontario, ovviamente.

Roba di misia mercoledì, 07 maggio 2008 ore 21:14 | link | commenti (1) |

Roba di misia mercoledì, 07 maggio 2008 ore 14:24 | link | commenti |

...quando la luna perde la lana
e il passero la strada
quando ogni angelo è alla catena
ed ogni cane abbaia
prendi la tua tristezza in mano
e soffiala nel fiume
vesti di foglie il tuo dolore
e coprilo di piume...

P. sta male, ma male di brutto. la donna l'ha mollato da due mesi e lui che all'inizio sembrava averla presa bene ora crolla. di notte beve, non mangia, ha smesso di giocare a pallavolo, a volte sceglie di non andare in ufficio per restarsene a casa, non legge e non scrive più le sue storie bellissime piene di personaggi dai nomi assurdi. P. dice sono un coglione, me la sono fatta scappare, non le ho detto nè dimostrato in tempo cosa provavo. P. ripete come un mantra queste e altre cose, se mi distraggo da lui le farfuglia fra sè e sè. io gli dò una gomitata, o uno scappellotto e gli faccio oh, allora smette. ogni tanto batte piano un pugno sul tavolo mentre mangiamo la pizza, oppure comincia a smaniare, a torturare il tovagliolo. io a volte faccio finta di non vedere, mangio e intanto ripeto quant'è buono il supplì e quant'è buona la pizza con un tono enfatico sperando di fargli tornare l'appetito. la pizza in realtà fa abbastanza schifo, sarà che ho preso una focaccia al prosciutto rinsecchita che pare compensato con un filo d'olio de nonna sopra. lui ci mette mezz'ora a tagliarne una fetta e poi la lascia lì nel piatto. anche quando sta zitto si sente il fluire senza pace dei suoi pensieri. sta con un altro. dice che non è innamorata. però ci ha fatto l'amore. la vera tragedia è che P. è riuscito non so come a scoprire la password della posta elettronica di lei e così legge le sue e-mail e piange. piange. a questo non so come rimediare. ho parlato tanto con P. cercando di evitare come la peste le solite frasi di circostanza. provando soprattutto a farlo ridere. ogni tanto ci sono riuscita, un mezzo sorriso pigro e stiracchiato, ma pur sempre qualcosa di diverso da quell'espressione spenta che ha fissa sul volto. in pratica, fatta eccezione per i momenti in cui abbiamo parlato seriamente, ho passato la serata a fare la buffona, a produrmi in surreali sketches coi camerieri,  a raccontare perfino una barzelletta volgarissima che però non ha suscitato la stessa ilarità di quando invece ho narrato le mie ultime vicissitudini sentimentali in chiave comica. l'ho lasciato davanti al cancello di casa, diceva che gli veniva da vomitare e poi voleva accompagnarmi in macchina. a un certo punto a vederlo con quella espressione da conato imminente sono stata colta da un leggero senso di nausea anch'io e così gli ho detto guarda vai a casa va, torno in metro. lui insisteva,  no t'accompagno, ma io ho insistito più di lui. ora ci scambiamo sms a raffica, lui scrive frasi del tipo la vita è una merda io sono una merda, io gli rispondo per le rime attingendo a una frasario zen che se mai riuscissi ad applicare alla mia vita avrei svoltato. in pratica lui scrive nero, io rispondo bianco, ma senza scadere nel bieco ottimismo. quello proprio no. insomma P. sta ancora male, ma le cose faranno il loro corso, guarirà. siamo guariti tutti, no? poi si ricomincia. io ora mi sento come un pò svuotata da ogni energia, adesso cerca di dormire e domani vai a lavorare scrivo a P. nell'ultimo sms, poi mi accendo una sigaretta con l'accendino bianco con su scritto il popolo delle libertà al comune scrivi cochi che m'ha regalato b. per farmi ridere. a lei gliel'ha regalato il padre fascistone che invece no, era serio.

Roba di misia lunedì, 05 maggio 2008 ore 23:34 | link | commenti (2) |

e dopo centomila ore non c'è un minuto di più

"lo zero di una funzione è il valore che deve assumere l'incognita affinchè la funzione abbia risultato uguale a zero"

Roba di misia lunedì, 05 maggio 2008 ore 16:35 | link | commenti |

...in qualche mese d'agosto accecante o in un tempo meno illuso che vuoi tu

Roba di misia domenica, 04 maggio 2008 ore 23:22 | link | commenti (2) |

Roba di misia sabato, 03 maggio 2008 ore 01:21 | link | commenti (1) |

"...vesti con grazia, scendi e respira nelle strade
è ancora giorno mentre la notte ti abbandona
non sai che tutto fa parte di te,
i pensieri si perdono e tuoi occhi si illumineranno,
e il sole ti bacerà i sensi e i tramonti dei tuoi giuramenti si dissolveranno.
Tutto fa parte di te."

Roba di misia venerdì, 02 maggio 2008 ore 11:31 | link | commenti |

le parole. le parole emergono dalle frasi che leggo e rimangono impigliate allo sguardo, al cuore. predisposizione. eccone un'altra. ieri ho capito che i sogni realizzati me li dimentico troppo in fretta. e questo non mi aiuta a inventarne di nuovi. stavo per scrivere -ho deciso che- e invece no, non voglio decidere niente. però è arrivato il momento di costruire qualche sogno nuovo e di chiedermi cos'è che mi piacerebbe fare. domani ci penso meglio, adesso ho sonno.  

Roba di misia giovedì, 01 maggio 2008 ore 00:42 | link | commenti |

il mio amore santo è blasfemo perchè conosce le parole è lo sguardo di abbandono prima di partire

da giovanni, pizzeria romana. le tovaglie sono di carta, le brocche del vino sbeccate e quando ti siedi ti sembra, in tutto e per tutto, di stare nella cucina di casa tua. all'ora di pranzo da giovanni ci vanno gli impiegati che lavorano in zona, a cena invece la gente del quartiere, che entra senza giacca e si mette a sedere senza domandare dove. che vi porto? chiede il cameriere con un accento che non riesco a decifrare. segue l'elenco dei primi piatti. se mostri indecisione, con lo stesso tono monocorde ti viene recitato il rosario dei secondi e dei contorni. per dessert consiglio la crostata. una poesia di marmellata di amarene e albicocche. il cameriere sorride quando, insieme alla crostata, porta al tavolo due forchette anche se la porzione ordinata è una sola. da giovanni si parla bene, indisturbati, col televisore sintonizzato sui telegiornali o su qualche programma scemo, ma tenuto ad un volume discreto, quanto basta per mimetizzarsi ai discorsi della gente seduta ai tavoli. giovanni è lui, quello con gli occhiali spessi e la dentiera non proprio salda al palato. a una cert'ora si addormenta su una sedia, in mezzo al locale, tra la gente che mangia e che non bada a lui, alla sua testa che ciondola, alle mani sulla pancia foderata dal grembiule bianco inspiegabilmente immacolato. mentre giovanni dormiva, ti ho chiesto di raccontarmi una storia che già conosco, ma che mi fa sempre ridere. dopo qualche insistenza l'hai fatto, a bassa voce. le ginocchia si toccavano sotto al tavolo, gli occhi  vedevano solo gli occhi e il mezzo litro di vino, col fondo dei bicchieri, aveva disegnato dei bei cerchi rossi sulla tovaglia. io gioco con le briciole della crostata che ho mangiato da sola. tu versi nei bicchieri il vino rimasto, in due metà precise. io ti lascio andare. guarda, si fa così. fai lo stesso anche tu. il motivo è uno solo, non tanti come credevo. il resto non conta, il resto verrebbe dopo. il motivo è che comincia a farmi male, a farmi diventare quella che non voglio essere, questa cosa che non abbiamo più il coraggio o l'innocenza per chiamare amore e trattare come tale. 

Roba di misia martedì, 29 aprile 2008 ore 22:19 | link | commenti (4) |

sottotraccia

Roba di misia martedì, 29 aprile 2008 ore 20:43 | link | commenti |

 lavorazione del pesce in norvegia. raccolta di fragole in danimarca. uva spina nel sud dell'inghilterra. fiori di lavanda in provenza. impersonare biancaneve a disneyland parigi. receptionist su una nave da crociera. piantare. una. tenda. da. campeggio. sotto. un. baobab. in. sudafrica.

Roba di misia martedì, 29 aprile 2008 ore 15:51 | link | commenti (1) |

stanotte ho sognato sarkozy che cantava con ornella vanoni.

Roba di misia martedì, 29 aprile 2008 ore 09:25 | link | commenti (7) |

sull'autobus c'era una comitiva di gitanti devoti che litigavano per avere ragione sulla data di morte di padre pio. a un certo punto si è introdotta nel dibattito una signora, fanatica pure lei, che però non c'entrava niente con loro. questa qui ha tirato fuori una data del 2005 e quelli in un coro indignato l'hanno freddata dicendole che si sbagliava con l'anno in cui è morto il papa. allora la signora tutta mortificata ha detto è vero scusate e loro alla fine si sono messi d'accordo: padre pio è morto il 23 settembre del 1968, se interessa. (però non ho controllato su google che non c'ho voglia). l'autobus era pieno, io ingombravo il passaggio tanto ero carica di buste della spesa e borse. la gente chiedeva permesso permesso tutta inviperita e io non sapevo dove mettermi per non essere d'intralcio. alla fine ho trovato una posizione in cui, non senza sforzo, mi reggevo, reggevo le buste e le borse e non stavo troppo in mezzo alle balle. però poi  è arrivato un sms e allora la cosa si è fatta più complicata perchè reggevo le buste e le borse, leggevo il messaggio e sorridevo col cuore che mi colava dentro, liquido, caldo. avrei voluto pure rispondere. subito. raccontare di padre pio che è morto il 23 settembre 1968. raccontare che oggi sono andata a sedermi al sole in quel posto che mi piace tanto, che mi ero portata libri da leggere e invece ho solo ascoltato musica, letto fumetti, guardato la gente che passava e ogni tanto chiuso gli occhi. avrei voluto raccontare pure che, avendo dimenticato la tessera elettorale a casa, ho dovuto percorrere roma in lungo e largo per recuperarla, andare a votare e tornare a casa un'altra volta. tutto ciò per quella bella faccia di rutelli. e infatti stavo quasi desistendo, ma poi mi sono detta solo una parola e questa parola era -alemanno-. così, ho fatto la spola da una parte all'altra di roma per andare a mettere la mia croce. nel messaggio volevo pure scrivere che i gelsomini stanno per fiorire, che l'aria profuma di buono e che roma non finirà mai di stupirmi, con le sue miserie e le sue meraviglie. che diventa sempre più difficile, ma l'insieme di queste due cose è il legame ruffiano che sentiamo con questa madre ingombrante di città. insomma, l'aria profuma per davvero e io non posso farci niente se è banale dirlo. però se ho i pensieri che si interrompono a metà e non arrivo a nessuna conclusione, cosa importa di tutte queste amenità da raccontare? cosa importa se tutto gira intorno a un sì o no o a poco altro? una metafora come si fa? mi viene una poesia o la verità, dice quella canzone un pò scema. però è proprio così e a me pare che quello che c'è da dire sia una cosa piccola, che più le cose si fanno complicate più diventa piccola. ostinata. diretta. a quel punto la gente chiedeva di nuovo permesso permesso e spingeva così non ho scritto nessun sms, però quando sono arrivata a casa, svuotando la busta della spesa sul tavolo della cucina, ho trovato l'insalata tutta acciaccata e le zucchine piene di lividi.  

Roba di misia domenica, 27 aprile 2008 ore 23:12 | link | commenti (1) |

 

I was so tired then
the music caressed my skin
just like when someone finally holds you and you can give in
this you’ve been avoiding
you think you’ll fall apart but it’s just that new start

Roba di misia sabato, 26 aprile 2008 ore 11:12 | link | commenti |

che sia di ognuno, e sarà maggiore nel mondo

posto nuovamente questo estratto da Uomini e no di Elio Vittorini perchè secondo me dice tutto quello che c'è da dire. è un libro bellissimo, uno dei più belli e onesti sulla resistenza. buona liberazione, a tutti. e poi forza e coraggio che qua tocca dasse 'na svejata rega'. 
I morti al largo Augusto non erano cinque soltanto; altri ve n’erano sul marciapiede dirimpetto; e quattro erano sul corso di Porta Vittoria; sette erano nella piazza delle Cinque Giornate, ai piedi del monumento.
Cartelli dicevano dietro ogni fila di morti : Passati per le armi. Non dicevano altro, anche i giornali non dicevano altro, e tra i morti c'erano due ragazzi di quindici anni.
C’erano anche una bambina, c’erano due donne e un vecchio dalla barba bianca. La gente andava per il largo Augusto e il corso di Porta Vittoria fino a piazza delle Cinque Giornate, vedeva i morti al sole su un marciapiede, poi i morti sul corso, i morti sotto il monumento, e non aveva bisogno di saper altro. Guardava le facce morte, i piedi ignudi, i piedi nelle scarpe, guardava le parole dei cartelli, guardava i teschi con le tibie incrociate sui berretti degli uomini di guardia, e sembrava che comprendesse ogni cosa.
Come? Anche quei due ragazzi di quindici anni? Anche la bambina? Ogni cosa? Per questo, appunto, sembrava anzi che comprendesse ogni cosa. Nessuno si stupiva di niente. Nessuno domandava spiegazioni. E nessuno si sbagliava. […]
 
Berta non trovò Selva in casa.
Bussò, non ebbe risposta, e non ebbe più scopo di essere venuta. Pure era venuta piena di fretta. Aveva qualcosa di molto importante da fare o da dire. Che cosa?
Andò, dalla strada di Selva, verso il Parco.
Non vi era gente, vi era soltanto il sole, terreno bianco e sole, alberi ignudi e sole, e andò, in quella solitudine, fino a una panchina. Sedette, e si mise a piangere. Era questo che aveva da dire o fare?
Piangeva, e tutto il Parco era intorno a lei, una arena solitaria, col cerchio del tram che suonava molto lontano, all’orizzonte.
Ma sentì qualcuno che le parlava.
“Che c’è figliola?”
Sollevò il capo.
“Piangi?” disse l’uomo.
Era un vecchio, Berta lo vide vecchio o povero, lacero nei panni, le scarpe rotte, e continuò in pace a piangere.
“Posso domandarti,” le disse il vecchio, “perché piangi?”
“Non so,” Berta rispose.
“Non sai perché piangi?”
“Vorrei saperlo, e non lo so.”
“Non ti è accaduto nulla?”
“Nulla.”
“Nemmeno ieri? Nemmeno ieri l’altro?”
“Nemmeno ieri l’altro.”
Il vecchio sedette vicino a Berta. “Tu devi aver visto qualcosa.”
“Questo sì.”
“Quei morti?”
“Quei morti.”
“E piangi” disse il vecchio, “per loro?”
Berta sollevò di nuovo il capo.
Guardò il vecchio e vide che i suoi occhi erano azzurri, glieli vide sereni nella vecchia faccia. Aveva un significato che i suoi occhi fossero azzurri? Era come se avesse un significato.
“Non so,” rispose.
Ma dovette piegarsi una volta di più dentro le sue lacrime.
 
“Non bisogna,” il vecchio disse, “piangere per loro.”
“No?” disse Berta.
“Non bisogna piangere per nessuna delle cose che oggi accadono.”
“Non bisogna piangere?”
“Se piangiamo accettiamo. Non bisogna accettare.”
“Gli uomini sono uccisi, e non bisogna piangere?”
“Se li piangiamo li perdiamo. Non bisogna perderli.”
“E non bisogna piangere?”
“Certo che no! Che facciamo se piangiamo? Rendiamo inutile ogni cosa.”
Era questo piangere?
Rendere inutile ogni cosa che era stata?
Il vecchio lo diceva, e Berta poteva anche crederlo. Forse era questo. Ma non poteva non piangere, e stava pure sempre col capo chino, si bagnava di lacrime il grembo.
“Non bisogna,” disse il vecchio. “Non bisogna.”
“Sì” disse Berta. “Non bisogna”
“Vedi che non bisogna? Smetti.”
“Ma io non piango per loro.”
“Non piangi per loro?”
“Non su di loro.”
“No?” disse il vecchio.
Berta non piangeva sopra i morti, per il sangue loro. Ora lo sapeva. Le veniva da loro, ma non era pietà per loro.
Era pietà, o forse disperazione, su se stessa; ma dinanzi a loro era un’altra cosa. Che cosa?
Disse al vecchio “No. Non piango su di loro”.
Aveva rialzato il capo, il pianto si asciugava sulla sua faccia, e rivide nel vecchio gli occhi azzurri.
Glieli guardò. “Ma che dobbiamo fare?” gli chiese.
“Oh!” il vecchio rispose. “Dobbiamo imparare.”
“Imparare che cosa?” disse Berta. “Cos’è che insegnano?”
“Quello per cui,” il vecchio disse, “sono morti.”
 
Berta chiese al vecchio che cosa intendesse dire, e il vecchio disse che intendeva dire quello per cui accadeva ogni cosa, e per cui si moriva, disse, anche se non si combatteva.
“La liberazione?” disse Berta.
Il vecchio sembrava cercasse la risposta migliore, guardava davanti a sé con occhi lieti. “Di ognuno di noi,” rispose.
“Come di ognuno?”
“Di ognuno, nella sua vita.”
“E il nostro paese? E il mondo?”
“Si capisce,” il vecchio rispose. “Che sia di ognuno, e sarà maggiore nel mondo.”
Indicò la città verso dov’erano, sui marciapiedi, le facce loro; e Berta potè pensarli non di sopra alle case e agli uomini, ma tra le case, tra gli uomini, parlando dentro ad ognuno, non di sopra.
Un nuovo trasporto la trascinò; e ancora fu in lacrime.
Non avrebbe dovuto lasciarsi trascinare? Non doveva piangere? Pure era per questo che piangeva, non per altro, per questo e non altro aveva pianto finora, per questo che ora sapeva di pensare, questo che di loro pensava, e non cercò di frenarsi, pianse in pace.
Piangendo, si chiedeva:
E lo dicono anche in me? Anche per me sono morti?

Roba di misia giovedì, 24 aprile 2008 ore 23:27 | link | commenti |

la nostalgia che mi segue non parla, mi guarda soltanto. ha il tuo profumo addosso, se chiudo gli occhi lei va via e tu ritorni. tu mi vedi. chiamami ancora per nome. fammi tornare. altrimenti, dimmi che passa tutto. dimmi che passa. dimmi che passa. dimmi che passa. dimmi che no, non passerà mai. 

Roba di misia giovedì, 24 aprile 2008 ore 18:05 | link | commenti |

Don't let your mind get weary and confused
Your will be still, don't try
Don't let your heart get heavy child
Inside you there's a strength that lies

Don't let your soul get lonely child
It's only time, it will go by
Don't look for love in faces, places
It's in you, that's where you'll find kindness

Be here now, here now
Be here now, here now

Don't lose your faith in me
And I will try not to lose faith in you
Don't put your trust in walls
'Cause walls will only crush you when they fall

Be here now, here now
Be here now, here now

Roba di misia giovedì, 24 aprile 2008 ore 15:41 | link | commenti |

m'hai incrociata alla stazione
che inseguivo il mio profumo
eccetera eccetera

Roba di misia mercoledì, 23 aprile 2008 ore 15:13 | link | commenti (1) |


vengo anch'io

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